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		<title><![CDATA[Il mio Blog]]></title>
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		<description><![CDATA[Raccolta Articoli di Notizie Poliche e di Attualità Generale]]></description>
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			<title><![CDATA[- REFERENDUM VENETO 2014]]></title>
			<author><![CDATA[Gianluca Busato]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_2f3ob0ps"><div><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/Dichirazione.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div style="text-align: right;"><span class="fs13">dicembre 20, 2014</span><br></div><div> </div><div><br></div><div style="text-align: center;"><span class="fs16">Comunicato pubblicato il 20 dicembre 2014 sulle seguenti testate: Il Gazzettino (edizione nazionale), la Tribuna di Treviso, il Mattino di Padova, la Nuova di Venezia e Mestre, il Corriere delle Alpi, la Voce di Rovigo, il Giornale di Vicenza, l’Arena di Verona</span></div><div style="text-align: center;"><br></div><div style="text-align: center;"><i>Per consultare la documentazione relativa all’”Assessment sul livello di affidabilità dei dati” del Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014, visita il seguente collegamento</i></div><div style="text-align: center;"><i><br></i></div><div style="text-align: center;"><a href="http://www.plebiscito.eu/news/assessment-sul-livello-di-affidabilita-dei-dati-del-plebiscito-digitale-del-16-21-marzo-2014/" target="_blank" class="imCssLink">COMUNICATO AL POPOLO VENETO</a></div><div style="text-align: center;"><a href="http://www.plebiscito.eu/news/assessment-sul-livello-di-affidabilita-dei-dati-del-plebiscito-digitale-del-16-21-marzo-2014/" target="_blank" class="imCssLink">AL POPOLO DI PLEBISCITO.EU (QUELLO DEL 16-21 MARZO 2014)</a></div><div><br></div><div>AL MIO POPOLO</div><div style="text-align: center;">COMUNICO</div><div style="text-align: justify;">con piacere ed orgoglio che “l’Assessment sul livello di affidabilità dei dati” del Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014, commissionato alla Società Engineering Ingegneria Informatica Spa (primaria società informatica italiana, quotata dal 2000 alla Borsa di Milano, con 7.300 dipendenti), ha prodotto le seguenti risultanze:</div><div style="text-align: justify;">… “Tutte le attività analitiche” … “hanno mostrato che i dati esaminati possono essere considerati sufficientemente affidabili, in quanto non risultano rilevabili tracce di corruzione e/o alterazione”.</div><div style="text-align: center;">PRECISO</div><div style="text-align: justify;">che, a seguito di tale inequivocabile risultato, è e sarà messa in atto ogni e più opportuna azione in sede sia interna sia internazionale a tutela del legittimo risultato espresso dal Popolo Veneto con voti favorevoli 2.102.969* pari all’89,10% dei 2.360.235* voti validi espressi equivalenti al 63,23% degli allora aventi diritto al voto nel referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014</div><div style="text-align: center;">DIFFIDO</div><div style="text-align: justify;">chiunque dal porre in essere azioni volte a delegittimare direttamente o in maniera occulta la volontà popolare espressa con il Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014, riservandomi ogni e più opportuna azione di tutela nelle sedi adeguate a livello sia nazionale sia internazionale</div><div style="text-align: center;">INFORMO</div><div style="text-align: justify;">che la documentazione relativa all’”Assessment sul livello di affidabilità dei dati” del Plebiscito Digitale del 16-21 marzo 2014 *è consultabile pubblicamente sul sito internet www.plebiscito.eu</div><div style="text-align: center;">RINGRAZIO</div><div style="text-align: justify;">tutti, Dirigenti, Quadri, Coordinatori, Sostenitori, Volontari, Simpatizzanti ed in particolare ogni singolo cittadino che ha dimostrato di avere a cuore l’Autodeterminazione dei Popoli e di anelare alla Libertà e all’Indipendenza della propria Terra, il Veneto.</div><div style="text-align: center;"><b>LA SFIDA</b></div><div style="text-align: justify;">un nuovo Illuminismo dell’Essere e del Fare, per dar vita a un nuovo Rinascimento, per mettere a frutto il grande cambiamento geopolitico già tracciato tra Occidente e Oriente, tra Nord e Sud del mondo, di cui sono crocevia e baricentro strategici il Veneto e Venezia.</div><div style="text-align: center;"><b>TU</b></div><div style="text-align: justify;">mi rivolgo a Te, in particolare. Da oggi il Tuo apporto personale, professionale ed economico è fondamentale; i nostri destini futuri dipenderanno da quello che saprai fare.</div><div style="text-align: justify;"><br></div><div>Venezia, 20 dicembre 2014</div><div><br></div><div style="text-align: right;">Dott. Ing. Gianluca Busato – Presidente di Plebiscito.eu</div><div>—</div><div>Per donazioni:</div><div>•	Con bonifico bancario, IBAN IT69E0890462180021000001600 – BIC: ICRAITRRP40. Beneficiario: PLEBISCITO.EU. Causale: Donazione</div><div>•	Con carta di credito da www.plebiscito.eu/sostieni</div><div style="text-align: justify;">Termine delle donazioni: 31 marzo 2015. Scopo delle donazioni: organizzazione e comunicazione per Plebiscito.eu. Responsabile donazioni: Dott. Gianfranco Favaro (Tesoriere Plebiscito.eu). Rendicontazione consultabile su www.plebiscito.eu/fundraising</div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 22 Dec 2014 09:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- LA GRANDE GUERRA]]></title>
			<author><![CDATA[Benedikter Von Den Bergen]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_me13921c"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/cimitero-guerra.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20">27/06/2014 di BESTSILVIO<br /><br /><br /></span><span class="fs28 cf1 ff1">La Grande Guerra: un altro approccio….<br /><br /></span><span class="fs20 cf1 ff1"><br />di Benedikter Von Den Bergen<br /><br /><i>cimitero di guerra</i><br /><br /><br />A proposito della gloriosa guerra del 15-18, combattuta dai valorosi soldati italiani con sommo spirito di sacrificio e totale patriottica abnegazione, spesso, quel che appare ovvio, non è per niente reale, perché la realtà vera, a volte, è talmente sorprendente da non poterci credere.<br /><br />Che la prima guerra mondiale fosse un affare sporco, come pochi altri, lo sapevano bene quelli che si son visti costretti a parteciparvi, a soffrire, a morire. &nbsp;La “vittoria zoppa” di una guerra costata sofferenze indicibili, suonava male a tutti. &nbsp;Gli italiani del dopoguerra hanno dovuto per forza trovarle una giustificazione patriotticache, seppure poco plausibile, era indispensabile per sopportare una condizione di vita talmente degradata che definire catastrofica sarebbe stato ancora poco. &nbsp;L’illusione del patriottismo e il miraggio di un grande condottiero, avrebbero risollevato le sorti di un popolo privato di ogni speranza.<br /><br />Fu così che i Veneti, come per incanto, divennero improvvisamente gli indomiti patrioti difensori del Grappa, del Pasubio e del Piave, tramandando ai posteri le gesta eroiche dei salvatori della patria italiana, dimenticando tutto ciò che era successo come se non fosse mai accaduto. Da una necessità sociale è nata l’epopea dell’alpino impavido e ardito, immagine ben diversa dalla realtà di poveri contadini, pacifici, spauriti e affamati, scaraventati in un inferno senza sapere perché e senza possibilità d’uscita.<br /><br />Oggi potremmo valutare i fatti con maggiore obiettività se non fosse che certe motivazioni nelle scelte di allora sono, nostro malgrado, riproposte tali e quali seppure con diverse modalità e le spine di allora pungono e feriscono oggi più di ieri. Nonostante sia trascorso un secolo, ci troviamo nelle medesime condizioni dei nostri nonni, pervasi da falsità e oppressione, ma con l’ordine tassativo di “pensare ad altro”, di fingere un mondo diverso, costretti a credere che le cose non stanno come sono realmente ma come vogliono farci credere che stiano.<br /><br />Valutando le cronache del primo decennio del ’900 sul territorio veneto, appare verosimile inquadrare i fatti bellici del 15-18 come una esigenza dello stato italiano volta più a sedare e sottomettere le riottose province venete da poco italianizzate, che non alla conquista dei nuovi territori i quali, è bene ricordarlo, da sempre facenti parte dello stato austriaco e non, come la Venezia, territori autonomi sotto giurisdizione austriaca. &nbsp;L’Italia era ben conscia della differenza e s’era visto pure in occasione della guerra del 1866, quando il Garibaldi, vittorioso alle porte di Trento, dovette retrocedere con il famoso “obbedisco!”.<br /><br />Ormai tutti sono al corrente della proposta austriaca con la quale, pur di non aprire un nuovo fronte a sud, era disposta a cedere i territori di Trento e Trieste all’Italia, in cambio della neutralità, ed essendo per l’Italia, la “liberazione” delle due città, scopo e finalità ufficiale della guerra, non si spiega e non si capisce perché si sia sobbarcata un onere per lei insostenibile, per conseguire un risultato che avrebbe potuto ottene senza muovere un dito!<br /><br />Ma il motivo c’era eccome!<br /><br />Ripassando i giornali di inizio secolo, appare evidente che nelle Terre Venete le cose non andavano per il giusto verso! &nbsp;Era tutto un susseguirsi di proteste, manifestazioni, insurrezioni, con conseguenti repressioni, rappresaglie, massacri, imprigionamenti, confische.<br /></span><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-2 fright" src="http://www.brovazzo.it/images/GGuerra1.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20"><br />Gli “anni ruggenti” che fremevano in tutta Europa parevano portare un vento nuovo, favorevole ad una riscossa dell’indipendentismo veneto che vedeva l’Italia, già WW1-3in difficoltà venendo da 15 anni di guerra feroce nelle regioni del sud, versare in condizioni disastrate dopo le catastrofiche imprese belliche in Africa e nel Mediterraneo. Pareva a molti che non avrebbe superato il frangente e si sarebbe in qualche modo disgregata offrendo l’occasione agli stati preunitari di risorgere. &nbsp;La fiscalità aveva raggiunto livelli insopportabili e la popolazione veneta, ridotta alla fame dal sistema impositivo e repressivo italiano, era sull’orlo della deflagrazione!<br /><br />Alcuni leader veneti si stavano facendo strada e pareva che davvero mancasse poco ad un evento risolutivo che accendesse le polveri dell’insurrezione verso la liberazione. &nbsp;Pareva mancasse un niente!<br /><br />Ed invece, è scoppiata la guerra! Mobilitazione generale. Militarizzazione del territorio veneto. Divieto di assembramenti. Legge marziale! Confische su larga scala!<br /><br />La condotta della guerra da parte italiana spiega molte cose circa le reali intenzioni dei politici romani ai quali, più che colpire gli Austriaci, interessava “dare una lezione” ai poveri disgraziati ridotti sotto al loro comando. &nbsp;Come proclamavano allora re, generali e ministri: fatta l’Italia si dovevano fare gli italiani!<br /><br />Una guerra con tattiche assurde finalizzata al massacro delle proprie truppe per “educarle”.<br /><br />Le scene assurde viste nel film “Uomini contro” sono successe veramente! &nbsp;I soldati “austriaci” parlavano veneto e urlavano agli italiani di non farsi ammazzare!!! &nbsp;le decimazioni erano pratica usuale come lo erano gli assalti impossibili ripetuti fino all’ultimo uomo, o i plotoni di carabinieri che sparavano alle ultime file per indurli ad avanzare. &nbsp;Una carneficina assurda e inspiegabile.<br /><br />Ma non solo, e veniamo al punto centrale della questione. Negli anni della guerra è stato possibile portare avanti con estrema efficacia e senza alcun disturbo il piano di pulizia etnica nelle Terre Venete iniziato nel 1870 e mai sospeso. Interi paesi, non interessati alle operazioni del fronte, con azioni militari (e pertanto segrete!) sono stati completamente svuotati della popolazione civile, procedendo con la fucilazione immediata di chi opponeva resistenza. &nbsp;Decine di migliaia di Veneti strappati con la forza dalle loro abitazioni e abbandonati in numerosi “campi profughi” disseminati tra Calabria, Sicilia, Campania, Puglia. Abbandonati a sé stessi con poche possibilità di sopravvivenza, senza mezzi, nell’assoluta impossibilità di poter far ritorno alle proprie case.<br /><br />Questa “operazione” non figura ufficialmente da nessuna parte. &nbsp;Ovvio! &nbsp;E’ difficile credere che uno stato possa comportarsi in maniera così barbara a danno dei propri cittadini, è stato sufficiente far sparire ogni riferimento ed è come nulla fosse accaduto. &nbsp;Ma! &nbsp;Purtroppo per loro, sono rimaste le prove. Prove inconfutabili alla portata di chiunque: è sufficiente una ricerca di cognomi tipicamente veneti attraverso i siti specializzati; &nbsp;e poi chiedersi come si spieghi la presenza di così numerosi Veneti nelle regioni del profondo sud. Ebbene, sono i discendenti dei sopravvissuti alla deportazione del 15-18! &nbsp;Persone inermi gettate in luoghi impervi, abitati da gente che parla lingue incomprensibili, ridotte nella più nera miseria. Un inferno forse più terribile di chi pativa il terrore del fronte.<br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 cf1 fs20"><br />E’ comprensibile se di quelle vicende siano rimaste ben poche memorie nei protagonisti, ed è un dovere per noi commemorare quei nostri fratelli martiri della Patria, vittime di uno stato feroce, senza pietà e senz’anima, avido del possesso, sprezzante della dignità, causa di immani sofferenze.<br /><br />Una breve considerazione finale : le condizioni attuali sono MOLTO simili alle condizioni di inizio XX° secolo. &nbsp;Come allora, fame e miseria. &nbsp;Oppressione di uno stato incapace a risolvere i problemi. &nbsp;Malcontento nella popolazione. &nbsp;Venti di novità e di speranza che giungono da lontano. &nbsp;&nbsp;&nbsp;Movimenti indipendentisti in attività….<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Jun 2014 13:35:23 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- TITOLI DI STATO della REPUBBLICA VENETA]]></title>
			<author><![CDATA[GIanLuca Busato]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_7s890d2e"><p style="text-align: center;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/Dichiarazione-della-RepVeneta-545x408.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="fs28 cf3 ff1">LA REPUBBLICA VENETA EMETTE I PRIMI TITOLI DI STATO</span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20">GIANE <br />aprile 22, 2014<br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20"><br />Allo studio anche nuove “gite fiscali” in Austria, Baviera e Polonia e un sistema di tesoreria europea per i Comuni veneti, con autonomia fiscale fino al 98%.<br />La Repubblica Veneta entra nel vivo del proprio esercizio di sovranità ed indipendenza anche da un punto di vista finanziario con l’emissione dei propri primi Titoli di Stato.<br />L’esigenza di finanziamento delle attività di strutturazione della Repubblica Veneta, particolarmente onerose nella fase di transizione in atto, sarà quindi assolta grazie a un prestito che sarà fatto alla Repubblica Veneta direttamente da investitori veneti ed esteri. L’emissione sarà a cura della Tesoreria della Repubblica Veneta, che sarà istituita in questi giorni dalla Delegazione dei Dieci.<br />I primi Titoli di Stato che saranno emessi sono i Buoni Federali Costitutivi (BFC), con tagli previsti da 1.000,00 € (acquistabili a 100,00 €) e da 10.000,00 € (acquistabili a 1.000,00 €).<br />I BFC saranno pagabili entro sei mesi dall’approvazione della Costituzione della Repubblica Veneta.<br />Entro pochi giorni saranno rese note le modalità di prenotazione dei BFC. La prima emissione prevede il rilascio di Titoli di stato per una prima tranche di test di 20 milioni di euro.<br />Sempre allo studio della Delegazione dei Dieci c’è anche la riattivazione delle “esplorazioni fiscali” in altri Paesi che tutelino i risparmiatori veneti dal rischio di default dello stato italiano. Rispetto all’esperienza del 2010, con l’organizzazione di “corriere di risparmiatori in fuga” verso le banche slovene e austriache, si stanno studiando altre fiscalità attraenti per i cittadini veneti, nel periodo di transizione in corso prima dell’approvazione della Costituzione della Repubblica Veneta. Tra i Paesi allo studio vi sono, tra gli altri, sempre l’Austria, la Baviera e la Polonia.<br />Un’ulteriore campo di attività riguarda la possibilità di aprire una Fondazione nel Liechtenstein (Stiftung), per consentire ai Comuni veneti di gestire le proprie Tesorerie Comunali presso un sistema di tesoreria riconosciuta dall’Unione Europea e non soggetta agli artigli rapaci del mostro fiscale italiano e senza pertanto essere depredati per tramite della tesoreria unica statale italiana. I Comuni veneti nel periodo di transizione potranno quindi applicare il decreto di esenzione fiscale totale promulgato dalla Delegazione dei Dieci il 25 marzo scorso e passare quindi al regime di fiscalità veneta che consente loro piena autonomia fiscale. In tal modo i cittadini saranno sollevati dalla pressione fiscale insostenibile dello stato italiano e i comuni potranno finalmente godere di risorse adeguate per erogare servizi pubblici.<br />Gianluca Busato ha dichiarato: “le prospettive di investimento nelle attività della Repubblica Veneta sono particolarmente convenienti sia per gli investitori veneti sia per gli investitori esteri. L’enorme surplus finanziario di più di 20 miliardi di euro annui di cui gode la Repubblica Veneta permetterà una veloce restituzione di dieci volte il capitale investito, che sarà garantito dalla riconosciuta solidità della Repubblica. Per quanto riguarda inoltre i primi Comuni Veneti che aderiranno al meccanismo di tesoreria europea delocalizzata in Liechtenstein, essi si vedranno riconosciuta, per meriti patriotici, una forma di autonomia avanzata, simile a quella che sarà riconosciuta ai comuni di confine come già presentato a Sappada – Plodn. Parliamo di una quota del 95-98% di risorse fiscali, sul totale del gettito, che saranno trattenute nel territorio comunale.”<br />Ufficio stampa<br />Plebiscito.eu<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 22 Apr 2014 15:25:14 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- REDDITOMETRO (20.000 Avvisi) ]]></title>
			<author><![CDATA[dr. Alberto Marsotto]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_ij1aq1r3"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/alberto-marsotto-545x408.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">REDDITOMETRO<br /></span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /></span><span class="fs24 cf1 ff1">Arrivano i primi controlli e 20mila lettere del Fisco. </span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /><br /><br /><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="cf3 ff1 fs20"><b><br /><br /><br />GIANE<br /></b></span><span class="cf1 ff1 fs20">aprile 22, 2014<b><br /><br /><br />Come potrà difendersi il destinatario.</b><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 cf1 fs20"><br />A proposito del peggiore inferno fiscale del mondo, pubblichiamo di seguito una breve informativa sul Redditometro italiano (si stimano in qualche centinaio le lettere in arrivo in Veneto).<br />alberto-marsottoPartiranno i primi di aprile le 20mila lettere dell’Agenzia delle Entrate, indirizzate a quei contribuenti sottoposti al redditometro, per cui risulta un’incongruenza del 20% dall’incrocio tra le spese effettuate per sé e famiglia e il reddito dichiarato. Il decreto n. 122 del 2010 ha introdotto infatti importanti novità per quando riguarda il redditometro, lo strumento di accertamento sintetico reddituale del contribuente che si fonda sulla capacità di spesa mostrata e il reddito dichiarato, sulla base delle informazioni disponibili nell’Anagrafe Tributaria, ossia l’archivio a disposizione del Fisco in cui i dati inseriti sono quelli provenienti dalla Pubblica amministrazione che ne entra in possesso in seguito ad un adempimento che per legge esegue il contribuente (si pensi alla registrazione di un contratto di locazione ad esempio) o quelli provenienti da soggetti esterni tenuti per legge a comunicare tali elementi al Fisco (si pensi alle banche che hanno l’obbligo di comunicare tutti i movimenti dei conti correnti).<br />Dopo il primo stop alla partenza ufficiale, in seguito alla richiesta di parere da parte del Garante della privacy sulla possibile violazione della riservatezza del soggetto da parte del redditometro, ora l’Agenzia delle Entrate scalda i motori per il gran debutto del redditometro e prepara le prime lettere. Il redditometro è un importante strumento di lotta all’evasione fiscale poiché “scova” alcune situazioni grazie alla verifica della capacità di spesa di un certo soggetto: tanto spendi tanto guadagni. Il redditometro ora in partenza riguarda i redditi dichiarati nel 2009, quindi si guarda all’Unico 2010.<br />Ma quali sono le spese che rilevano nel redditometro? E come può difendersi chi riceve questa lettera? Innanzitutto c’è da dire che le spese che rilevano ai fini del redditometro sono solo le spese certe, relative ad elementi certi. Che cosa significa? Spesa per beni alimentari, vestiti, medicinali, di trasporto, spese per libri, apparecchi per telefonia, tasse scolastiche, giocattoli, hi-fi, computer, animali domestici, parrucchiere ed istituti di bellezza, gioielleria, accessori e viaggi, non possono essere considerate come spese certe e non si possono neanche utilizzare le spese medie che ricostruisce, sulla base di statistiche, l’ISTAT. Le spese medie ISTAT che possono essere utilizzate ai fini del redditometro sono solo le spese per la manutenzione ordinaria di immobili e per acqua e condominio, nonché le spese per l’uso di auto, moto ecc. Perché possono essere considerate come spese certe e possono in tal caso essere utilizzate le spese medie ISTAT per ricostruire tali voci di spesa? Fondamentalmente perché si può fare una stima certa di quanto il contribuente può spendere per la bolletta dell’acqua o per le spese condominiali ad esempio sulla base dei metri quadrati della sua abitazione. Così come le spese per mantenere auto e moto possono essere ricostruite in maniera certa grazie alle spese medie ISTAT perché il riferimento è ai chilometri percorsi. Stesso ragionamento non può essere fatto per le spese alimentari, di abbigliamento e calzature, riscaldamento, medicinali etc..Non si può fare una stima esatta di quanto per tali beni e servizi possono spendere il contribuente e la sua famiglia perché non ci sono, come per le spese relative alla manutenzione di una casa o di un’autovettura, elementi certi a cui riferirsi come i metri quadrati o i km percorsi.<br />Ciò quindi significa che tali spese non potranno essere utilizzate per individuare liste selettive di contribuenti a cui inviare le lettere, né tantomeno potranno essere oggetto del contraddittorio, il momento cruciale in cui i funzionari del Fisco e il contribuente “attenzionato” si incontreranno e carte alla mano, quest’ultimo dovrà difendersi. Ovviamente ci sono però delle eccezioni. Basti pensare alle spese per l’acquisto di elettrodomestici e arredi per la casa. Se l’importo speso è presente infatti negli archivi del Fisco perché pagato con carte di credito o strumenti tracciabili, tali importi potranno essere utilizzati per ricostruire il reddito del contribuente e verificare l’incongruenza o meno.<br />Chi riceve la lettera nel corso del mese di aprile e successivi, secondo quanto dichiarato dall’Agenzia delle Entrate, perché sulla base dei dati presenti in Anagrafe Tributaria, le spese sostenute nel 2009 risultano apparentemente non compatibili con il reddito dichiarato, è invitato a presentarsi personalmente agli uffici delle Entrate competenti per territorio, per acquisire dati e notizie che possono permettere di chiarire la sua posizione. Durante l’incontro il contribuente potrà documentare l’esistenza di redditi che non era obbligato a dichiarare. Nella lettera viene allegato un prospetto in cui sono riepilogate le spese sostenute, divise in spese certe, presenti in Anagrafe tributaria e quelle basate su dati certi (possesso di abitazione, mezzo di trasporto, ecc..), mentre nella terza colonna lo stesso contribuente può integrare o modificare gli importi indicati.<br />I casi che possono presentarsi in sede di contraddittorio sono tanti. Si pensi ad esempio al padre proprietario di un immobile dato in comodato d’uso gratuito al figlio che risulta ai fini del redditometro. Come giustificarlo? Il contribuente deve presentare tutta la documentazione che dimostra che quella casa è attualmente nella disponibilità del proprio figlio o parente. O ancora, anche se sembra paradossale, il redditometro può considerare tra le spese quelle relative alla manutenzione di un’auto che può essere stata rivenduta o anche rubata, perché l’Anagrafe Tributaria non è stata aggiornata. In sede di contraddittorio, farà fede la denuncia di furto o il passaggio di proprietà. Per evitare problemi, occhio anche alla visura catastale dell’immobile che può dare indicazioni diverse perché non aggiornata. In tal caso una visura catastale aggiornata è utile.<br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 cf1 fs20">Dr. Alberto Marsotto<br />Plebiscito.eu<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 22 Apr 2014 15:14:49 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- Dedicata AI PRIGIONIERI di STATO]]></title>
			<author><![CDATA[Gigio Zanon]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_cv9va6vc"><p style="text-align: right;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Gigio-Zanon.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="ff1 fs20">Gigio Zanon, 3 aprile 23.31.18 <br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="fs28 cf3 ff1"><br /><br />DEDICATA AI NOSTRI EROI INCARCERATI DA UNO STATO OPPRESSORE E LADRO!</span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20"><br /><br /></span><span class="fs24 ff1">I VENETI: LI CREDEAN ESTINTI, EPPUR SON BEN VIVI!!</span><span class="ff1 fs20"><br /><br />Dagli antri muscosi, dai fori cadenti <br />Dai boschi, dall'arse fucine stridenti, <br />Dai solchi bagnati di servo sudor, <br />Un volgo disperso repente si desta; <br />Intende l'orecchio, solleva la testa <br />Percosso da novo crescente romor.<br /><br />Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti, <br />Qual raggio di sole da nuvoli folti, <br />Traluce dai padri la fiera virtù;<br />Nei guardi, nei volti confuso ed incerto <br />Si mesce e discorda lo spregio sofferto <br />Col misero orgoglio d'un tempo che fu<br /><br />S'aduna voglioso, si sperde tremante; <br />Per torti sentieri, con passo vagante, <br />Fra tema e desire, s'avanza e ristà;<br />E adocchia e rimira scorata e confusa <br />Dei crudi signori la turba diffusa,<br />Che fugge dai brandi, che sosta non ha.<br /><br />Ansanti li vede, qual trepide fiere, <br />Irsuti per tema le fulve criniere,<br />Le note la tebre del covo cercar:<br />E quivi, deposta l'usata minaccia, <br />Le donne superbe, con pallida faccia, <br />I figli pensosi pensose guatar<br /><br />E sopra i fuggenti con avido brando,<br />Quai cani disciolti, correndo, frugando, <br />Da ritta da manca, guerrieri venir:<br />Il vede, e rapito d'ignoto contento, <br />Con l'agile speme precorre l'evento, <br />E sogna la fine del duro servir.<br /><br />Udite! Quei forti che tengono il campo, <br />Che ai vostri tiranni precludon lo scampo, <br />Son giunti da lunge, per aspri sentier: <br />Sospeser le gioje dei prandi festosi, <br />Assursero in fretta dai blandi riposi, <br />Chiamati repente da squillo guerrier<br /><br />Lasciar nelle sale del tetto natio<br />Le donne accorate tornanti all'addio,<br />A preghi e consigli che il pianto troncò. <br />Han carca la fronte dei pesti cimieri, <br />Han poste le selle sui bruni corsieri, <br />Volaron sul ponte che cupo sonò.<br /><br />A torme, di terra passarono in terra, <br />Cantando giulive canzoni di guerra, <br />Ma i dolci castelli pensando nel cor; <br />Per valli petrose, per balzi dirotti, <br />Vegliaron nell'arme le gelide notti, <br />Membrando i fidati colloquj d'amor.<br /><br />Gli oscuri perigli di stanze incresciose, <br />Per greppi senz'orma le corsa affannose, <br />Il rigido impero, le fami durar;<br />Si vider le lance calate sui petti,<br />A canto agli scudi, rasente gli elmetti, <br />Udiron le frecce fischiando volar.<br /><br />E il premio sperato, promesso a quei forti <br />Sarebbe o delusi, rivolger le sorti,<br />D'un volgo straniero por fine al dolor? <br />Tornate alle vostre superbe ruine, <br />All'opere imbelli dell'arse officine,<br />Ai solchi bagnati di servo sudor.<br /><br />Il forte si mesce col vino nemico; <br />Col novo signore rimane l'antico;<br />L'un popolo e l'altro sul collo vi sta. <br />Dividono i servi, dividon gli armenti; <br />Si posano insieme sui campi cruenti<br />D'un volgo disperso che nome non ha<br /> <br /><br /><br /></span><span class="cf1 ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 04 Apr 2014 09:13:10 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- IL PLEBISCITO TRUFFA DEL 1866]]></title>
			<author><![CDATA[Millo e Don Floriano]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_16k482va"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Millo-Bozzolon-Zago2.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">A PROPOSITO DI REFERENDUM FASULLI, L’ITALIA IMPEDISCE L’ACCESSO ALLE SCHEDE DEL REFERENDUM DEL 1866. <br /></span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /></span><span class="fs24 cf1 ff1"><br /><br /><br />Allora sorge spontanea una domanda: chi è l’imbroglione patentato?</span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /><br />Riporto il comunicato di don Floriano Pellegrini, di Forno di Zoldo.<br /><br />Mi scrive un noto ed insospettabile studioso Sul plebiscito del 1866 ci sono moltissimi dubbi. Qualche anno fa un amico aveva appena iniziato lo spoglio delle schede di voto, ed ha avuto al certezza che ci fossero stati dei brogli, molto evidenti. Purtroppo, la ricerca non si è conclusa, perché è stata chiusa la sezione alla Giudecca, dell’Archivio di Stato a Venezia (dove stanno le schede), e quindi le casse che le contengono sono ancora sigillate come all’origine (!) e non sono più consultabili”.<br />Sono trasalito: come è possibile che non siano consultabili? Il Regno d’Italia unì a sé il Veneto, solamente dopo che, con il Trattato di Vienna del 1866, s’era esplicitamente impegnato a ricevere “il consenso delle popolazioni del (Lombardo Veneto) debitamente consultate”. <br /><br />In altre parole, né Napoleone III, imperatore dei Francesi, né Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria, cedevano la sovranità direttamente all’Italia, ma la trasmettevano al popolo veneto, il quale avrebbe potuto liberamente e sovranamente decidere il suo avvenire, se unirsi o meno all’Italia. <br />Questo, ripeto, è quanto sottoscritto dall’Italia a Vienna; ma lo fece già con l’intenzione di tradire, sia la Francia, che l’Austria e il Popolo Veneto. <br />Dieci giorni dopo, infatti, nel proclama di indizione del Referendum e quindi prima dei risultati, l’Italia definiva sé stessa come liberatrice, il Popolo venetoe ra ormai declassato a sue Provincie, e l’Austria, (bella correttezza!) era definita una tirannide; insomma, una catena di falsità e calunnie per tutte le aprti in causa, eccetto che per sé stessa. Fu così che si guardò bene dal permettere che la messinscena del referendum trovasse una minima verifica internazionale, e dopo 148 anni si dice che le schede non sono ancora consultabili? <br />Sarebbe nell’interesse stesso dell’Italia poter dimostrare che dal 1866 è in Veneto per la corretta applicazione del Trattato di Vienna, da essa sottoscritto, </span><span class="cf4 fs20 ff1"><b>e non per il tradimento del diritto internazionale, tradimento che invaliderebbe sull’istante la dichiarata legittimità della presenza dell’Italia sul territorio veneto.<br /></b></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 04 Apr 2014 08:52:58 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- L'Indipendenza del Veneto NON è uno scherzo]]></title>
			<author><![CDATA[Ilvo Diamanti]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_190748p2"><p style="text-align: left;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/A_Treviso21032014.png"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">L'indipendenza del Veneto non è uno scherzo<br /></span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /></span><span class="fs24 cf1 ff1">Bocciato lo Stato centrale, no alla politica locale<br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20 cf1"><br /><br /><br />di ILVO DIAMANTI (repubblica.it)<br /><br /><br />I manifestanti per il voto consultivo sull'indipendenza del Veneto (lapresse)<br /><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20 cf1"><br />Sondaggio Demos. Questa regione pone oggi una questione che conta più di quella settentrionale.<br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20 cf1">SONO state accolte con qualche sorpresa e molta perplessità — per non dire incredulità — le notizie riguardo al referendum sull’indipendenza del Veneto. Promosso e organizzato dai movimenti autonomisti, il “plebiscito” si è svolto la scorsa settimana. Secondo i promotori, vi avrebbero partecipato circa tre elettori veneti (aventi diritto) su quattro. Quasi 2 milioni e mezzo. Con un esito “plebiscitario”: 89% di “sì”. Naturalmente, i dati sono ipotetici e non verificabili. <br /><br /></span><span class="fs24 cf4 ff1"><i>Così, in Italia, è prevalsa la tendenza a liquidare l’iniziativa con un misto di sarcasmo e di scetticismo.</i></span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /><br /><br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="fs28 cf3 ff1"><br /></span><span class="cf5 fs28 ff1"><b>LE TABELLE</b></span><span class="cf3 fs28 ff1"> </span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20 cf1"><br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-2" src="http://www.brovazzo.it/images/Foto-23-03-14-21-57-57.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 cf1 fs20"><br /><br /><i>A differenza degli osservatori stranieri, che hanno, invece, trattato l’evento con attenzione. Non solo per il precedente (immediato) della Crimea. Ma, ancor più, per le tensioni indipendentiste che scuotono altri Paesi europei. In Gran Bretagna, Spagna, Belgio...</i> <br /><br />Così, mentre cresce l’insoddisfazione verso l’Unione Europea, si acuiscono le divisioni all’interno degli stati nazionali. Per questo conviene prendere sul serio il segnale che proviene dal Veneto. Anche perché rivela sentimenti estesi. In misura, magari, non “plebiscitaria”, come quella dichiarata dai “venetisti”, ma, tuttavia, maggioritaria.<br /><br />Lo conferma un sondaggio di Demos, condotto presso un campione rappresentativo di elettori veneti nei giorni scorsi (per la precisione: il 20 e il 21 marzo). La partecipazione al referendum, dai dati, esce ridimensionata. Ma resta, comunque, molto significativa. Quasi metà degli elettori veneti, infatti, sostiene di aver votato oppure di essere intenzionato a farlo. E poco meno dell’80% di essi si dice favorevole al quesito referendario: l’indipendenza veneta. Una posizione condivisa, d’altronde, da un terzo di coloro che dicono di non essere intenzionati a votare.<br /><br />Nell’insieme, la maggioranza degli elettori (compresi nel campione) si dice d’accordo con l’ipotesi che “il Veneto diventi una repubblica indipendente e sovrana”. Circa il 55%. Mentre i contrari sono poco meno del 40%. Dunque, l’indipendenza costituisce una prospettiva attraente per la maggioranza della popolazione. Piace, soprattutto, agli imprenditori e agli operai. I lavoratori dipendenti e autonomi della piccola impresa, che costituiscono il “distintivo” economico e sociale del Veneto. Solo tra i più giovani — e, quindi, fra gli studenti — la posizione contraria all’indipendenza prevale nettamente. Oltre che fra i disoccupati. Anche dal punto di vista politico, gli orientamenti sono molto chiari. L’indipendenza veneta piace agli elettori di Destra (in particolare di FI) e, ovviamente, ai leghisti e agli “autonomisti”. Ma prevale nettamente anche fra gli elettori del M5s, dove, peraltro, negli ultimi due anni è confluito gran parte del voto leghista. Il Veneto, d’altronde, è politicamente una zona di centrodestra. Forzaleghista (come la definiva Edmondo Berselli).<br /><br />La distanza dei veneti dallo Stato nazionale, dunque, è cresciuta e oggi si traduce in aperto distacco. In misura molto maggiore che in passato. Tuttavia, molte cose sono cambiate, negli ultimi anni.<br /><br />La crisi, anzitutto, ha accentuato il risentimento verso lo Stato, riassunto, non solo simbolicamente, in Roma capitale. Le difficoltà economiche, infatti, hanno sollecitato maggiore sostegno e hanno reso più acuto il contrasto con il ceto politico e la burocrazia centrale.<br /><br />A differenza del passato, inoltre, la rivendicazione indipendentista, oggi, non evoca patrie immaginarie, come la Padania, ma neppure aree poco definite e, internamente, differenziate, come il Nord. Com’è divenuto lo stesso Nordest. Richiama, invece,<br />il Veneto. La Regione. Considerata l’ambito che suscita maggiore appartenenza da circa il 25% dei Veneti (Oss. Nordest per Il Gazzettino, settembre 2012). Non a caso, la Lega (Padana), inizialmente tiepida verso l’iniziativa, l’ha, in seguito, sostenuta. Il governatore, Luca Zaia, in particolare. Che si prepara, a sua volta, a far votare al Consiglio veneto una proposta di legge per indire un referendum “formale” per l’indipendenza. Anche se incostituzionale, costituirebbe, comunque, per Zaia, il manifesto per una Lista civica (personale) in vista delle elezioni regionali dell’anno prossimo. Per compensare la debolezza della Lega.<br />D’altronde, la Liga Veneta è “la madre di tutte le leghe”, come ebbe a definirla uno dei fondatori, Franco Rocchetta. Che venerdì sera era in piazza, a Treviso, a festeggiare il referendum e il mito dell’indipendenza veneta.<br /><br />Bisogna, dunque, prendere sul serio il segnale che proviene dal referendum. Al di là delle misure — ipotetiche — della partecipazione e del consenso dichiarate dagli organizzatori, la rivendicazione autonomista appare fondata e largamente maggioritaria. Al tempo stesso, bisogna interpretarne correttamente il significato. In-dipendenza significa, infatti, “non dipendenza”. E, dunque, autonomia. Autogoverno. Non necessariamente “secessione”. Ne danno conferma le opinioni circa il modo migliore “per sostenere gli interessi del Veneto”. La “piena indipendenza del Veneto”, infatti, è sostenuta da una quota ampia, ma non superiore al 30%. Meno di quanti riterrebbero più utile “eleggere parlamentari migliori” (dunque, capaci di esercitare maggiore pressione “su Roma”). Mentre appaiono ampie anche le componenti “federaliste”. È significativo come, fra gli stessi sostenitori dell’indipendenza veneta al referendum, quanti vedono nell’indipendenza “piena” la via maestra per affermare gli interessi regionali siano una maggioranza larga. Ma non assoluta: il 45%.<br /><br />L’indipendenza, dunque, costituisce per i veneti e il Veneto un modo per denunciare, in modo estremo, il disagio nei confronti dello Stato centrale. L’insoddisfazione contro la classe politica e di governo. Non solo nazionale, ma anche regionale.<br /><br />Da ciò, un’altra indicazione significativa. Soprattutto se si pensa al diverso impatto ottenuto dal referendum dei giorni scorsi rispetto alla manifestazione per l’indipendenza padana, promossa nel settembre 1996. Quando, in marcia lungo il Po per marcare la frontiera del Nord, si recarono pochi leghisti, spaesati e sparsi. Per rappresentare il sentimento e il risentimento territoriale, oggi, conviene rinunciare a patrie immaginarie, come la Padania. Ma anche alle macroregioni oppure ad aree ampie — e differenziate. Come il Nord e lo stesso Nordest. Per storia, economia, identità e interessi, infatti, è sempre più difficile tenere insieme il Veneto con il Piemonte, la Lombardia e lo stesso Trentino Alto Adige. Treviso con Milano e Bolzano. La “questione Veneto”, oggi, conta più di quella “settentrionale”. E affievolisce il Nordest.<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Mar 2014 16:03:19 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- Nessun VALORE FORMALE]]></title>
			<author><![CDATA[Claudio Ghiotto Hütte]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_7a27cbew"><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20">24/03/2014 di VVMAYA<br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff0 fs20"><span class="cf0"><img class="image-1 fright" src="http://www.brovazzo.it/images/Claudio-Ghiotto-Hutte.jpg"  title="" alt=""/></span></span><span class="fs28 cf3 ff1">“E NON HA ALCUN VALORE FORMALE”</span><span class="ff1 fs20"><br /><br />di Claudio Ghiotto Hütte<br /><br /><b><br /><br /></b></span><span class="ff0 fs20"><span class="cf0"><img class="image-4 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/stampa.jpg"  title="" alt=""/></span></span><span class="cf3 ff1 fs20"><b>La stampa:<br /></b></span><span class="ff1 fs20"><br />“Non ha alcun valore legale” queste sono le frasi che incessantemente i media cercano di ficcare in testa ai Veneti, vogliono convincerli che il referendum, la volontà espressa dai cittadini, non debba essere preso in considerazione. Questo io lo chiamo attentato alla democrazia. Ed intendo dimostrarlo.<br /><br /><b>Siete voi degli SCHIAVI?</b></span><span class="ff1 fs20"> <br />Se voi pensate agli schiavi come a quelli legati con catene, beh vi dirò che quelli sono stati soltanto una minima parte della schiavitù esistita al mondo. La maggior parte degli schiavi erano persone che vivevano una vita normale, ma ERANO DI PROPRIETA’ di un padrone. Contadini che vivevano nella casa data dal padrone e dovevano tutto al padrone, ma comunque avevano di che alimentarsi e vivere, e con concessioni anche qualche cosina in più, potevano anche muoversi a patto di avvertire il padrone ma non se ne potevano andare. Se fuggivano e venivano catturati facevano una brutta fine.<br /><br /><b>Schiavo:</b></span><span class="ff1 fs20"><br />Secondo i criteri dei giuristi VOI SIETE DEGLI SCHIAVI. Vivete nella “regione” avete anche il vostro governatore che in realtà è un amministratore della regione per conto del padrone (la Repubblica italiana), lo avete votato voi, ma non può fare altro che comportarsi da vassallo. Se non lo fa tutto il Consiglio viene commissariato. Volete votare un referendum per andarvene? Non potete, la Costituzione, che tutti voi avete ricevuto come una mattonata sulla testa, ve lo impedisce per quel famoso articolo 5, seppure all’articolo 10 si dica che si conforma alle norme internazionali e tra queste vi è proprio il diritto di autodeterminazione dei popoli.<br />Dunque se voi non potete esprimere la vostra volontà per andarvene siete degli schiavi. Certo potete andarvene lasciando tutto quello che avete: la vostra terra, la vostra casa, i vostri cari, gli amici, i parenti, gli affetti, la vostra cultura.<br />Potete realizzare vendendo, certamente. Ma dovrete ricostruire tutto daccapo dove andrete. Già perché il problema è DOVE ANDRETE? In qualunque posto andrete sarete degli emigrati, e non sarete a casa vostra. SIETE DEGLI SCHIAVI SECONDO QUESTO CONCETTO.<br /><br />Tuttavia questo concetto E’ FALSO. La Costituzione è un contratto tra cittadini, e non può esservi calato sulla testa senza che lo approviate, ma soprattutto voi come esseri umani avete il diritto di decidere del vostro futuro e di non vedervi defraudati del frutto del vostro lavoro! Voi avete il diritto di esprimere la vostra volontà, e il referendum, ovvero l’espressione democratica della volontà popolare, è lo strumento che permette di verificarlo. Chi afferma che non ha valore legale, o formale, cerca di truffare i cittadini attentando la democrazia, e per ironia è pure un attentatore dei principi di democrazia su cui si rifà la Costituzione italiana.<br /><br /></span><span class="ff0 fs20"><span class="cf0"><img class="image-2 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/plebiscitoveneto.jpg"  title="" alt=""/></span></span><span class="cf3 ff1 fs20"><b>Plebiscitoveneto:</b></span><span class="ff1 fs20"><br />Il referendum conclusosi in Veneto è stata una altissima espressione di civiltà di un popolo, solo dei miserabili pagliacci nella loro profonda ignoranza possono denigrare un atto altamente civico a cui invece dovrebbero guardare altri popoli di questa penisola, perché è stato il frutto della mobilitazione volontaria di centinaia di cittadini, di loro iniziativa! E’ una autentica autoconvocazione di popolo, che si è espresso AUTODETERMINANDOSI.<br /><br />Non esistono autorizzazioni, non esiste chi organizza per noi il referendum, perché il diritto proviene dal popolo, e non certo da dei parrucconi seduti a Roma. E se il popolo è SOVRANO allora nulla può esserci al di sopra della sua volontà nell’autodeterminarsi. Possiamo accettare che il meccanismo di voto fosse perfettibile, ma da qui a liquidarlo come “senza alcun valore legale” è inaccettabile.<br /><br />Chiunque non riconosca la volontà popolare pacificamente espressa attraverso un referendum vuole soltando incitare la violenza, cosa che noi non intendiamo fare. Lo aveva detto anche il giurista Bertolissi in una recente intervista: l’unica via, diceva, è quella delle armi, perché riconosce anche lui che secondo la concezione della repubblica italiana noi SIAMO SCHIAVI (<span class="imUl">e vi ricordo che è pure detto nell’inno di Mameli!</span></span><span class="ff1 fs20">)<br /><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff0 fs20"><span class="cf0"><img class="image-3 fright" src="http://www.brovazzo.it/images/leonevenezia.jpg"  title="" alt=""/></span></span><span class="fs24 cf3 ff1">MA NOI NON SIAMO SCHIAVI.</span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20"><br /><span class="cf2 cb4"><i><br /></i></span></span></p><p style="text-align: center;"><span class="fs40 cb4 cf2 ff1">Treviso 21 marzo 2014</span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20"><br /><i>Non accetteremo che la nostra volontà di popolo non sia riconosciuta, ed intenderemo manifestarlo, a tutto il mondo. Faremo capire che l’Italia non rispetta la democrazia, lo faremo capire all’opinione pubblica mondiale, che non accetterà</i></span><span class="ff1 fs20"> questo.<br /><b>RISPETTATE IL NOSTRO VOTO che ha PIENO VALORE LEGALE</b></span><span class="ff1 fs20">.<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 26 Mar 2014 09:08:45 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- LA FRAGILE UNIONE ITALIANA]]></title>
			<author><![CDATA[NewYorkTimes, Brooke Allen]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_2808xu89"><p style="text-align: justify;"><span class="fs28 cf3 ff1">LA FRAGILE UNIONE ITALIANA</span><span class="fs20 cf1 ff1"> <br /><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="fs24 cf3 ff1">La terra dove ci piacerà vivere</span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20 cf1">(riportato da Vivere Veneto-05/01/2014)<br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20 cf1"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="cf3 ff1 fs20"><i>Ringraziando per la traduzione la Dr.ssa Lorenzon Serena, portiamo all’attenzione un punto di vista assolutamente terzo rispetto alla nostra realtà, ma che trova molti punti in comune con quello che sempre più spesso andiamo dicendo e sentendo. Questo libro, non ancora tradotto nella nostra lingua (chissà come mai… ) &nbsp;sarà di sicuro spunto per molte riflessioni, buona lettura.<br /></i></span><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/europapopoli.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf3 ff1 fs20"><b>Popoli d'Europa</b></span><span class="cf1 ff1 fs20"><br /><br /><br />Recenti spaccature nell’Unione Europea ci ricordano che nessuna unione politica è storicamente inevitabile. Tali federazioni sono creazioni umane, istituite o per interessi personali o attraverso l’espansionismo, spesso artificiali: a volte tanto che, come nel caso della Jugoslavia, semplicemente vanno in pezzi.<br /><br />Lo storico, biografo e italofilo David Gilmour afferma che l’Italia è un’altra fragile unione, e in The Pursuit of Italy (N.d.T. libro non tradotto, significa “La Ricerca dell’Italia”), afferma in modo persuasivo (se non del tutto insolito) che l’unificazione del Paese del 1861, booksbandierata dai nazionalisti come un trionfo dell’arte di governare progressista, fu un errore. Gilmour dichiara che molti italiani assennati hanno iniziato a chiedersi come mai il loro Paese è stato per così tanto tempo incontrollabilmente disfunzionale, paralizzato dalla corruzione, dal crimine organizzato e da una detestabile burocrazia, nonché governato da un interminabile parata di leader ambigui, dei quali Silvio Berlusconi è stato solo il più recente.<br /><br /><b>“Perché, si è chiesta la gente, l’Italia non ha funzionato?” </b>scrive Gilmour.<br /><br />“È stata realmente una vera nazione o semplicemente un’invenzione del XIX secolo?<br />A parte in senso puramente formale, si potrebbe veramente dire che esista?”<br /><br />Gilmour ha tentato di rispondere a queste domande fornendo una storia alternativa dell’Italia, non seguendo la solita linea centripeta, ma sottolineando le tendenze centrifughe, di vecchia data, del Paese:<br /><br />“La Nazione moderna si estende dalla città di Aosta a nord-ovest, dove la lingua ufficiale è il francese, fino alla regione di Apulia a sud-est, dove molte persone ancora oggi parlano il greco. Con i suoi 7240 chilometri di costa, la penisola è stata oggetto per secoli di innumerevoli invasioni. Il suo interno montuoso e i suoi fiumi non navigabili resero difficili le comunicazioni e incoraggiarono la crescita di una delle collezioni di civiltà più eclettiche del mondo e dialetti reciprocamente incomprensibili. italia1494Al momento dell’unificazione, solo un italiano su 40 parlava Italiano standard e la lingua diventò di uso comune solo a partire dal XX secolo.<br /><br /></span><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-2 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/italia1494.png"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20">In nessun momento, dalla caduta dell’Impero Romano al 1861, ci fu un Italia unita. Progressive onde di bizantini, lombardi, arabi, normanni, angioini, aragonesi e altri signori aiutarono a modellare la penisola in un assortimento di città-stato indipendenti e fortemente separate.<br /><br />C’era Firenze, con il suo audace esperimento del governo repubblicano;<br /><br />Roma, sede del potere dello Stato Pontificio, una città un tempo potente, che divenne simbolo di stagnazione e corruzione;<br /><br />La Sicilia, ex granaio dell’Impero Romano, successivamente pedina politica e premio di qualsiasi potenza dominasse sul Mediterraneo; e la grande città di Napoli, che aveva, secondo Stendhal, “le vere potenzialità di una Capitale”</span><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-3 fright" src="http://www.brovazzo.it/images/venetosicilia.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20"> mentre le altre città italiane erano solo “città di provincia inflazionate.”<br /><br />L’esempio di Venezia, che Gilmour presenta come “la società più armoniosa d’Italia,” è il più pertinente alle sue argomentazioni: Dalla fondazione della repubblica alla fine del VII secolo, Venezia abbandonò la terraferma e diventò una potenza adriatica. I suoi collegamenti storici e culturali erano con Bisanzio piuttosto che con Roma; il suo nemico tradizionale era Genova. <br /><br /><b>Annessione veneto</b><br /><br />La repubblica indipendente durò 1.100 anni, considerevolmente più a lungo dell’Impero Romano, con un governo che funzionava agevolmente e un’identità comunitaria forte.<br /><br />Sopravvisse fino al 1797, quando venne conquistata e dissolta da Napoleone e successivamente ceduta all’Austria. Decenni dopo, afferma Gilmour, l’annessione di Venezia al Regno d’Italia, che non fu voluta dal popolo, fu un’aberrazione nella sua storia quasi quanto la sua appartenenza alla Monarchia Asburgica e all’Impero di Napoleone.<br /><br />Gilmour abilmente smantella il mito nazionale dell’unificazione e della sua serie di figure mitiche quali: Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Camillo Cavour e il Re Vittorio Emanuele II.<br /><br />Il mito, scrive, fu il risultato di una propaganda imponente da parte della casa Savoia, imposta, dopo l’unificazione, attraverso una campagna nazionale di “creazione di statue e battesimo delle strade in onore degli eroici quattro.”<br /><br />Quale città di provincia non ha le sue statue di Garibaldi e Vittorio Emanuele, le sue via Cavour e Piazza Mazzini? Oppure il suo Museo del Risorgimento, solitamente un edificio tetro evitato dalla popolazione italiana?<br /><br /></span><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-4 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/giuseppe-garibaldi-3.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20">In realtà, rivela Gilmour, i quattro erano alquanto più umani che eroici:<br /><br /></span><span class="fs24 ff2 cf1">&quot;Vittorio Emanuele, il Re piemontese, era un reazionario anticostituzionalista che una volta aveva confidato all’ambasciatore britannico che gli unici due modi di governare gli italiani erano “le baionette e la corruzione.” I politici italiani contemporaneai lo giudicavano “un imbecille”.</span><span class="fs20 ff1 cf1"><br /><br /></span><span class="fs24 ff2 cf1">Cavour, il politico piemontese indubbiamente brillante, si convertì alla causa dell’unità all’ultimo minuto: quando divenne evidente che Garibaldi avrebbe conquistato la Sicilia, Cavour pensò di annetterla al Piemonte. L’unificazione, quindi, iniziò come una “guerra di espansione” condotta da uno stato italiano, il Piemonte, contro un altro, la Sicilia.<br /></span><span class="fs20 ff1 cf1"><br />Nonostante alcuni trionfi come il “miracolo economico” degli anni ‘50 e ’60, l’Italia unita non può essere definita una storia di successo: i suoi cittadini continuano a considerarsi più come romani, senesi o siciliani che italiani. Campanilismo, la fedeltà al proprio campanile o “ad un tipo di società storica ed essenzialmente autonoma creata secoli fa,” scrive Gilmour resta più forte della fedeltà all’idea di nazione. venetosiciliaForse, dice Gilmour, dovrebbe essere considerata una forza più che una debolezza. Egli scrive, alla maniera di precedenti &nbsp;storici, quali il fiorentino del XVI secolo Francesco Gucciardini e l’intellettuale milanese del XIX secolo Carlo Cattaneo, i quali credevano che le città italiane in passato prosperassero a causa della competizione reciproca. “L’Italia unita” conclude, era “predestinata ad essere una delusione.”<br /><br />È ora, quindi, di rinunciare ad un unione fallita e di ritornare all’idea di una confederazione libera? Se sì, il libro dettagliato, erudito e politicamente provocatorio di Gilmour fornisce un’immagine di come potrebbe essere una comunità di stati-nazione di questo tipo.<br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20 cf1"><br />di Brooke Allen<br />Pubblicato su “The New York Times” – 2 dicembre 2011<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 09 Mar 2014 10:20:08 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- I FALLIMENTI DI PADOAN]]></title>
			<author><![CDATA[Marco Della Luna, LibreNews]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_99eo6v55"><p style="text-align: justify;"><span class="fs28 cf3 ff1">I fallimenti di Padoan? Sono strepitose vittorie dell’élite</span><span class="ff1 fs20"><br /><br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20">Scritto il 28/2/14 &nbsp;- LIBRE news<br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20">I giornali, tolti alcuni più fedeli a Renzi e alla Merkel, si diffondono in esempi di clamorosi fallimenti del nuovo ministro dell’economia come economista. Citano le sue marcatamente erronee previsioni, ripetute, sulla fine della crisi. Citano la sua fedeltà al principio della austerità fiscale e quello bella alta pressione tributaria, fedeltà che resiste all’evidenza del fallimento di questi due principi che stanno, nel mondo reale, producendo effetti contrari a quelli che dovevano produrre. Cioè più indebitamento, più deficit, più recessione. <br /></span><span class="ff0 fs20"><span class="cf0"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Krugman.jpg"  title="" alt=""/></span></span><span class="ff1 fs20">Citano <b>Paul Krugman</b></span><span class="ff1 fs20">, che di lui dice che la sua regola è: bisogna colpire l’economia finché non si riprende. Lo dipingono, insomma, come un dogmatico ottuso che rifiuta di vedere i fatti, cioè come un perfetto cretino. Io però non credo che Padoan sia un cretino. Non credo nemmeno che sia un economista fallito, perché si può parlare di fallimento dei principi che egli propugna e difende soltanto se si guarda ai loro effetti dal punto di vista dell’interesse della popolazione generale, non dal punto di vista dell’interesse dell’élite.È vero che la loro applicazione ha prodotto un impoverimento generale, ma è anche vero che ha prodotto un arricchimento dei vertici della società. Un arricchimento in termini sia di ricchezza economica che di potere politico sulla popolazione generale. Un gigantesco trasferimento economico dal basso verso la punta della piramide. Ha consentito una profonda ristrutturazione dei rapporti giuridici e sociali in favore delle classi dominanti a livello globale. Ma ha anche fatto gli interessi della classe dominante italiana, della cosiddetta casta, una classe parassitaria che deriva sia il suo benessere economico che la sua capacità di mantenere la poltrona dalla quantità di risorse che riesce a prendere al resto della popolazione. E le prende attraverso le tasse, perlopiù. I principi economici portati avanti da Padoan aumentano la pressione tributaria, aumentano le risorse che tale classe riesce a prendere per sé. Quindi vanno bene per la casta.Vorrei evidenziare, inoltre, che la pressione tributaria, in una società dominata da questo tipo di casta “estrattiva”, parassitaria, che non si sa se sia più delinquente o più deficiente, non può mai ridursi, perché la casta non può logicamente rinunciare a quote di reddito e ricchezza nazionale che ha fatte già proprie, anche perché le servono per comprare i consensi. Può solo aumentare con l’aumento delle aliquote, con l’introduzione di nuove tasse, con l’introduzione o l’inasprimento delle presunzioni di reddito o di valore dei patrimoni, con l’aumento della cosiddetta lotta all’evasione fiscale. Quindi ognuna di queste mosse peggiora strutturalmente e funzionalmente l’economia perché distoglie stabilmente e definitivamente reddito e risorse dall’economia produttiva in favore del parassitismo. E le distoglie in via irreversibile.Riprendere quelle risorse alla casta per riportarle all’economia produttiva quindi alla possibile ripresa economica, può avvenire solamente attraverso un’azione violenta e rivoluzionaria nei confronti della casta. Violenta, perché si tratta di togliere la carne di bocca ai cani. E perché la casta comprende i vertici dei poteri giudiziario, militare e poliziesco. Al punto di rottura del sistema, l’appoggio e la spinta dei potentati esteri ed europei saranno decisivi in un senso o nell’altro, anche se io rimango dell’opinione che una rivoluzione sia impossibile in Italia (altrimenti sarebbe avvenuta tempo fa) e che la soluzione pragmatica stia nell’emigrazione-delocalizzazione. Sarà decisivo anche il fattore comprensione. Esiste una concezione liberale dello Stato, secondo la quale lo Stato è un apparato erogatore di servizi, un fornitore: economicamente parlando la gente paga tasse a esso, e deve ricevere in cambio servizi corrispondenti alle tasse; se i servizi non corrispondono alle tasse, lo Stato va cambiato e in mancanza di correzione bisogna rifiutare il pagamento delle tasse.Questa concezione è ingenua se non tiene conto del fatto che vi è una classe sociale o casta che ha in mano le leve di poteri dello Stato, e per la quale lo Stato è uno strumento per arricchirsi e per mantenere ed aumentare il proprio potere sulla popolazione generale. Per essa, l’erogazione dei servizi alla popolazione generale è un costo, un costo aziendale, mentre è un utile, un utile aziendale, tutto quello che essa riesce a prendere attraverso lo Stato dalla popolazione generale e a trattenere a proprio vantaggio. Come per il pastore la lana lasciata indosso alle pecore è lana persa, così per questa classe sociale, per la casta italiana, il gettito fiscale è, aziendalmente, il ricavo; la spesa per servizi al corpo sociale è un costo; la differenza, tolti degli oneri finanziari, è il suo profitto.Perciò essa tende ad aumentare il prelievo fiscale indipendentemente dai bisogni effettivi del paese, e gestire la spesa pubblica clientelarmente, inefficacemente, e non verso i bisogni effettivi del paese, ma verso i suoi propri. Col che si spiega come mai in Italia abbiamo tasse altissime e servizi pessimi. Non è vero “più tasse, più servizi”. Non è vero che se si eliminasse l’evasione fiscale le tasse calerebbero: la casta tratterrebbe tutto. Stiamo già pagando tasse più che sufficienti, se non le pagassimo ai ladri. </span><span class="ff0 fs20"><span class="cf0"><img class="image-2 fright" src="http://www.brovazzo.it/images/Padoan1.jpg"  title="" alt=""/></span></span><span class="ff1 fs20"><br /><b>Padoan</b></span><span class="ff1 fs20"> è il ministro giusto per questa gestione. Non è affatto un cretino o un economista fallito. È l’economista vincente, al contrario. Se lo ha scelto lui, Renzi ha scelto saggiamente: ha scelto un uomo che unisce gli interessi della casta italiana con gli interessi dell’élite capitalista finanziaria globale. Il suo governo è in linea perfetta coi precedenti.(Marco Della Luna, “Padoan, un economista fallito alla guida dell’economia italiana”, dal blog di Della Luna del 22 febbraio 2014).<br />I giornali, tolti alcuni più fedeli a Renzi e alla Merkel, si diffondono in esempi di clamorosi fallimenti del nuovo ministro dell’economia come economista. Citano le sue marcatamente erronee previsioni, ripetute, sulla fine della crisi. Citano la sua fedeltà al principio della austerità fiscale e quello bella alta pressione tributaria, fedeltà che resiste all’evidenza del fallimento di questi due principi che stanno, nel mondo reale, producendo effetti contrari a quelli che dovevano produrre. Cioè più indebitamento, più deficit, più recessione. Citano Paul Krugman, che di lui dice che la sua regola è: bisogna colpire l’economia finché non si riprende. Lo dipingono, insomma, come un dogmatico ottuso che rifiuta di vedere i fatti, cioè come un perfetto cretino. Io però non credo che Padoan sia un cretino. Non credo nemmeno che sia un economista fallito, perché si può parlare di fallimento dei principi che egli propugna e difende soltanto se si guarda ai loro effetti dal punto di vista dell’interesse della popolazione generale, non dal punto di vista dell’interesse dell’élite.<br /><br />È vero che la loro applicazione ha prodotto un impoverimento generale, ma è anche vero che ha prodotto un arricchimento dei vertici della società. Un Krugmanarricchimento in termini sia di ricchezza economica che di potere politico sulla popolazione generale. Un gigantesco trasferimento economico dal basso verso la punta della piramide. Ha consentito una profonda ristrutturazione dei rapporti giuridici e sociali in favore delle classi dominanti a livello globale. Ma ha anche fatto gli interessi della classe dominante italiana, della cosiddetta casta, una classe parassitaria che deriva sia il suo benessere economico che la sua capacità di mantenere la poltrona dalla quantità di risorse che riesce a prendere al resto della popolazione. E le prende attraverso le tasse, perlopiù. I principi economici portati avanti da Padoan aumentano la pressione tributaria, aumentano le risorse che tale classe riesce a prendere per sé. Quindi vanno bene per la casta.<br /><br />Vorrei evidenziare, inoltre, che la pressione tributaria, in una società dominata da questo tipo di casta “estrattiva”, parassitaria, che non si sa se sia più delinquente o più deficiente, non può mai ridursi, perché la casta non può logicamente rinunciare a quote di reddito e ricchezza nazionale che ha fatte già proprie, anche perché le servono per comprare i consensi. Può solo aumentare con l’aumento delle aliquote, con l’introduzione di nuove tasse, con l’introduzione o l’inasprimento delle presunzioni di reddito o di valore dei patrimoni, con l’aumento della cosiddetta lotta all’evasione fiscale. Quindi ognuna di queste mosse peggiora strutturalmente e funzionalmente l’economia perché distoglie stabilmente e definitivamente reddito e risorse dall’economia produttiva in favore del parassitismo. E le distoglie in via irreversibile.<br /><br />Riprendere quelle risorse alla casta per riportarle all’economia produttiva quindi alla possibile ripresa economica, può avvenire solamente attraverso un’azione violenta e rivoluzionaria nei confronti della casta. Violenta, perché si tratta di togliere la carne di bocca ai cani. E perché la casta comprende i vertici dei poteri giudiziario, militare e poliziesco. Al punto di rottura del sistema, l’appoggio e la spinta dei potentati esteri ed europei saranno decisivi in un senso o nell’altro, anche se io rimango dell’opinione che una rivoluzione sia impossibile in Italia (altrimenti sarebbe avvenuta tempo fa) e che la soluzione pragmatica stia nell’emigrazione-delocalizzazione. Sarà decisivo anche il fattore comprensione. Esiste una concezione liberale dello Stato, secondo la quale lo Stato è un apparato erogatore di servizi, un fornitore: economicamente parlando la gente paga tasse a esso, e deve ricevere in Padoancambio servizi corrispondenti alle tasse; se i servizi non corrispondono alle tasse, lo Stato va cambiato e in mancanza di correzione bisogna rifiutare il pagamento delle tasse.<br /><br />Questa concezione è ingenua se non tiene conto del fatto che vi è una classe sociale o casta che ha in mano le leve di poteri dello Stato, e per la quale lo Stato è uno strumento per arricchirsi e per mantenere ed aumentare il proprio potere sulla popolazione generale. Per essa, l’erogazione dei servizi alla popolazione generale è un costo, un costo aziendale, mentre è un utile, un utile aziendale, tutto quello che essa riesce a prendere attraverso lo Stato dalla popolazione generale e a trattenere a proprio vantaggio. Come per il pastore la lana lasciata indosso alle pecore è lana persa, così per questa classe sociale, per la casta italiana, il gettito fiscale è, aziendalmente, il ricavo; la spesa per servizi al corpo sociale è un costo; la differenza, tolti degli oneri Marco Della Lunafinanziari, è il suo profitto.<br /><br />Perciò essa tende ad aumentare il prelievo fiscale indipendentemente dai bisogni effettivi del paese, e gestire la spesa pubblica clientelarmente, inefficacemente, e non verso i bisogni effettivi del paese, ma verso i suoi propri. Col che si spiega come mai in Italia abbiamo tasse altissime e servizi pessimi. Non è vero “più tasse, più servizi”. Non è vero che se si eliminasse l’evasione fiscale le tasse calerebbero: la casta tratterrebbe tutto. Stiamo già pagando tasse più che sufficienti, se non le pagassimo ai ladri. Padoan è il ministro giusto per questa gestione. Non è affatto un cretino o un economista fallito. È l’economista vincente, al contrario. Se lo ha scelto lui, Renzi ha scelto saggiamente: ha scelto un uomo che unisce gli interessi della casta italiana con gli interessi dell’élite capitalista finanziaria globale. Il suo governo è in linea perfetta coi precedenti.<br /><br /></span><span class="ff0 fs20"><span class="cf0"><img class="image-3 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Marco-Della-Luna.jpg"  title="" alt=""/></span></span><span class="ff1 fs20">(<b>Marco Della Luna</b></span><span class="ff1 fs20">, “Padoan, un economista fallito alla guida dell’economia italiana”, dal blog di Della Luna del 22 febbraio 2014).<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 28 Feb 2014 15:50:50 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- IL FIUME SI INGROSSA]]></title>
			<author><![CDATA[GianLuca Busato]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0x6uwb8r"><p style="text-align: center;"><span class="fs28 cf3 ff2">16-21 marzo 2014: il fiume carsico del Veneto si ingrossa<br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="fs28 cf3 ff2"><br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="cf0 fs20 ff0"><a href="http://www.venetosi.org/" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/Vota16.jpg"  title="" alt=""/></a></span><span class="fs28 cf3 ff2"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="fs28 cf3 ff2"><br /></span><span class="fs20 cf1 ff2"><br /></span><span class="fs24 cf1 ff2">Diventa ora fondamentale ribadire come si potrà votare dal prossimo 16 al 21 marzo 2014 nel referendum che ha il seguente quesito: “Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?”.<br /></span><span class="fs20 cf1 ff2"><i><br />Facciamo sapere a tutti i cittadini che siamo riusciti a semplificare l’accesso al voto, grazie a due cose importanti che vanno comunicate bene a tutti:</i><br /><br /></span></p><ul><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 fs20 cf1">1. la procedura di registrazione è stata semplificata e non serve caricare alcun documento in piattaforma, basta solo inserire il numero del proprio documento di identità, oltre ai propri dati anagrafici, per ricevere il codice di voto<br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 fs20 cf1">2. ci si può registrare per ottenere il codice di voto dal 1° marzo sia attraverso il sito internet www.plebiscito.eu sia attraverso il telefono chiamando lo 0423 40 22 22 e premendo il tasto 7 del menù per parlare con un operatore.<br /></span></p></li></ul><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 fs20 cf1"><br />Per quanto riguarda la spedizione a casa delle lettere con il codice, faremo il possibile per farle avere a casa dei nostri concittadini in tempo, con una distribuzione mista con il contributo della rete di volontari che ci aiuteranno a distribuirle.<br />Invitiamo anche tutti a creare seggi sul territorio, segnando la propria disponibilità sempre attraverso il sito internet.<br />Molti ci chiedono anche come raffrontarci con i diversi partiti e movimenti: <a href="http://www.plebiscito.eu/" target="_blank" class="imCssLink">“Plebiscito.eu”</a> è il comitato referendario apartitico e trasversale, per cui è nativamente orientato a collaborare, in serate e anche in occasione di gazebo organizzati da altri gruppi, indipendentemente dal fatto che siano favorevoli o meno all’indipendenza, purché condividano l’invito a votare, sostenendo un basilare esercizio di democrazia.<br />“Veneto Sì” rappresenta invece il comitato per il Sì nel referendum di indipendenza del Veneto e quindi tale soggetto avrà maggiore e fattiva collaborazione con chi è favorevole a tale ipotesi, in primis i movimenti indipendentisti.<br />Approfittiamo quindi del momento e fin dal 1° marzo possiamo cogliere l’occasione in tutti gli eventi, o gazebi sul territorio per insegnare sia ai singoli cittadini sia ai volontari di ogni gruppo, movimento e partito, come fare a registrarsi sul sito<b><a href="http://www.plebiscito.eu/" target="_blank" class="imCssLink"> www.plebiscito.eu</a></b> e al telefono allo <b>0423 40 22 22</b> per ottenere il codice di voto.<br />Mancano solo 3 settimane al voto ed entriamo nella fase cruciale, restiamo concentrati sapendo che ogni giorno la nostra base di volontari aumenta a ritmi vertiginosi e le nuove persone si aspettano da tutti noi informazioni e suggerimenti sulla comunicazione da far circolare ai nostri concittadini.<br />Vi aspetto tutti alle prossime serate in calendario, iniziando da quella di questa sera 27 febbraio a Verona alle 21, presso l’hotel West Point a Dossobuono (VR), all’uscita del casello Verona sud.<br />Duri i banchi: sta per affiorare l’immenso fiume carsico veneto nella nostra Terra finalmente libera, la nuova Repubblica Veneta.<br />Gianluca Busato<br /><br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="cf0 ff0 fs20"><a href="http://www.plebiscito.eu/" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-2" src="http://www.brovazzo.it/images/Reclutamento.jpg"  title="" alt=""/></a></span><span class="cf1 ff2 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20"> <br />Contattaci e Proponi le tue idee<br />Benvenuto! Vuoi diventare volontario per l’indipendenza del Veneto? Hai qualche idea o progetto? Contattaci subito compilando il modulo in questa pagina. Ti risponderemo entro 24 ore.<br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff2 cf1 fs20"><br /><br /></span><span class="ff2 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Feb 2014 11:01:21 GMT</pubDate>
			<link>http://www.brovazzo.it/blog/?id=0x6uwb8r</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[- IL SOLE SENZA SOLE]]></title>
			<author><![CDATA[TgCom]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_2h89d8g7"><p style="text-align: center;"><span class="fs28 cf3 ff1">Gli specchi per illuminare la città buia<br /><br /></span><span class="fs20 cf0 ff0"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/SoleSpecchi.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1"><br /><br /></span><span class="fs24 cf3 ff1">In Norvegia irradiano una città costretta a sei mesi di tenebre</span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20"><br />Finalmente le 3500 anime di Rjukan, cittadina norvegese condannata da una stretta vallata alle tenebre per sei mesi l’anno, possono vedere la luce. Per la prima volta da cent’anni oggi i raggi del sole hanno raggiunto la piazza centrale di Rjukan grazie a giganteschi specchi installati sulla montagna.<br /><br />Il progetto, non molto dissimile da quello che in Italia ha consentito al comune di Viganella, in Piemonte, di battere l’oscurità perenne, consiste in tre maxi specchi (eliostati) rettangolari per un totale di 500 metri quadri, incastonati sulle montagne circostanti per dirigere i raggi solari verso la cittadina e in particolare verso la piazza del mercato di Rjukan, modificando la loro posizione, e quindi l’angolazione con la quale li catturano, a seconda delle ore della giornata.<br /><br />Il progetto non è stato troppo costoso: poco più di 500 mila euro, suddivisi tra la Norsk Hydro (la centrale elettrica pubblica), il comune e Koro, un ente artistico pubblico norvegese. (TgCom)<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Feb 2014 10:54:29 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- SUDAN (Come Va?)]]></title>
			<author><![CDATA[Barbara Ciolli, Lettera43]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_1hh7q6s1"><p style="text-align: justify;"><span class="fs32 cf3 ff1">Sud Sudan, un popolo senza Stato</span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20 cf1">di Barbara Ciolli (Lettera43)<br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20 cf1">Lunedì, 13 Gennaio 2014<br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20 cf1"><br /></span><span class="fs24 ff1 cf1">Scarsità di acqua e cibo. Violenze. Più di 200 mila profughi. Viaggio nella crisi che sta mettendo in ginocchio il Paese.</span><span class="fs20 ff1 cf1"><br /><br /></span><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fright" src="http://www.brovazzo.it/images/sudan-morti-campo.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20">Un monumento spontaneo ai caschi blu dell'Onu caduti, in un campo profughi del Sud Sudan. (© Getty images) <br /><br /><br />Lo scontro politico, prima che economico, strozza una popolazione già affamata e precaria.<br />Dall'esplosione il 15 dicembre 2013 della guerra in Sud Sudan, lo Stato più giovane del mondo, decine di migliaia di civili - tra i 200 mila sfollati stimati dall'Onu si contano donne e tanti bambini - sono rimaste senza viveri di prima necessità, in balia della violenza e senza punti di riferimento.<br />SUD SUDAN, TERRA DELLE ONG. Indipendente dal 2011, dopo una guerra civile durata 20 anni, prima dell'ultima crisi il Paese privo di strutture e infrastrutture si reggeva, per lo sviluppo di reti locali e per l'assistenza medico-sanitaria alla popolazione, per lo più sull'aiuto delle Ong e delle associazioni umanitarie, diffuse capillarmente nei 10 Stati del territorio.<br /> In queste settimane, le organizzazioni non governative e i volontari sul campo seguono l'esodo della popolazione dalle zone più calde (come il centro conteso di Bor o la parte nord-orientale ricca di petrolio) verso la capitale Juba o i campi profughi negli Stati confinanti di Uganda e Sudan.<br />ALLARME ACQUA E CIBO. Le violenze tra tribù Dinka e Nour, etnie rispettivamente del presidente Salva Kiir e dell'(ex) vice Riek Machar, denunciate dalle Nazioni Unite sono state confermate dal personale di Medici senza frontiere (Msf) e dall'Ong Plan Italia che ha lanciato l'allarme sulla sofferenza dei civili, ormai ridotti allo stremo a causa della mancanza di acqua e cibo. Oltre che di servizi basilari, tra cui l'elettricità.<br /> La crisi, secondo le testimonianze raccolte da Lettera43.it sul posto, è grave. E, nonostante la disponibilità reciproca al cessate il fuoco ai negoziati di Addis Abeba, difficilmente risolvibile in breve tempo.<br /><br /><b>Il braccio di ferro tra Kiir e Machar: a rischio elezioni e indipendenza</b><br /><br /></span><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-2 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/sudan-guerra-emergenza.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20">Donne e bambini del Sud Sudan in fuga da Bor verso i campi profughi. (© Getty images)<br /><br />Dall'inizio delle ostilità, in meno di un mese, la guerra tra Kiir e Machar - rivali dalla militanza nell'Esercito separatista per la liberazione popolare dal Sudan - ha fatto almeno 1.000 morti. E nessuno dei due leader ha un reale interesse a deporre le armi. I dati sull'ecatombe sono stati diffusi dalla missione di peace-keeping dell'Onu, che ha raddoppiato il contingente di caschi blu a 12.500 uomini.<br /> Se da una parte per Capodanno i miliziani capeggiati da Maschar hanno rivendicato la presa di Bor, capitale strategica dello Stato dello Jonglei sotto assedio, dall'altra l'esercito alle dipendenze di Kiir ha annunciato la riconquista, il 10 ottobre, del centro petrolifero di Bentius, regione settentrionale ricca di risorse e messa a ferro e a fuoco dalle due fazioni.<br />LE RAGIONI ECONOMICHE DEL CONFLITTO. <span class="imUl">La guerra, quindi, è anche economica: regioni limitrofe e potenze internazionali come Cina e Stati Uniti, dipendenti o comunque attratte dal greggio,</span> premono per fermare le ostilità il prima possibile, facendo così riprendere le normali forniture di petrolio attraverso gli oleodotti in Sudan, Etiopia e Uganda.<br /> Ma per ora senza successo. Kiir, anziché venire incontro alle richieste di Machar che ha posto come condizione della pace il rilascio dei i miliziani arrestati, punta infatti a sottrarre i territori invasi da ribelli, eliminando - in primo luogo - il suo avversario più scomodo per le presidenziali programmate per il 2015. Dal canto suo Machar, aperto lo scontro frontale, mira a non retrocedere dalle posizioni conquistate, per avere più potere negoziale al tavolo delle trattative.<br /><br /><b>Così, se a parole le due delegazioni dialogano di fronte ai leader dell'Unione africana, in Sud Sudan si continua a combattere.<br /></b><br />IL MIRAGGIO DELLA DEMOCRAZIA. «Le pressioni esterne potranno produrre solo risultati molto lenti nei negoziati di pace», spiega a Lettera43.it Marko Lesukat, manager per la Gestione del rischio nella regione di Plan International, alla quale Plan Italia è affiliata, «la crisi è il risultato di forti divisioni politiche che bloccano il processo di costruzione democratica di un Sud Sudan indipendente. Il disaccordo tra Kiir e Machar mette a rischio le elezioni per il nuovo presidente».<br />Nel Paese, da sempre frammentato in etnie e tribù, le violenze indiscriminate possono dilagare. «Donne e bambini», continua Lesukat, «cercano rifugio e protezione nei campi. Ormai manca cibo e acqua potabile. Senza energia elettrica sono a rischio cure e forniture».<br /><br /><span class="cb4"><b>Migliaia di civili dipendono dalle Ong</b></span></span><span class="cb2 cf1 ff1 fs20"><br /></span><span class="cf0 ff0 cb2 fs20"><img class="image-3 fright" src="http://www.brovazzo.it/images/sudan-allarme-profughi.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 cb2 fs20">Gli aiuti ai civili della Croce rossa internazionale, in un campo profughi del Sud Sudan. (© Getty images)<br /><br />Come altre Ong, Medici senza frontiere opera da anni in Sud Sudan, con centri in nove Stati. Ed è un attore essenziale per curare, al di là delle strutture statali, la popolazione. Inoltre, con collegamenti stradali e ferroviari carenti tra le regioni, i trasporti aerei sono indispensabili per consentire le attività del Paese, sin dall'istituzione dello Stato dopo il referendum popolare. Non solo. Onlus e organizzazioni prive di mezzi propri sono dipendenti dai servizi aerei del Programma alimentare mondiale (Pam) delle Nazioni Unite.<br /> La guerra tra bande esplosa ha messo quindi a rischio un sistema già di per sé precario.<br />L'ONU PREVEDE 400 MILA PROFUGHI. Con la crisi, molte associazioni umanitarie sono state poi costrette a sfollare o evacuare all'estero il proprio personale, specie se operante in Stati colpiti dalle violenze come quelli di Unità e Jonglei. Entro aprile, l'Onu stima che il numero delle persone in fuga possa raddoppiare a 400 mila unità.<br /> Di stanza a Juba dall'inizio del 2013, Niccolò Galbo, membro di Medici Senza Frontiere, conferma come la situazione, anche nella capitale, sia «molto volatile». Il centro dell'organizzazione è aperto, ma nulla esclude che la situazione possa precipitare a breve.<br />IL DRAMMA DEGLI SFOLLATI. Contare gli sfollati è difficile, i registri dei campi sono incompleti e in drastico aumento. A Juba si stimano circa 35 mila riparati delle Nazioni Unite, mentre nella regione di Awerial, oltre il Nilo Bianco, gli sfollati avrebbero raggiunto quota 75 mila unità.<br />«Le armi in circolazione sono sempre state numerose tra la popolazione», racconta Galbo. «Ma fino a dicembre la sicurezza non era un problema. Poi il peggioramento è stato netto. I bisogni dello Ong sono aumentati, così come i limiti logistici d'ostacolo alle operazioni».<br />L'emergenza è maggiore nella parte settentrionale dell'Abyei, contesa tra Sudan e Sud Sudan anche dopo gli accordi di pace. Senza autorità di riferimento, il lavoro degli operatori internazionali è una lotta quotidiana.<br />UNA BATTAGLIA TRA POVERI. «In questo limbo, la convivenza tra i sudsudanesi e i pastori che dal Sudan si muovono nella regione alla ricerca di acqua, già difficile, potrebbe esasperarsi», conferma il rappresentante di Msf, come denunciato anche da Plan Italia.<br /> Negli ospedali da campo, si curano anche «feriti di guerra e da armi da sparo. Ma spesso le minoranze, per paura di accedere in zone controllate da tribù ostili, restano senza soccorsi. Oltre che senza voce».<br /><br /><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 24 Feb 2014 08:49:37 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- CAMBIA TUTTO, EVVIVA!]]></title>
			<author><![CDATA[Franco Fracassi]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_8z91q331"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Pier-Carlo-Padoan.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">Il neo ministro dell'Economia del governo Renzi, Pier Carlo Padoan.</span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20 cf1">di Franco Fracassi<br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20 cf1">venerdì 21 febbraio 2014<br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="fs24 cf3 ff1"><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="fs24 cf3 ff1">Padrini&amp;padroni<br /></span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20 cf1">Padoan, l'uomo che spinse l'Argentina nell'abisso Il neo ministro dell'Economia è stato dirigente del Fmi e dell'Ocse. Ha contribuito alla crisi di Grecia e Portogallo.<b> </b>Il Nobel Krugman lo definì: </span><span class="fs24 ff1 cf1"><i>«L'uomo dai cattivi consigli»</i></span><span class="fs20 ff1 cf1">.<br /><br /><span class="imUl">«La riforma Fornero è stato un passo importante per la risoluzione dei problemi dell'Italia», dichiarò un anno fa il neo ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Ex dirigente del Fondo monetario internazionale, ex consulente della Bce ed ex vice segretario dell'Ocse, Padoan è di casa tra i potenti del mondo.</span><br /><br />Scelto personalmente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e osannato dai grandi media italiani, il neo ministro non è stimato da tutti gli economisti, soprattutto da quelli non liberisti. Sentite cosa scrisse di lui sul &quot;New York Times&quot; il premio Nobel per</span><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-2 fright" src="http://www.brovazzo.it/images/Paul-Krugman.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20"> l'economia </span><span class="fs24 cf1 ff1">Paul Krugman: «Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all'Ocse».<br /></span><span class="fs20 cf1 ff1"><br />Padoan era responsabile dell'Argentina per conto del Fondo monetario internazionale nell'anno in cui il Paese sudamericano fece default.<br /><br />A cosa si riferiva Krugman? Padoan è stato l'uomo che ha gestito per conto del Fondo monetario internazionale la crisi argentina. Nel 2001, Buenos Aires fu costretta a dichiarare fallimento dopo che le politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi (quindi, suggerite da Padoan) distrussero il tessuto sociale del Paese. In quegli anni il neo ministro si occupò anche di Grecia e Portogallo. Krugman scrisse in un altro articolo che furono proprio le ricette economiche «suggerite da Padoan a favorire la successiva crisi economica nei due Paesi».<br /><br /></span><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-3 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Pier-Carlo-Padoan_s_foto-autore.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20">Ecco cosa dichiarò Padoan a proposito della crisi greca: «La Grecia si deve aiutare da sola, a noi spetta controllare che lo faccia e concederle il tempo necessario. La Grecia deve riformarsi, nell'amministrazione pubblica e nel lavoro». In altre parole, Atene avrebbe dovuto rendere il lavoro molto più flessibile, alleggerendo (licenziando) la macchina della pubblica amministrazione. <br />Nel marzo del 2013, quando la Grecia era sull'orlo del collasso, l'allora numero due dell'Ocse suggerì più esplicitamente: <i>«C'è necessità che il governo greco adotti una disciplina di bilancio rigorosa e di un continuo sforzo di risanamento dei conti pubblici, condizioni preventive per il varo di misure a sostegno dello sviluppo»</i>.<br /><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 23 Feb 2014 12:39:22 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- TTIp, URAGANO Devastante]]></title>
			<author><![CDATA[Libre News]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0gjb3iq1"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-3 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Ttip.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">Ttip, fuorilegge Stati e diritti: vogliono ucciderci così.</span><span class="ff1 fs20"><br /><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="cf1 ff1 fs20">Scritto il 20/2/14 • LIBRE news, nella Categoria: segnalazioni<br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20"><br /></span><span class="fs24 ff1"><span class="imUl">2016, fine della democrazia: il privilegio sarà legge</span></span><span class="ff1 fs20"><br /> &nbsp;&nbsp;&nbsp;<br />Si chiama <b>Ttip, Trattato Transatlantico</b></span><span class="ff1 fs20">, e se va in porto siamo rovinati. A decidere su tutto lavoro, salute, cibo, energia, sicurezza – non saranno più gli Stati, ma direttamente le multinazionali. I loro super-consulenti, attraverso lobby onnipotenti come Business Europe e Trans-Atlantic Business Dialogue, in questi mesi stanno dettando le loro condizioni alle autorità di Bruxelles e di Washington, che nel giro di due anni contano di trasformarle in legge. <br />A quel punto, la democrazia come la conosciamo sarà tecnicamente finita: nessuna autorità statale, infatti, oserà più opporsi ai diktat di questa o quella corporation, perché la semplice accusa di aver causato “mancati profitti” esporrà lo Stato nazionale – governo, magistratura – al rischio di pagare sanzioni salatissime. Già oggi, vari Stati hanno dovuto versare 400 milioni di dollari alle multinazionali. La loro “colpa”? Aver vietato prodotti tossici e introdotto normative a tutela dell’acqua, del suolo e delle foreste. E le richieste di danni raggiungono già i 14 miliardi di dollari. La novità: quello che oggi è un incubo, domani sarà legge.<br />Se sarà approvato il Trattato Transatlatico, avverte Lori Wallach su “Le Monde Diplomatique”, niente fermerà più l’appetito privatizzatore dei “padroni dell’universo”, specie nei settori di maggior interesse strategico: brevetti medici e fonti fossili di energia. Un sogno, a quel punto, concepire politiche di lotta all’inquinamento e per la protezione del clima terrestre. Il Ttip «aggraverebbe ulteriormente il peso di questa estorsione legalizzata», che giù oggi ricatta molti Stati, dal Canada alla Germania. Il grande business lavora per eliminare le leggi statali per far posto a quella degli affari. Attualmente, negli Usa sono presenti 3.300 aziende europee con 24.000 filiali. Ognuna di esse, dice Wallach, «può ritenere di avere buone ragioni per chiedere, un giorno o l’altro, riparazione per un “pregiudizio commerciale”». Peggio ancora per gli europei: sono addirittura 14.400 le compagnie statunitensi dislocate nell’Unione Europea, con una rete di 50.800 filiali. «In totale, sono 75.000 le società che potrebbero gettarsi nella caccia ai tesori pubblici».L’aspetto più inquietante del “cantiere” del Trattato, un dispositivo destinato – se <br />approvato – a sconvolgere la vita democratica di tutto l’Occidente – è la sua massima segretezza: la stampa è stata espressamente invitata a starsene alla larga. <br /><br />Si tratta di un ordinamento decisamente eversivo: il grande business si prepara ad emanare i propri diktat non più di nascosto, attraverso le lobby e politici compiacenti del Congresso e della Commissione Europea, ma ormai alla luce del sole, trasformando addirittura in legge il privilegio di una minoranza, contro la stragrande maggioranza della popolazione. L’autonomia istituzionale dello Stato? Completamente aggirata, disabilitata, in ogni settore: dalla protezione dell’ambiente a quello sanitario, dalle pensioni alla finanza, dai contratti di lavoro alla gestione dei beni comuni primari, come l’acqua potabile. Si avvicina la “grande privatizzazione definitiva” del mondo occidentale.Sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali. E ancora: libertà del web, protezione della privacy, cultura e diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione. «Non c’è una sfera di interesse generale che non passerà sotto le forche caudine del libero scambio istituzionalizzato», scrive Lori Wallach. <br /></span><span class="ff0 fs20"><span class="cf0"><img class="image-4 fright" src="http://www.brovazzo.it/images/Lori-Wallach.jpg"  title="" alt=""/></span></span><span class="ff1 fs20">Rispetto al Trattato Transatlantico, le condizioni-capestro oggi imposte dal Wto sono considerate “soft”. A decidere su tutto saranno tribunali speciali, formati da avvocati d’affari che si baseranno sulle “leggi” della Banca Mondiale. Fine della democrazia: «L’azione politica degli eletti si limiterà a negoziare presso le aziende o i loro mandatari locali le briciole di sovranità che questi vorranno concedere loro». Neppure la fantasia di Orwell era arrivata a tanto. Eppure, è esattamente l’incubo che ci sta aspettando, se nessuno lo fermerà. Ed è inutile farsi illusioni: per ora, del “mostro” non parla nessuno. Non una parola, ovviamente, dalle comparse della politica, e neppure da giornali e televisioni. La grande minaccia si sta avvicinando indisturbata, all’insaputa di tutti.<br />Gli accordi-capestro per Atlantico e Pacifico «formerebbero un impero economico capace di dettare le proprie condizioni al di fuori delle sue frontiere: qualunque paese cercasse di tessere relazioni commerciali con gli Stati uniti e l’Unione Europea si troverebbe costretto ad adottare tali e quali le regole vigenti all’interno del loro mercato comune». E dato che i proponenti «mirano a liquidare interi compartimenti del settore non mercantile», i negoziati si svolgono a porte chiuse. Le delegazioni statunitensi contano più di 600 consulenti delegati dalle multinazionali, che dispongono di un accesso illimitato ai documenti preparatori. «Nulla deve sfuggire. Sono state date istruzioni di lasciare giornalisti e cittadini ai margini delle discussioni: essi saranno informati in tempo utile, alla firma del trattato, quando sarà troppo tardi per reagire». Vana la protesta della senatrice </span><span class="ff0 fs20"><span class="cf0"><img class="image-5 fright" src="http://www.brovazzo.it/images/Elizabeth-Warren.jpg"  title="" alt=""/></span></span><span class="ff1 fs20">Elizabeth Warren, secondo cui «un accordo negoziato senza alcun esame democratico non dovrebbe mai essere firmato». <br /><br /><span class="imUl">Se sarà approvato il Trattato Transatlatico, avverte Lori Wallach su “Le Monde Diplomatique”, niente fermerà più l’appetito privatizzatore dei David Rockefeller “padroni dell’universo”, specie nei settori di maggior interesse strategico: brevetti medici e fonti fossili di energia.</span></span><span class="ff1 fs20"> Un sogno, a quel punto, concepire politiche di lotta all’inquinamento e per la protezione del clima terrestre. Il Ttip «aggraverebbe ulteriormente il peso di questa estorsione legalizzata», che giù oggi ricatta molti Stati, dal Canada alla Germania. Il grande business lavora per eliminare le leggi statali per far posto a quella degli affari. Attualmente, negli Usa sono presenti 3.300 aziende europee con 24.000 filiali. Ognuna di esse, dice Wallach, «può ritenere di avere buone ragioni per chiedere, un giorno o l’altro, riparazione per un “pregiudizio commerciale”». Peggio ancora per gli europei: sono addirittura 14.400 le compagnie statunitensi dislocate nell’Unione Europea, con una rete di 50.800 filiali. «In totale, sono 75.000 le società che potrebbero gettarsi nella caccia ai tesori pubblici».<br /><b><i><br />L’aspetto più inquietante del “cantiere” del Trattato, un dispositivo destinato – se approvato – a sconvolgere la vita democratica di tutto l’Occidente – è la sua massima segretezza</i></b></span><span class="ff1 fs20">: la stampa è stata espressamente invitata a starsene alla larga. Si tratta di un ordinamento decisamente eversivo: il grande business si prepara ad emanare i propri diktat non più di nascosto, attraverso le lobby e politici compiacenti del Congresso e della Commissione Europea, ma ormai alla luce del sole, trasformando addirittura in legge il privilegio di una minoranza, contro la stragrande maggioranza della popolazione. L’autonomia istituzionale dello Stato? Completamente aggirata, disabilitata, in ogni settore: dalla protezione dell’ambiente a quello sanitario, dalle pensioni alla finanza, dai contratti di lavoro alla gestione dei beni comuni primari, Ttipcome l’acqua potabile. Si avvicina la “grande privatizzazione definitiva” del mondo occidentale. Sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali. E ancora: libertà del web, protezione della privacy, cultura e diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione. «Non c’è una sfera di interesse generale che non passerà sotto le forche caudine del libero scambio istituzionalizzato», scrive Lori Wallach. <br />Rispetto al Trattato Transatlantico, le condizioni-capestro oggi imposte dal Wto sono considerate “soft”. A decidere su tutto saranno tribunali speciali, formati da avvocati d’affari che si baseranno sulle “leggi” della Banca Mondiale. Fine della democrazia: «L’azione politica degli eletti si limiterà a negoziare presso le aziende o i loro mandatari locali le briciole di sovranità che questi vorranno concedere loro». Neppure la fantasia di Orwell era arrivata a tanto. Eppure, è esattamente l’incubo che ci sta aspettando, se nessuno lo fermerà. Ed è inutile farsi illusioni: per ora, del “mostro” non parla nessuno. Non una parola, ovviamente, dalle comparse della politica, e neppure da giornali e televisioni. La grande minaccia si sta avvicinando indisturbata, all’insaputa di tutti.<br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="fs28 cf3 ff1">In altre parole: la civiltà democratica finisce qui</span><span class="ff1 fs20">.<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 10:58:35 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- TATA MOTORS]]></title>
			<author><![CDATA[Fonte Bankok]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_73m3elpj"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fright" src="http://www.brovazzo.it/images/Ceo_TATA.png"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">Lo strano suicidio DG Tata Motors a Bangkok</span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /><br /><i><br /><br />Il CEO di Tata Motors si suicida poco prima del rilascio della sua auto ad aria</i><br /><br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20 cf1">14/02/20140 <br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20 cf1"> <br />E' stata rilasciata alla fine del 2013 ed è arrivata nei primi mesi del 2014. Ma non è un sogno, tanto è vero che alcuni paesi hanno già pianificato di tassare l'aria come la Gran Bretagna o l'Australia. Per maggiori informazioni, leggete di seguito, <span class="imUl">l'amministratore delegato della società è morto tre giorni prima del lancio sul mercato.</span> <br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="cf3 ff1 fs20"><b>Ufficialmente si è suicidato!<br /></b></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 cf1 fs20"><br />Un'ulteriore prova - se necessaria - che le compagnie petrolifere e i governi &nbsp;ci prendono per idioti riguarda l'imminente rilascio della linea di macchina della Tata Motors in India! Si tratta di un motore automobilistico azionato ad aria. Tata Motors India ha previsto che la così detta Air Car potrebbe percorrere le strade indiane già nel 2014.<br /><br />L'<b>Air Car</b>, sviluppata dall'ingegnere Guy Negro, ex membro di un team Formula 1, ha sviluppato un motore chiamato MDI , utilizza aria compressa per spingere i pistoni del motore e spostare la macchina. L'Air Car, chiamata il &quot;Mini CAT&quot; potrebbe costare circa 365.757 rupie in India o 8177 $ cioè 5225 €<br /><br />Il <b>CAT Mini</b> è un semplice veicolo urbano molto leggero con un telaio tubolare, un corpo in fibra di vetro che è incollato e non saldato, oltre ad essere alimentato ad aria compressa. Un microprocessore è utilizzato per controllare tutte le funzioni elettriche della vettura. Un piccolo trasmettitore radio invia istruzioni alle luci, agli indicatori di direzione e a tutte le altre apparecchiature elettriche sulla vettura. In realtà non molte.<br /><br />La temperatura dell'aria pulita espulsa dal tubo di scarico è tra i 0 e i 15 gradi sotto zero e questo la rende adatta per un uso interno come sistema di raffreddamento e senza la necessità di gas (AC) o di perdere potenza durante l'utilizzo.<br /><br />Non ci sono chiavi, solo una scheda di accesso che può essere letto dalla macchina dalla propria tasca. Secondo i progettisti, il consumo è inferiore alle 50 rupie (1 € = 69 rupie) per ogni 100 km, si tratta di un decimo del costo di una vettura a benzina.<br /><br />Il suo chilometraggio è circa il doppio di quello della vettura elettrica più avanzata, un fattore che lo rende una scelta ideale per i conducenti urbani. La vettura ha una velocità massima di 105 km/h (perfetto dal momento che non deve superare i 90 o addirittura 70 chilometri all'ora e i 50 in città) o 60 MPH e con questa velocità di consumo hanno un'autonomia di circa 300 km o 185 miglia. Per rifornire la macchina si necessiterà di stazioni di servizio adeguate con compressori d'aria speciali. Per fare il pieno serviranno solo due o tre minuti con un costo ridicolo di 100 rupie (1 € = 69 rupie). Questa vettura può anche essere rifornita a casa propria; in quel caso il rifornimento impiegherebbe circa 3-4 ore, ma può essere tranquillamente fatto durante le ore notturne.<br /><br />Il serbatoio può anche essere ricaricato tramite una presa di corrente singola in 4 ore al costo di 1,50 € e consente un'autonomia di 150 km.<br /><br />Tata Motors sta attualmente lavorando su una pompa ad aria compressa speciale che permetterebbe di fare il pieno in 3 minuti con un costo di circa 2,50 Euro.<br /><br />Poichè non vi è un motore a combustione, è necessario solo 1 litro di olio vegetale per ogni tranche da 50.000 km o 30 mila miglia. Grazie alla sua semplicità, c'è pochissima manutenzione da fare su questa vettura.<br /><br /><span class="imUl">La vettura in oggetto sembrerebbe quasi essere troppo funzionale e con i costi troppo contenuti per essere reale</span>. <br /><br />Inoltre non dobbiamo dimenticare che potremmo finalmente respirare aria urbana pulita. &nbsp;<br /><br /><span class="cb4">Resta da chiedersi quindi, quali saranno le contromosse delle compagnie petrolifere e se gruppi di pressione e uomini di potere tenteranno di avere l'ultima parola. Resta da capire cosa useranno come giustificazione, i governi occidentali, per non registrare questo veicolo in Europa e Nord America.<i> </i></span></span><span class="cb2 ff1 cf1 fs20"><br /><br />Un po' come lo spread (ndr) <br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 16:50:36 GMT</pubDate>
			<link>http://www.brovazzo.it/blog/?id=73m3elpj</link>
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			<title><![CDATA[- IL LIMONE]]></title>
			<author><![CDATA[italiainweb.com]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_y3yy5j91"><p style="text-align: justify;"><span class="fs36 cf3 ff2">IL LIMONE</span><span class="fs20 cf0 ff0"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Limoni.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff2 fs20"><br /><br /><br /></span><span class="ff3 cf1 fs20">Tre medici e un cardiochirurgo mi avevano dato un mese di vita. Sono passati sette anni. Sono vivo grazie al LIMONE. Ho preso per sei mesi antibiotici per curare una cistite. Mi ha curato il LIMONE.<br /></span><span class="ff2 cf1 fs20"><br />Dopo sei mesi di una cistite devastante, dove a ogni antibiogramma risultava la morte di un batterio ma la vita di altri cinque o sei, dopo aver preso tutti gli antibiotici possibili e immaginabili, senza contare le visite specialistiche fino ad arrivare a un luminare di urologia, in preda alla più cupa disperazione e a bruciori da incubo, ho deciso di provare la “cura” di un amico dietologo, nutrizionista e gastroenterologo. Non gli credevo, ammetto. Non gli ho proprio dato credito convinta che – parliamo di quasi vent’anni fa – solo la medicina “ufficiale” avesse la risposta.<br /><br /><b><i>Quando poi arrivi “alla frutta”, in questo caso di nome e di fatto, ti arrendi e provi anche i rimedi…cui non credi. Tanto per non aver rimpianti.</i></b><br /><br />Una spremuta di tre limoni succosi, seguiti da tre bicchieri d’acqua la sera prima di andare a dormire, con l’ordine tassativo di “tener duro” fino al mattino seguente. Convinzione, zero. Disperazione, diecimila. Immaginate la sorpresa quando, dopo solo qualche giorno, non sentivo più bruciore, il sanguinamento era scomparso, e all’ennesimo antibiogramma i valori erano perfetti?<br /><br /><b><i>Ma se il limone è riuscito a curare un disturbo come la cistite, forse possiede altre doti nascoste?</i></b><br />Comincia così, una ricerca lunga e laboriosa. Sapete che ricerche diverse hanno dimostrato che Il limone è in grado di uccidere le cellule tumorali, dimostrando un’efficacia 10.000 volte più forte della chemioterapia? Poi t’imbatti nelle dichiarazioni rilasciate a Ok Salute – di cui è garante scientifico – da Umberto Veronesi: “Una bella limonata fa da scudo contro il cancro. La ricerca ha evidenziato per questo frutto un ruolo speciale nella prevenzione, sebbene nessun alimento da solo possa essere uno scudo efficace se non è inserito in una dieta e in uno stile di vita salutare. Nei limoni ci sono molecole con notevoli proprietà antiossidanti, capaci di contrastare l’azione dei radicali liberi, che possono alterare la struttura delle membrane cellulari e del materiale genetico (DNA) e quindi aprire la strada ai processi di formazione della neoplasia. Sono i flavonoidi, presenti ad alte concentrazioni, e i limonoidi (che si ritrovano soprattutto nella buccia e che contribuiscono a fornire il tipico sapore agro). In più, hanno il potere di limitare le infiammazioni croniche, che a loro volta sono alla base, spesso, della trasformazione neoplastica dei tessuti. I limonoidi, dal canto loro, mostrano una diretta capacità di frenare alcuni tipi di cellule cancerose, come quelle del neuroblastoma: l’hanno verificato, per ora solo in provetta, i ricercatori della Texas Agriculture Experiment Station di Chillicothe (Stati Uniti). &nbsp;L’ideale è una spremuta di un limone il giorno. E una spruzzata di limone sull’insalata, è un gesto che bisognerebbe ricordarsi di fare più spesso”.<br /><br />Ulteriori ricerche confermano che il limone è un rimedio provato contro praticamente tutti i tipi di tumore. Non solo, è uno spettro anti-microbico contro le infezioni batteriche e i funghi, funziona come antidepressivo, utile contro stress e disturbi nervosi, regolatore di pressione alta, combattente naturale di parassiti interni e vermi.<br /><br />Secondo uno studio statunitense, il limonene, sostanza contenuta nel limone, pare sia impiegata con successo nella distruzione dei calcoli nella cistifellea, e nella cura di tumori a pancreas, stomaco e intestino.<br /><br />Ma torniamo ai flavonoidi: uno studio pubblicato su Journal of Agricultural and Food Chemistry rivela che queste sostanze sono in grado di limitare l’azione di particolari molecole con alto potenziale cancerogeno. Un’altra ricerca, pubblicata su Current Cancer Drug Targets, afferma che i flavonoidi hanno ilpotere di rallentare il processo di duplicazione delle cellule tumorali.<br /><br /><b><i>Allora perché siamo costretti ad assumere versioni sintetiche di sostanze naturali?</i></b><br />Un nostro lettore scrive che il limone gli ha salvato la vita. “Tre medici, un cardiochirurgo…un mese di vita…storia lunga ma sono vivo dopo più di sette anni, non assumo più alcun farmaco”. Come, scusa? “In poche parole dopo il ricovero, dopo aver fatto tre volte l’Ecocolordoppler (metodica diagnostica non invasiva, che permette la visualizzazione ecografica dei principali vasi sanguigni e lo studio del flusso ematico al loro interno nda) tre medici diversi e un cardiochirurgo mi danno da un mese a una settimana di vita. Diagnosi: una necrosi ha compromesso già più del 25 % del cuore…Non si può più fare molto … Arrivederci e grazie! Una mia carissima zia mi consiglia “metti il Limone”. Così ho fatto, direttamente sul cuore: piano piano ho avuto miglioramenti fino alla completa guarigione”.<br /><br />Il succo di limone è utile nel prevenire e curare la malattia? Pare proprio di sì. Ha un sapore abbastanza gradevole e soprattutto non produce gli effetti terribili come la chemioterapia. Ma interessante è l’effetto che produce su cisti e tumori.<br /><br />Inevitabile continuare a cercare, il WEB e i libri sono fonte inesauribile di bufale, certo, ma anche di notizie.<br /><i><br />Come diceva Agatha Christie: “Una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze fanno un indizio, tre coincidenze fanno una prova”.</i><br /><br />Una delle fonti sulle proprietà anticancerogene del limone ha dell’incredibile, perché arriva nientemeno che da uno dei più grandi produttori di droga al mondo: dal 1970, dopo più di venti test di laboratorio, si rileva che distrugge le cellule maligne in dodici tipi di cancro, incluso quello del colon, del seno, della prostata, polmone e pancreas.<br /><br />Addirittura, secondo l’Istituto di Scienze della Salute di Baltimora, i composti dell’albero di limone hanno dimostrato un’efficacia 10.000 volte superiore di uno dei più usati farmaci chemioterapici. Non bastasse, pare che questo tipo di terapia a base di estratto di limone abbia la capacità di distruggere solo le cellule tumorali maligne senza influire su quelle sane.<br /><br />Gli studi sul limone davvero si sprecano, così scopriamo che il limone è un valido aiuto anche per chi ha poche difese immunitarie perché può “aumentare” la produzione dei globuli bianchi. Anche per quanto riguarda il trattamento del diabete, questo frutto si è dimostrato un ottimo deterrente.<br /><br />Studi scientifici in fase ancora embrionale, hanno individuato nella tangeritina, elemento presente nella buccia del limone, la possibilità di controllare i livelli di colesterolo nel sangue. Allo stesso tempo, sono all’esame i suoi effetti positivi nella cura del morbo di Parkinson.<br /><br />Secondo la Reams Biological Ionization Theory, il limone sarebbe l’unico alimento anionico al mondo, caratteristica che lo renderebbe particolarmente benefico per la salute, grazie al contributo dato nell’interazione tra cationi e anioni, necessaria per la produzione di energia a livello cellulare.<br /><br />Per le proprietà depurative e disintossicanti, sarebbe opportuno bere una spremuta di limone il mattino a digiuno. Tutti siamo convinti delle sue proprietà astringenti? Ebbene, bevuto il mattino, il limone aiuta a regolare l’intestino…e combatte la cellulite.<br /><br />Ma l’uso del limone è davvero infinito: tarmicida naturale, è sufficiente appendere negli armadi qualche sacchetto di tela contenente scorze di limone secche per tenere alla larga le tarme.<br /><br />Gli antichi Egizi ne usavano il succo per curare le dermatiti. Potremmo andare avanti all’infinito, ma se gli antichi usavano il limone come vera e propria medicina naturale in grado di curare e prevenire malattie, dov’è finita tutta questa conoscenza?<br /><br />Concludiamo con una breve sintesi, una sorta di “Bignami” dei benefici effetti del limone:<br /><br /></span></p><ul><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Ostacola l’insorgere dell’osteoporosi<br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Riequilibra il Ph del corpo<br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Migliora la digestione<br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Favorisce il riposo<br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Previene raffreddore e influenze<br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Depura il fegato<br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Elimina gli acidi urici<br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Favorisce l’attività intestinale<br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Dissolve i calcoli biliari, renali e i depositi di calcio che si accumulano nei reni <br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Previene la calcolosi urinaria <br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Contrasta i radicali liberi <br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Previene l’invecchiamento cellulare dell’organismo <br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Abbassa il colesterolo <br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Favorisce la digestione <br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Ha proprietà antibatteriche <br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Elimina i parassiti intestinali <br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Rafforza i vasi sanguigni <br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Regola la pressione del sangue <br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Ha proprietà anticancro <br /></span></p></li><li><p style="text-align: justify;"><span class="ff2 cf1 fs20">Favorisce la produzione di energia <br /></span></p></li></ul><p style="text-align: justify;"><span class="cf4 ff2 fs20"><br /></span><span class="fs24 cf5 ff2">Se una mela il giorno toglie il medico di torno, cosa ci costa aumentare l’utilizzo del limone nella nostra vita quotidiana, partendo dal famoso bicchiere il mattino?</span><span class="fs20 cf1 ff2"><br /><br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff2 fs20 cf1">Articolo originale tratto da &nbsp;italiainweb.com<br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff2 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 08:41:49 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- Monti, De Benedetti e Napolitano]]></title>
			<author><![CDATA[Alan Friedman, Financial Times]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_7d105034"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Alan-Friedman.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs32 cf3 ff1">Monti’s secret summer</span><span class="fs28 cf3 ff1"><br /></span><span class="ff1 fs20"><br /></span><span class="fs24 ff1">Pubblicato il 10 febbraio 2014 da Alan Friedman</span><span class="ff1 fs20"><br /><br />Ecco il mio articolo, uscito stamattina sul Financial Times, che svela i retroscena di quell’estate del 2011, quando Giorgio Napolitano già sondava Mario Monti sulla sua disponibilità a prendere il posto di Silvio Berlusconi, cosa che effettivamente avvenne solo diversi mesi dopo.<br /><br />10 febbraio 2014 - For years Carlo De Benedetti, the Italian industrial tycoon, has spent a few days each summer relaxing with friends and family in the refreshing climate of St Moritz. The posh Swiss resort is a favourite with the great and good of Italy, among them Mario Monti, the former prime minister and an old friend of Mr De Benedetti’s.<br />In the summer of 2011 the two met in the industrialist’s alpine retreat for a private chat about a development that was to have profound public consequences.<br />“Mario asked if we could get together, and I chose a typical little Swiss trattoria for dinner, just outside of St Moritz. But at the last minute he said he wanted to talk in private and so I said ‘Sure, stop by my house before dinner’ and so he came by,” Mr De Benedetti says. “And it was then he told me that it was possible that the president of the republic, Napolitano, would ask him to become prime minister, and he asked my advice.”<br />Mr De Benedetti says the two men “discussed whether he should accept the offer, and when would be the right moment to do so. This happened at my house in August, so in fact he had already spoken with President Napolitano.”<br />The offer from Giorgio Napolitano, the Italian president, to Mr Monti of the job of prime minister – a post that was still very much occupied by Silvio Berlusconi, the billionaire centre-right politician – is at the core of serious questions of legitimacy in Italy. What happened in Italy that summer and autumn as policy makers battled the crisis gripping the eurozone is still a subject of intense debate.<br />That the president was planning the replacement of the elected Mr Berlusconi by the unelected technocrat Mr Monti – months ahead of the eventual transfer of power in November – reinforces concerns about Mr Napolitano’s repeated and forceful interventions in politics. His outsized role since the crisis has led many to question whether he stretched his constitutional powers to their limits – or even beyond.<br />Summer of crisis<br />Outside the calm of St Moritz that summer, the eurozone crisis was raging. Market speculation against Italian and Spanish sovereign debt was rampant and the spread between Italian Treasury bonds and German Bunds was rocketing. As its borrowing costs rose there was talk that Italy could default. Italy was in crisis – politically as well as economically.<br />In Rome, Mr Berlusconi was presiding over a rancorous, unstable coalition and increasingly distracted by allegations over sexual relations with Karim el-Mahroug, a Moroccan nightclub dancer. All of Europe seemed to be lambasting him.<br />Yet despite the controversy engulfing Mr Berlusconi, he was still the sitting prime minister and his government was legitimate under the rules of Italy’s parliamentary democracy.<br />How long that might last was a subject of conversation between Mr De Benedetti and Mr Monti that August.<br />“I told Mario that he should take the job but that it was all a question of timing. If Napolitano formalised the offer in September then that was fine, but if he left it until December then it would be too late,” recounts Mr De Benedetti.<br />Romano Prodi, a former president of the European Commission and another old friend of Mr Monti’s, recalls a similar conversation, but even earlier, towards the end of June 2011. “We had a long and friendly conversation,” Mr Prodi says, “and he asked for my thoughts, and I told him, ‘look here Mario, there is nothing you can do to become prime minister but if the job is offered to you then you cannot say no. So you should be the happiest man alive’.”<br />Corrado Passera, a leading banker who was to become Mr Monti’s minister for economic development, infrastructure and transport, was meanwhile given the green light that summer by Mr Napolitano to prepare a confidential 196-page document containing his own proposals for a wide-ranging “shock therapy” for the Italian economy. It was a programme of proposed government policies and reforms that went through four successive drafts as Mr Napolitano and Mr Passera discussed it back and forth that summer and into the autumn.<br />Power changes hands<br />Italy’s crisis intensified throughout the autumn of 2011. All Italians still remember the smirk of scepticism on the faces of Angela Merkel, the German chancellor, and Nicolas Sarkozy, the French president, when they were asked at a press conference in October if they had confidence in Mr Berlusconi’s ability to cut the deficit or reduce the debt, which was then at 120 per cent of gross domestic product. (The latest figure is 133 per cent.) On November 9 2011 Mr Napolitano appointed Mr Monti a senator for life, thus making him a member of parliament. On November 12, at a meeting with the president, Mr Berlusconi resigned, ending his third stint as prime minister. Within 24 hours – rather than call for fresh elections – Mr Napolitano named Mr Monti, the economics professor and former European commissioner who had never held elected office, as prime minister. The full cabinet was sworn in three days later.<br />Mr Berlusconi’s supporters cried foul and made noisy claims that there had been a “coup”. In the capitals of Europe there were cheers but Italy was divided, with relief on the left and anger on the right.<br />‘A signal in that direction’<br /><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20">- See more at: http://www.alanfriedman.it/montis-secret-summer/#sthash.FCGgpu5a.dpuf<br /><br /></span><span class="cf1 ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 08:32:53 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- SI VOTA, MANCA POCO! ISTRUZIONI PER L'USO]]></title>
			<author><![CDATA[indven]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_j17404r2"><p style="text-align: center;"><span class="fs28 cf3 ff1">REFERENDUM PER INDIPENDENZA DEL VENETO: <br />SI FARA’ DAL 16 AL 21 MARZO</span><span class="ff1 fs20"> <br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="ff0 fs20"><span class="cf0"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/Plebiscito16-21.jpg"  title="" alt=""/></span></span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20">Inviato il 01/29/2014 di indven <br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20"> &nbsp;<br />Il comitato referendario Plebiscito.eu ha annunciato la data in cui si terrà il referendum di indipendenza del Veneto: <b>si voterà domenica 16 marzo dalle ore 7 alle ore 22 e da lunedì 17 a venerdì 21 marzo dalle ore 9 alle ore 18.<br /></b></span><span class="ff1 fs20"><br />L’indizione della Votazione Elettronica segue l’approvazione della Risoluzione 44/2012 da parte &nbsp;della Regione Veneto e di tutti i Comuni e province del Veneto che hanno approvato il percorso referendario per l’indipendenza del Veneto.<br />Il quesito che sarà posto a tutti i cittadini veneti residenti con diritto di voto sarà il seguente: “VUOI CHE IL VENETO DIVENTI UNA REPUBBLICA FEDERALE INDIPENDENTE E SOVRANA?”.<br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="ff1 fs20">--- Ogni cittadino potrà votare con un Sì, oppure con un No ---<br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20"><br />Come si voterà:</span><span class="fs28 ff1"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=jwrh6yqq5bg" target="_blank" class="imCssLink"> (video)<br /></a></span><span class="ff1 fs20"><br />1. OGNI CITTADINO VENETO RICEVERA’ A CASA IL CODICE PERSONALE SEGRETO PER VOTARE. <br />Dal 1° al 15 marzo accedendo al sito www.plebiscito.eu ci si potrà pre-registare al voto: &nbsp;si riceveranno in tal modo tutte le istruzioni per votare comodamente da casa &nbsp;e per abilitare il codice di voto laddove non si sia ricevuta la comunicazione postale personale.<br /><br />2. IL CODICE DOVRA’ ESSERE USATO il giorno <b>DOMENICA 16 MARZO 2014 DALLE ORE 7 ALLE ORE 22 E DA LUNEDÌ 17 A VENERDÌ 21 MARZO DALLE ORE 9 ALLE ORE 18.<br /></b></span><span class="ff1 fs20"><br />3. <b>SI VOTA ATTRAVERSO INTERNET</b></span><span class="ff1 fs20">: usando un qualsiasi computer o dispositivo mobile, collegandosi al sito internet www.plebiscito.eu.<br /><br /><b>SI POTRA’ VOTARE ANCHE CON IL TELEFONO</b></span><span class="ff1 fs20">: chi non può collegarsi ad internet, potrà telefonare facilmente al numero </span><span class="fs24 ff1"><b>0423 40 20 16.</b></span><span class="ff1 fs20"><br /><br />Verrà chiesto il codice personale e quindi si potrà esprimere il voto. <i>Si potrà quindi anche indicare una preferenza per il candidato che vorremo eleggere per attuare la nostra volontà.</i></span><span class="ff1 fs20"> I candidati saranno consultabili dal 1° marzo sul sito <a href="http://www.plebiscito.eu/" target="_blank" class="imCssLink">www.plebiscito.eu.</a></span><span class="ff1 fs20"> Ogni cittadino veneto con diritto di voto potrà candidarsi a far parte della delegazione dei plenipotenziari veneti accedendo al sito dal 20 febbraio prossimo e fino al 1° marzo.<br /><br />Plebiscito.eu ha anche comunicato che potranno votare anche i cittadini veneti residenti all’estero iscritti all’AIRE: i loro voti saranno computati a parte, in quanto non è possibile inviare preventivamente una comunicazione ad ognuno di loro. Essi potranno ottenere il codice di voto sempre via internet attraverso il sito www.plebiscito.eu preregistrandosi a partire dal 1° marzo 2014.<br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Feb 2014 11:20:32 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- ACQUA ALTA A CASALE]]></title>
			<author><![CDATA[G.Bogoni]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_pkh125r5"><p style="text-align: left;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-2" src="http://www.brovazzo.it/images/Sile-090502.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 03 Feb 2014 08:35:48 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- BANKA ITALIA]]></title>
			<author><![CDATA[Alessandro Bianchi intervista a Nino Galloni]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_836v3lne"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Nino-Galloni.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">&quot;Per evitare che l'Italia torni alla sovranità monetaria anche in caso di uscita dall'euro&quot; </span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /> <br /></span><span class="fs24 cf1 ff1">Il prof. Nino Galloni sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia</span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20 cf1">di Alessandro Bianchi<br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20 cf1"><br /><i>Nino Galloni. Economista. Ha insegnato all'Università Cattolica di Milano, all'Università di Modena ed alla Luiss. Dal 2010 è membro effettivo del collegio dei sindaci all'INPS. Autore di Chi ha tradito l'economia italiana? e Prendi i tuoi soldi e... scappa? La fine della globalizzazione.</i><br /><br /><br /></span><span class="cf4 ff1 fs20">- Ancora in discussione in Aula (ora non più visto quanto è successo ieri in Parlamento - ndr) in queste ore il decreto che intende imporre una rivalutazione delle quote di Bankitalia, ferme ai 156 mila euro di valore del 1936. &nbsp;Il capitale - se il decreto legge stilato da Saccomanni il 26 novembre scorso dovesse essere convertito entro stasera - passerà a 7,5 miliardi di euro di riserve della Banca centrale e agli azionisti, principalmente banche private, sarà garantito un dividendo del 6%, quindi fino a 450 milioni di euro di profitti l'anno. Infine, le quote della Banca di Italia potranno essere vendute a soggetti stranieri purché comunitari. Si tratta dell'ennesimo regalo, ormai neanche così tanto mascherato, alle banche o c'è qualcos'altro di più dietro questa iniziativa del governo Letta?</span><span class="cf1 ff1 fs20"> <br />La questione è sicuramente più complessa del regalo alle banche su cui si sofferma gran parte del dibattito oggi. Non è quella la reale posta in gioco e sono altri due i punti chiavi che devono essere compresi.<br /> <br />Primo. Si vuole evitare che, anche in caso di uscita dall'Italia dall'euro, il Paese possa tornare ad esercitare in futuro la piena sovranità monetaria con una Banca nazionale attiva. Mentre oggi con un capitale di 156 mila euro sarebbe piuttosto agevole rendere nuovamente pubblica la Banca Centrale e salvare anche le nostre lire, con il decreto deciso dal governo Letta diventa praticamente impossibile. Per ripristinare la sovranità monetaria, nel caso dell'Eurexit e nel caso che dovesse passare questo decreto, l'unica soluzione sarebbe creare una nuova Banca d'Italia. Operazione chiaramente molto complessa. Comunque, la vicenda è un segnale di forte debolezza da parte di chi oggi combatte per sostenere l'euro. <br /> <br />Secondo punto. A parte i regali a questa o quella entità bancaria, vi è una questione molto più delicata e riguarda il Monte dei Paschi di Siena. Il suo presidente Alessandro Profumo ha dichiarato recentemente che se non si fa la ricapitalizzazione subito di Mps salta tutto il sistema bancario italiano. Traduzione: se non si fa la ricapitalizzazione e Mps diventa pubblica comprerà il denaro dalla Bce allo 0,25%, lo rivenderà allo Stato allo 0,30% e, quindi, quella differenziale di guadagno che oggi hanno le banche dai tassi d'interesse sui titoli di Stato e lo 0,25% non lo ricaveranno più. Sono questi i due aspetti più importanti della questione che devono essere compresi per avere piena consapevolezza della posta in gioco.<br /><br /> <br /></span><span class="cf4 ff1 fs20">- Con questo decreto si vuole quindi assicurare che, qualunque sia lo scenario politico che si produrrà a seguito dell'immane crisi economica in atto, lo stato non possa comunque riappropriarsi della sua sovranità monetaria?</span><span class="cf1 ff1 fs20"> <br />Si lo ribadisco è il primo punto. La vera battaglia in corso non è solo tra pro-euro o anti-euro, ma che scenario abbiamo in mente in caso di uscita dalla moneta unica. Lo si farà ripristinando la sovranità monetaria e degli Stati o rimanendo schiavi con monete diverse dall'euro? Questo decreto sulla Banca d'Italia è il segnale di cosa? Il fronte anti euro non è oggi una realtà omogenea e si divide tra coloro che vogliono uscire dall'euro a qualunque costo e quelli che vogliono farlo ripristinando la sovranità monetaria. E l'obiettivo, oggi, è tagliare la strada a questi ultimi ed evitare che il giorno dopo che salta l'euro, magari nei modi più imprevedibili, lo Stato possa tornare ad esercitare la piena sovranità monetaria. Certamente lo scenario che si creerebbe in questo modo sarebbe di grande confusione con conseguenze che non si possono oggi prevedere, ma gravi.<br /> <br /> <br /></span><span class="cf4 ff1 fs20">- Qual è un modello sano di governance di Banca centrale da prendere a modello?</span><span class="cf1 ff1 fs20"> <br />Lo è sicuramente quello dell'Inghilterra, dell'Australia o degli Stati Uniti d'America, se poi i dollari non li stampassero per questioni discutibili. In generale, quello che vedo è che solo la vecchia &nbsp;Europa abbia deciso di abdicare alla propria sovranità monetaria. Non è da tutti avere rinunciato ad una funzione così essenziale. In futuro, la Banca d'Italia, dovrà essere autonoma ma non indipendente.<br /><br /> <br /></span><span class="cf4 ff1 fs20">- Anche se i media tradizionali hanno praticamente deciso di non occuparsi della questione, l'opinione pubblica si è mobilizzata sulla vicenda della ricapitalizzazione delle quote di Bankitalia ed in aula alcuni gruppi parlamentari, soprattutto il Movimento cinque stelle, si sono resi protagonisti di una dura azione di ostruzionismo sulla conversione del decreto. Ritiene che ci siano possibilità concrete che alla fine il governo possa fare un passo indietro?</span><span class="cf1 ff1 fs20"> <br />Me lo auguro. Sicuramente ci si è mossi in ritardo, ma ora che è stata raggiunta una piena consapevolezza è importante proseguire in questa azione. Soprattutto per il Movimento cinque stelle sarebbe una vittoria mediatica importante, di risposta a tutti coloro che l'accusano di muoversi solo su questioni secondarie. <b>Questa è una vicenda di fondamentale importanza per il futuro del nostro Paese. <br /></b><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 cf1 fs20"><br /></span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 Jan 2014 10:23:04 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- LA SCUOLA VENETA]]></title>
			<author><![CDATA[Elisa Finco su Plebiscito]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_caesj971"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/elisa-finco1.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">Elisa Finco sta con Plebiscito2013.eu. </span><span class="ff1 fs20"><br /><br /></span><span class="fs24 ff1">Di seguito riportiamo il suo scritto per Plebiscito2013.eu</span><span class="ff1 fs20"><br /><br /></span><span class="fs24 ff1"><i>La scuola che vorrei per il Veneto</i></span><span class="ff1 fs20"><br /><br /><br /><br /><b>Insegno…o almeno ci provo dico sovente.</b></span><span class="ff1 fs20"><br /><br />Se potessi avere la possibilità di riformare la scuola partirei dall’asilo…ho sempre guardato con enorme interesse il modello di scuola di Rudolf Steiner…e avrei tanto desiderato farla frequentare a mia figlia. Ma i costi e 60 km di distanza dalla scuola steineriana più vicina me lo hanno impedito.<br /><br />Le righe?!? Le vedono forse in quinta, giusto perché devono adeguarsi semmai ad una scuola’pubblica’… Normale, appiattita su programmi e burocrazia sterile.<br /><br />Mi piacerebbe poter fondere il modello pedagogico salesiano ( educare é cosa di cuore..non di graduatorie!!!!) e il modello steineriano, che punta sulla formazione costante e libera..senza momenti preconfezionati per dover ‘sapere’ quel concetto.<br /><br />Saper fare, saper essere, superare le difficoltà, promuovere la resilienza ai momenti critici che la vita pone ai giovani. Saper inventare, creare, PENSARE!!!<br /><br />Proporrei una didattica che come riferimento abbia i life skill’s proposti dall’oms, competenze per la vita, e qui si capisce come sia fondamentale la preparazione dei docenti. &nbsp;Attualmente mi trovo schiava di un sistema scolastico costruito su graduatorie dove chi pubblica un libretto sulle campane di Cefalù, dove chi pur di fare una supplenza di tre ore alla settimana vive in auto per mesi, avanza in graduatoria davanti ad insegnanti della provincia di origine o almeno di residenza, i quali per campare fanno alt[ ]ro e non i docenti precari.<br /><br />La scuola italiana che vedo é un contenitore di persone in graduatoria a cui garantire la cattedra…non un progetto educativo di un POPOLO!!!<br /><br />La scuola Veneta, la scuola del Veneto indipendente la vorrei così, strutturata sulle esigenze di formazione atte a realizzare i giovani integralmente, promuovendo le capacità del singolo ( fantasia, espressione, comunicazione, abilità) perché diventino risorse della collettività, oltre che per se stesso. Forte imprinting linguistico, tecnologico, filosofico e storico, puntando sulla ricerca della VERITA’ storica, sul senso CRITICO per poter filtrare la realtà senza farsi ‘infinocchiare’ da qualche reality quando qualcuno sta distruggendo il loro domani.<br /><br />Selezione dei docenti in base a graduatorie di merito, non di punti per anzianità o pubblicazioni o meramente titoli.<br /><br />Una scuola che punti moltissimo sulla formazione di professionisti e qualificati che diano la possibilità &nbsp;di sbocchi reali, soddifacenti, che garantiscano una vita dignitosa a loro e alle loro famiglie e non alla rincorsa dell’ultimo ddl…o ancor peggio rincorrendo il fantasma di emigrare per ‘sopravvivere’ dopo aver speso la propria vita a prepararsi per una professone di cui apprendi vivendo che non c’era la necessità.<br /><br />Un’ università stampo vecchio ordinamento, non ridotta a rifare le scuole superiori…<br /><br />Ricordo che la &nbsp;libertà e la pace si costruiscono nelle menti delle persone.<br /><br />Se un ragazzo impara ad amare il proprio territorio, la propria professione, sarà un giovane molto più realizzato, impegnato, integrato e che saprà proiettarsi verso l’esterno con energia e sicurezza.<br /><br />Sogno di sentir dire un giorno ai miei allievi: ” La Sicilia?L’ Africa? Napoli? Sidney? Zurigo? Posti meravigliosi, ma vivo benissimo in Veneto, la mia terra mi ama e io amo lei e posso condividerla con chi ci chiede aiuto, perché so che le autorità venete hanno a cuore i loro cittadini e li tuteleranno contro chi li voglia danneggiare e depredare.”<br /><br /></span><span class="fs24 ff1">Devo parlare loro di giustizia…e voglio vederla io per prima la giustizia!</span><span class="ff1 fs20"><br /><br /></span><span class="fs24 ff1">Devo parlare loro di Stato?!? Voglio ci sia…uno Stato. Uno stato Veneto.</span><span class="ff1 fs20"><br /><br />Elisa Finco - il suo scritto per Plebiscito2013.eu<br /><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 29 Jan 2014 11:06:20 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- FISCAL compact, com'è!]]></title>
			<author><![CDATA[Paolo Becchi e Federico Actite]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_y59b7453"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs24 cf3 ff1">Nei giorni scorsi si è molto parlato del Fiscal compact, la cui abolizione costituisce uno dei punti del programma del M5S per le prossime elezioni europee. </span><span class="ff1 fs20"><br /><br />Forse è il caso di chiarire alcune cose al riguardo. Il Fiscal compact non fa parte del diritto comunitario e dei trattati dell’Unione Europea, ma è un semplice trattato internazionale firmato a Bruxelles da 25 dei 28 capi di governo degli Stati membri dell’UE lo scorso 2 marzo 2012.<br />Questo trattato intergovernativo dal punto di vista economico prevede disposizioni che avranno conseguenze notevoli per l’Italia che non solo non l’aiuteranno a uscire dalla crisi economica in cui versa ormai da anni, ma che l’impoveriranno ulteriormente. Il Fiscal compact rappresenta una conferma e un ulteriore consolidamento delle misure di austerity sin qui adottate per risolvere la crisi dell’Euro. L’articolo 1 del Fiscal compact recita infatti: “Con il presente trattato le parti contraenti, in qualità di Stati membri dell’Unione europea, convengono di rafforzare il pilastro economico dell’unione economica e monetaria adottando una serie di regole intese a rinsaldare la disciplina di bilancio attraverso un patto di bilancio…”. Queste regole includono l’obbligo del pareggio di bilancio: “Le parti contraenti applicano le regole enunciate nel presente paragrafo in aggiunta e fatti salvi i loro obblighi ai sensi del diritto dell’Unione europea: a) la posizione di bilancio della pubblica amministrazione di una parte contraente è in pareggio o in avanzo” (art. 3.1) e impongono altresì di accantonare ogni anno una somma necessaria per ridurre di un ventesimo la quota di debito superiore al 60% del PIL e rientrare così nei parametri stabiliti (art. 4).<br />Tale somma è onerosa soprattutto per quei paesi che come l’Italia presentano una quota di debito molto superiore a quella percentuale. Per il nostro paese parliamo infatti di un debito di oltre duemila miliardi di Euro, equivalente a circa il 133% del PIL. Rientrare al di sotto del 60% nell’arco di vent’anni comporterebbe per l’Italia un ulteriore aggravio di circa 50 miliardi di Euro all’anno, i quali potrebbero aumentare se, come avvenuto in questi anni, le ottimistiche previsioni di crescita del PIL non dovessero avverarsi.<br /><b>Si tratta di una cifra enorme</b></span><span class="ff1 fs20">, se tanto per fare un paragone pensiamo che la contestata IMU sulla prima casa porta alle casse dello stato “appena” 4 miliardi di Euro. Come potrebbe lo Stato ottenere allora ogni anno questi 50 miliardi di Euro? Ovviamente attraverso l’introduzione di nuove tasse, operando nuovi pesanti tagli allo stato sociale e soprattutto svendendo quanto rimane di pubblico dopo decenni di privatizzazioni. Ma questi sacrifici per raggiungere il tanto agognato obiettivo del 60% non dovrebbero durare un anno o due, bensì almeno un ventennio. <br />Insomma, il nostro futuro è la Grecia. Un altro aspetto del Fiscal compact merita di essere sottolineato. L’articolo 16 recita: “Al più tardi entro cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente trattato, sulla base di una valutazione dell’esperienza maturata in sede di attuazione, sono adottate in conformità del trattato sull’Unione europea e del trattato sul funzionamento dell’Unione europea le misure necessarie per incorporare il contenuto del presente trattato nell’ordinamento giuridico dell’Unione europea. “ Queste parole confermano quanto abbiamo già detto all’inizio della nostra analisi, ovvero che il trattato approvato è stato redatto al di fuori dell’ordinamento giuridico comunitario, ma aggiungono anche un altro particolare di cui in questi mesi si è poco parlato: entro cinque anni dalla sua entrata in vigore tale accordo verrà incorporato nell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea. Se questo è lo scopo, perché dunque gli Stati firmatari del Fiscal compact non hanno scelto di seguire sin dall’inizio la procedura prevista dai trattati europei per la loro revisione inserendo subito queste norme all’interno dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea? Confrontando questi due diversi modi di procedere scopriamo altri elementi interessanti. A partire dal 2009 con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona l’elaborazione e la ratifica dei trattati europei secondo l’articolo 48 del trattato sull’Unione Europea (TUE) prevede la consultazione e il coinvolgimento di un ampio numero di attori, inclusi non solo i 28 capi di Stato, ma anche la Commissione Europea, i Parlamenti nazionali e il Parlamento Europeo.<br />Inoltre è prevista anche la ratifica e la discussione del nuovo trattato da parte di tutti i Parlamenti dei 28 paesi dell’UE, nonché il ricorso al referendum laddove consentito dalla Costituzione. Il risultato negativo di tali referendum può obbligare alla rinegoziazione del testo originariamente firmato dai capi di Stato, com’è già avvenuto ad <i>esempio nel 1992 in Danimarca per il trattato di Maastricht o ancora nel 2008 in Irlanda per il trattato di Lisbona.<br /></i></span><span class="ff1 fs20">Con il Fiscal compact al contrario si è scelto non solo di optare per un trattato internazionale, ma si è imposto l’obbligo di incorporare entro cinque anni il suo contenuto nel diritto comunitario, stravolgendo in questo modo la procedura prevista dall’UE per la modifica dei trattati.<br />È evidente che si è voluto aggirare l’ostacolo del Parlamento Europeo costringendo in pratica i Parlamenti nazionali ad approvare il Fiscal compact. <br />Così è avvenuto infatti nel nostro paese, quando a ridosso della chiusura estiva dei lavori parlamentari nel luglio 2012 il Fiscal compact è stato approvato con voto unanime delle due Camere dato dalle forze politiche che avevano aderito al governo Monti e il Presidente della Repubblica, dopo averne sollecitato la ratifica, l’ha controfirmato rendendolo a tutti gli effetti vincolante per il nostro paese. <i>Che ora in vista delle prossime elezioni europee, <br />alcune di queste forze politiche si facciano paladine dell’abolizione del Fiscal compact è pura ipocrisia.<br /></i></span><span class="ff1 fs20">Ecco perché è importante che i portavoce del M5S abbiano già presentato mozioni parlamentari denunciando pubblicamente i nomi di tutti coloro che hanno ratificato e firmato questo trattato. Ma la battaglia del M5S, assume un significato fondamentale anche per le prossime elezioni europee, perché come abbiamo visto l’articolo 16 del <br />Fiscal compact prevede di inserire il suo contenuto all’interno dei trattati europei. <br />Una vittoria del M5S alle prossime elezioni europee servirà a impedire che ciò avvenga, difendendo la centralità del Parlamento Europeo come ora sta difendendo la centralità di quello italiano.” <br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="ff1 fs20">Paolo Becchi e Federico Actite<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 29 Jan 2014 10:54:07 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- €URO EURO Euro euro ]]></title>
			<author><![CDATA[Innominabili (Troppo Competenti)]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_w56hi4f0"><p style="text-align: center;"><span class="cf0 ff0 fs20"><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a></span><span class="cf1 ff1 fs20"><br /></span><span class="ff1 cf1 fs20"><br /><span class="cb3"><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink">clicca per leggere</a> </span></span><span class="cf4 ff1 fs20 cb3"> </span><span class="cb2 cf1 ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 cb2 cf1 fs20"><br /><br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="fs36 cf5 ff1 cb2"><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink">Destinato a tutti coloro che pensano non si possa porre rimedio a questa situazione economica. </a><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="fs36 cf5 ff1 cb2"><br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="cf0 fs20 ff0 cb2"><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="http://www.brovazzo.it/images/euro_simbolo_vc3o24i8.jpg"  title="" alt=""/></a></span><span class="cf1 ff1 fs20 cb2"><br /><br /></span><span class="cb3 cf1 ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="cb3 cf5 ff1 fs20"><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink">clicca per leggere</a></span><span class="cb2 cf4 ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: right;"><span class="cb3 cf5 ff1 fs20"><a href="http://www.brovazzo.com/euro--nooo-.html" target="_blank" class="imCssLink">clicca per leggere<span class="cf4 cb2"> </span><span class="cf5 cb2"><br /></span></a></span></p><p style="text-align: center;"><span class="ff1 cb2 cf1 fs20"><br /><br /><br /><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 25 Jan 2014 12:34:23 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- LA NUOVA PRIMAVERA]]></title>
			<author><![CDATA[Paolo L. Bernardini, Plebiscito.eu]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_8u0h208y"><p style="text-align: left;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Popolo-a-San-Marco.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">La nuova Primavera dei popoli mediterranei </span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20"><br /><br /><br /></span><span class="fs24 ff1">Di Paolo L. Bernardini</span><span class="ff1 fs20"><br /><br /><br />Se al modo di dire “scoppia un 48” nei secoli futuri si sostituirà quello “scoppia un 14”, dal mio quartierino nell’aldilà non potrò che essere felice, e sorridere soddisfatto. In questi giorni di gennaio, giorni d’attesa trepida, di preparativi, di aspettative, di lotta, ritorno volentieri, e offro ai lettori un ulteriore motivo di riflessione, sull’esperienza che diede vita al 1848, ancora più che mai viva nella coscienza siciliana e napoletana, una scintilla che accese le polveri di un continente intero, con ampi strascichi globali.<br /><br />Perché è da quelle che sembrano periferie, ma non lo sono – la Sicilia del Regno delle due Sicilie, uno degli stati più importanti non solo del Mediterraneo, ma del mondo, a metà Ottocento, ricco di denaro e di industrie, di talenti e di possibilità – che scoppiano spesso scintille che mettono in crisi interi sistemi di equilibrio dei sistemi politici, come quello instaurato dalla Lega Santa a Vienna, nel 1815, che avrebbe dovuto garantire eterna pace al mondo, cosa che non vi sarà finche gli Stati continueranno ad esistere. Almeno la Lega, o “Concerto delle Nazioni” ebbe il merito di garantire trent’anni di pace precaria, su premesse non solide, ma anzi spesso farraginose. La Lega delle Nazioni dopo il 1919 fece molto peggio: nel 1939 l’Europa era già in guerra, e il periodo tra le due guerre, come valenti storici hanno ampiamente dimostrato, e rimando all’ottimo “A ferro e fuoco” di Enzo Traverso, studioso marxista formatosi a Genova, emigrato in Francia, e ora negli USA a Cornell University, fu in realtà di belligeranza sotterranea ma neppur troppo, si consumò una vera guerra civile europea tra 1914 e 1945 con un’interruzione necessaria quasi solo per mettere a punto le armi e costruirne di nuove, per far meglio scempio di popoli e città, se non civiltà intere.<br /><br />Ora, dalla rivoluzione siciliana del 1848, che scoppia il 12 gennaio, si possono prendere diversi spunti di riflessione. Innanzi tutto storiografici: si suole dire che le rivoluzioni del 1848 sono tutte uguali, nel senso di una replica aggiornata di quella francese del 1789: la ricerca di una limitazione al potere assoluto del monarca attraverso lo strumento costituzionale, per dare lo spazio di rappresentanza ambito non tanto al “popolo”, quanto a nobili (il caso siciliano) o borghesi che dalla gestione del potere politico erano almeno ufficialmente esclusi. Parzialmente vero, ma solo parzialmente. Certamente, vi era in Sicilia il precedente costituzionale, e la nuova costituzione del 1848 ricalca ampiamente quella del 1812. Buona, o meglio discreta rappresentanza popolare, limitazione del governo assoluto, principi “liberali”, anche se non anti-cattolici, nel significato peculiare al tempo di “liberalismo”, che nulla ha a che vedere con il liberalismo classico (“liberale” è concetto che ha assunto tanti significati, a volte affatto contrastanti, nella Storia). Ma vi è un motivo di fondo molto importante, davvero, che gli storici tendono a non sottolineare troppo, co-onestati nella loro impresa di disinformazione tramite non menzione, dal fatto che personaggi come Crispi, poi futuro artefice e carnefice nello Stato unitario, prese parte a tali moti, ed anzi partecipò al governo di quello che alcuni – significativamente – chiamavano “Stato di Sicilia”, altri “Regno di Sicilia”.<br /><br />Il 48 siciliano fu l’ultimo grande moto INDIPENDENTISTICO dell’isola, l’isola dei Vespri, superiore anche a quello del MIS negli anni Quaranta del Novecento, perché RIUSCITO.<br /><br />La fine delle tradizionali autonomie – e fortissime – che riflettevano le situazioni diverse le quali a loro volta dividevano radicalmente Napoli da Palermo, la Napolitania dalla Sicilia, nonostante l’uso comune della locuzione “Regno delle Due Sicilie”, fu sancita dopo Vienna. Nel 1816 una “legge fondamentale” tolse le prerogative di autonomia dei due regni, in modo molto violento: qualcosa di simile, se vogliamo, al “Treaty of Union” tra Scozia e Inghilterra del 1707. Insomma si inventarono proprio le premesse di un “calderone” meridionale, una MERIDIONIA, perdonatemi la cacofonia del neologismo (una Padania realizzata, ma con molto meno affinità di quante non ve ne siano tra i popoli padani, accomunati almeno, e non è poco, dalla geografia) m non ostante questo, sul breve termine almeno, il neonato regno centralistico continuò a prosperare economicamente, ma furono premesse per la devastazione sul lungo termine, e l’incapacità di affrontare crisi come quella determinata dall’arrivo dei corsari garibaldini.<br /><br />La sciagurata decisione di Ferdinando I (o IV) del 1816 pose fine alla pur sofferta convivenza sotto una stessa corona di territori con tradizioni diversissime, da secoli. Insomma, il distacco da Napoli, il rivendicare una propria identità nazionale, il rifiuto di un sistema integrato e centralistico di gestione di quella “monarchia federata” che fu per lungo tempo il Regno di Napoli “congiunto” con quello di Sicilia – in un modello di antico regime, la Polonia-Lituania, ma anche parzialmente il Sacro Romano Impero, inviso ai centralisti biecamente interessati al potere e al denaro che ogni governo centralistico e forte dispensa ai suoi servi, sottraendo risorse vitali ai popoli – fu alla base della breve ma significativa vicenda dello “Stato di Sicilia”, che terminò tragicamente nel maggio 1849. Nel 1772-1792, occorre ricordarlo, le potenze imperialistiche e centralistiche europee avevano spartito e sepolto definitivamente, per oltre un secolo, la Polonia, scomparsa dalle mappe, e, se Hitler avesse continuato l’alleanza con Stalin e i due avessero vinto la guerra, la Polonia non esisterebbe più.<br /><br />Perché terminò malamente l’esperienza dello Stato di Sicilia? Terminò perché si voleva l’indipendenza, o meglio il ritorno all’indipendenza sottratta, ma non ci si accordò sul sistema di governo, vi era chi voleva una repubblica, i mazziniani, chi delirava Gioberti alla mano su un’Italia federata con a capo il Papa, vi erano i nobili conservatori e iperconservatori, i sognatori di una “Italia Unita”, ma anche federalisti non sciocchi, i borbonici costituzionalisti, e quant’altro.<br /><br />“La Sicilia sarà sempre Stato indipendente” è la chiave di violino, scritta e benedetta, della Costituzione e quel che si sente nell’aria, ma il risultato è che si chiama a governare addirittura un Savoia, nel complesso sistema di parentele tra Savoia e Borbone che talvolta fa apparire tutto il c.d. Risorgimento come uno scontro dinastico e una scherzo di cattivo gusto tra cugini e affini, Ferdinando Alberto Amedeo, il quale peraltro per vari motivi, ma adducendo il pretesto d’esser impegnato in guerra, rifiuta addirittura tale indesiderato onore. Storia triste, che va dalla Grecia (appena liberata, appena costituita in Stato) al Messico, quella di dover ricorrere a “sovrani stranieri” per governare il proprio popolo e la propria terra, perfino dopo l’esito positivo di guerre di indipendenza (non sarebbe il caso di rinominare la “rivoluzione siciliana” del 1848 “GUERRA DI INDIPENDENZA SICILIANA DEL 1848”, mentre con abominio si chiama “prima guerra di indipendenza italiana” proprio la schermaglia quaranttotesca che impegnò assai poco i Savoia, e ancor meno “l’Italia” che non esisteva?). Il tentativo degli storici di far di tutte le erbe – le guerre del 1848 – un fascio, somiglia sinistramente a quel che viene fatto nel Settecento aggiogando il diavolo e l’acqua santa, ovvero la Guerra d’Indipendenza Americana e la Rivoluzione Francese.<br /><br />Tutto finisce nel sangue ma prima ancora in futili puntigli. La Sicilia perde l’indipendenza per l’incapacità della propria mal assortita e improvvisata classe politica a sostenere, una volta ottenutala, tale indipendenza stessa, per l’incapacità a gestire la libertà, e perché forse non tutti i siciliani nel governo dello Stato tale indipendenza volevano davvero mantenere. Poi si possono tirare in causa gli inglesi e i francesi – chi appoggiavano veramente, i mazziniani come La Masa o i nobili palermitani gelosi dei loro privilegi e ampiamente intrecciati negli interessi con gli inglesi stessi, da tempo presenti in forma di potentissima colonia commerciale in città? – la disaffezione del popolo (con molte eccezioni), la massiccia offensiva militare borbonica, insomma, una serie di ragioni, ma il parlamento siciliano, dal 25 marzo1848 a maggio 1849, quanto la città capitola, era fortemente, intimamente diviso.<br /><br />Non manca il materiale per chi voglia approfondire. Ad esempio “Sicily and England”, di Tina Whitaker, tradotto in italiano dall’editore Torri del Vento di Palermo nel 2012. Manca forse un libro recente, agile che parli sinteticamente della vicenda, ma vi sono opere grandiose del passato, come quelle di Vincenzo Finocchiaro e di Federico Curato. E vi è abbondanza di materiale memorialistico: ad esempio il vivace diario del Principe di Torremuzza, pubblicato a Palermo nel 1898, o gli inediti di Michele Amari pubblicati a Napoli nel 1937 con il titolo “La rivoluzione siciliana del 1848”. Per capire qual era il contesto internazionale in cui il 48 siciliano ebbe luogo, si deve leggere l’ottimo lavoro del mio collega Eugenio Di Rienzo, “Il regno delle due Sicilie e le potenze europee” (Rubbettino, 2012), che è anche l’opera più recente sul tema. Vi è abbondante materiale a stampa sulla rivoluzione siciliana – atti di assemblee, memorie, e molto altro – per cui una monografia – possibilmente in inglese, per parlare al mondo – sarebbe quanto mai gradita.<br /><br />Ma qui non siamo in un’accademia. Dal punto di vista pratico-politico. Il 16 febbraio vi sarà il primo importante voto referendario elettronico, in Veneto. E vi saranno le elezioni regionali in Sardegna, con Sardegna Possibile data al 25% almeno dai recenti sondaggi, e Michela Murgia che per la propria terra dà veramente l’anima, come Eva Klotz per il Sudtirolo. Forse ci vorrebbe una donna con gli attributi cubici anche per il Veneto e la Lombardia. In quegli stessi giorni vi saranno importanti decisioni prese a Trieste. Tutto il mondo delle “nazioni senza Stato”, o piuttosto delle “nazioni con troppo Stato”, di coloro che vogliono uscire dalla camera a gas dei centralismi obsoleti e criminali, sembra in fermento come lo era nel 1848. I moti siciliani diedero vita a quelli piemontesi, poi a quelli milanesi, e poi a quelli veneziani? Certo, il tutto si giuoca in pochi giorni. Il 22 marzo Venezia si libera dagli Austriaci, il 22 marzo terminano vittoriosamente le Cinque Giornate, il 25 marzo si apre il Parlamento palermitano.<br /><br />La Storia insegna Vico e non solo lui ha corsi e ricorsi, e dunque è meglio essere preparati in anticipo ad ogni evenienza. E se può essere vero che la Storia non si fa con i ma e con i se, la sottobranca storica della cliometria ha dimostrato che si può fare anche e scientificamente con i se e con i ma. Se la Sicilia avesse gestito meglio il proprio 48 e la propria indipendenza non si troverebbe nello stato di miseria e assoggettamento in cui si trova ora, nelle mani di politici che neanche s’azzardano ad applicare del tutto uno Statuto che alla fine garantirebbe una propria quasi-indipendenza almeno nelle entrate, ovvero, una indipendenza di fatto (se in Lombardia rimanessero il 100% delle somme esatte dalla fiscalità italiana, a cosa si ridurrebbe l’appartenenza all’Italia? Le dittature fiscali mostrano bene il loro spirito mercenario, quando sottrai loro il maltolto, si elide e si scioglie ogni altro legame, che appunto, in principio, non esiste). Non solo, ma per quanto riguarda la Sicilia non si sarebbe arrivati all’invasione garibaldina, alle stragi ovvero ai genocidi sabaudi, a tutto il resto. Il Parlamento mal governato e litigioso del 1848-1849 palermitano, mi spiace dirlo, ha sulla coscienza le stragi dei patrioti siciliani dopo il 1861.<br /><br />La Storia offre rapidamente occasioni immense, non le si sfrutta, e la Storia ci punisce. L’invenzione del Meridione nasce con la sciagurata scelta borbonica – e di chi vi era dietro – di unificare del tutto Sicilia e Napoletania nel 1816. Nel 2016 si festeggerà il bicentenario della prima sciagura (“Frankenstein” uscì dalla penna di Mary Shelley nel 1818 e sono sempre più convinto che la signora trasse ispirazione dalle fusioni e soppressioni di Stati operate a Vienna). Ma che lo Stato di Sicilia “indipendente per sempre” del 1848-1849 sia stato sciaguratamente gestito, è davanti agli occhi di tutti. Meridionia è morta dopo poco più di un anno di vita.<br /><br />Ora, meglio evitare gli errori del passato, perché immagino un parlamento dello Stato di Sardegna nascituro che si dibatte in maniera lacerante su questioni (interessate, portate avanti da gruppi di interesse più o meno forti), tipo “dobbiamo federarci con l’Italia?”, “dobbiamo rimanere nell’Unione Europea?”, “dobbiamo darci una forma di democrazia diretta”?”, “dobbiamo tornare forse ad essere parte dell’Italia, viste le difficoltà?”. Ma Michela Murgia si domanderà e domanderà: “Che cosa fa veramente l’interesse della MAGGIORANZA dei Sardi?”. Per questo credo che ad ogni indipendenza debba precedere una fase “costituente”, o piuttosto “ricostituente”, che dia vita però a costituzioni molto mondane, flessibili, leggere, se proprio occorre imporle al popolo.<br /><br />Ora di questo, mutatis mutandis, discutevano a Palermo, se vi fosse stata coesione, anche la massiccia offensiva del Filangieri, che portò alla conquista di Messina con un’anticipazione in forma di bombardamento dei futuri terremoti, avrebbe potuto essere respinta.<br /><br />I popoli istintivamente non si fidano dei loro governanti se questi sono tragicamente divisi e lacerati tra di loro. Fu il caso della Sicilia del 1848.<br /><br />Non dubito “Sardegna possibile” presenterà un progetto di Sardegna sostenibile largamente condiviso dai Sardi. Per quel che mi riguarda, rispondo alla frequente obiezioni verso l’indipendentismo veneto – che rappresento in minima parte – riguardo all’assenza di un progetto politico chiaro: io, personalmente, lo ho. Plebiscito2013 lo ha, e penso anche Indipendenza Veneta. Per quel che riguarda il mio, personalissimo: fuori dall’Italia, fuori dall’Europa, bitcoin o un nuovo ducato come moneta, sistema federale svizzero con miglioramenti, stato leggerissimo e decentrato, senza capitale, senza costituzione, ma con una somma di regole-madri sottoponibile a revisione continua, democrazia diretta elettronica a ratifica delle decisioni parlamentari, federalismo fiscale accentuato (su una flat-tax del 15%, il 10% ai Comuni, il resto a quel che resta dello Stato centrale appunto, con funzioni di co-ordinamento ma nel pieno rispetto della sussidiarietà). In via transitoria, adozione dei quattro codici italiani, con rapida convocazione di costituente di giuristi per una ri-codificazione su modello di Common Law, ovvero, su quello…della Serenissima…Un profondo, profondissimo ripensamento della spesa pubblica, con relativi tagli ai rami secchi attraverso un sistema di prepensionamenti, agevolazioni, way out, tipo quello, che nessuno ha osato contestare, che fece la Germania quando si prese i Länder dell’Est, pagando un’enormità (ora gli italiani contribuiscono al riassesto del budget tedesco), ereditando una massa di impiegati-sussidiati dallo Stato nullafacenti (tra questi, diecine di migliaia di “ricercatori” della Accademia delle Scienze, impoltroniti dal salario, minimo ma garantito, che vennero “rigenerati” dai tedeschi dell’Ovest).<br /><br />Ma questo dico io. I membri del futuro parlamento veneto saranno quelli che decideranno, mettendosi in ascolto del POPOLO VENETO. Le persone che governeranno la Sardegna nella fase di transizione saranno quelle che decideranno.<br /><br />Attenzione solo allo spettro di Palermo 1848. Avevano ri-conquistato la libertà, e l’indipendenza, e tra liti e puntigli se la sono fatta scappare, tragicamente. Una tragedia immane. Ed ecco che quegli uomini, o meglio alcuni tra di essi, si getteranno nella ancor più tragica impresa sabauda, facendo scontare per un secolo mezzo al loro popolo la dipendenza da una capitale molto più lontana, e molto meno interessata a loro, di quanto fosse la stessa. Napoli. Avevano Palermo, ed ebbero prima Torino e poi Roma. Quale castigo, forse eccessivo. La capitale si allontanò da loro, ma non la pressione fiscale, e prima ancora, gli stermini avvenuti quanto Torino era capitale, ovvero, era la capitale più lontana. Meglio sarebbe stato Napoli? Mah, meglio Palermo. La Sicilia è un’isola diceva Canepa e se Dio l’ha creata così, vi sarà stata pure una ragione.<br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20">-------------------------------------------------------------<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 22 Jan 2014 08:26:45 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- PLEBISCITO VENETO, NON E' UN SONDAGGIO !!]]></title>
			<author><![CDATA[Ludovico Pizzati, spokesperson]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_qik5a6fb"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Ludovico-Pizzati-SpokesPerson.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">NON è un sondaggio ma una vera e propria Consultazione!</span><span class="ff1 fs20"><br /><br /></span><span class="fs24 ff1">Lodovico Pizzati<br /></span><span class="ff1 fs20">Spokesperson Plebiscito2013.eu<br /><br />Data la latitanza del Consiglio Regionale Veneto che esercita l’immobilismo di fronte ad un progetto di legge regionale per indire un referendum per l’indipendenza del Veneto, Plebiscito2013 ha lanciato l’opzione di interpellare la cittadinanza con una identica consultazione popolare da effettuare tramite le amministrazioni comunali. Per ridurre i costi operativi di questo plebiscito sull’indipendenza del Veneto, e per traghettare il Veneto nel ventunesimo secolo, Plebiscito2013 ha promosso una piattaforma digitale, già adottata ufficialmente in paesi più civili come l’Estonia, la Svizzera e gli Stati Uniti d’America.<br /><br /><i>Purtroppo, o per ignoranza o per sabotaggio, il plebiscito digitale è stato recentemente denigrato come un sondaggio privo di valore istituzionale. Questa affermazione è falsa per le seguenti ragioni:</i></span><span class="ff1 fs20"><br /><br />In termini di riconoscimento internazionale non ha importanza se l’istituzione pubblica che promuove la consultazione popolare è una amministrazione regionale o una amministrazione comunale. Se la Regione Veneto tenta di evitare che i propri cittadini si esprimano per via democratica la cosa intelligente da fare è aprire strade alternative. I sindaci e i consigli comunali sono stati eletti dai cittadini veneti e sono dei legittimi rappresentanti del popolo veneto tanto quanto i rappresentanti regionali. La Regione Veneto non è al di sopra dei comuni per quanto riguarda la rappresentanza istituzionale di un popolo. Fare un referendum tramite la Regione Veneto è un percorso senz’altro più veloce, ma in caso di stallo è deleterio aspettare una “concessione” da un organo regionale che non vuole assumersi delle responsabilità. Bisogna esplorare alternative altrettanto legittime e valide sebbene operativamente più impegnative (approvazione da 581 comuni al posto di un consiglio regionale).<br /><br />La definizione di sondaggio è la seguente: “un metodo statistico volto a valutare le proporzioni di diverse caratteristiche di una popolazione a partire dallo studio di una parte della popolazione, chiamata campione”. <br />L’indagine sondaggistica interpella una frazione (un campione) della cittadinanza per stimare l’opinione dell’intera popolazione. Un sondaggio può essere accurato o meno a seconda se viene utilizzato un metodo scientifico oppure no. <br />A prescindere dalla precisione un sondaggio non può avere valenza ufficiale perché appunto indaga solo una frazione della cittadinanza. Ciò che determina un sondaggio non è il metodo utilizzato (digitale o cartaceo), ma è l’utilizzo di un campione al posto dell’intera popolazione.<br /><br />Se una consultazione da la possibilità all’intera popolazione di esprimersi, evitando ostacoli al voto, informando adeguatamente e facilitando la votazione, a prescindere dalla tecnologia utilizzata (carta e matita, pc, tablet, smartphone) la consultazione (chiamala plebiscito o referendum) è totalmente legittima per rappresentare la volontà di un popolo.<br /><br />Purtroppo 150 anni di burocrazia ci hanno abituato a considerare procedure con timbri e bolli come più ufficiali di metodi telematici, ma in realtà grazie all’evoluzione tecnologica queste sono solamente delle inefficienze costose da lasciare nel passato assieme allo stato italiano.<br /><br /><b>In conclusione il plebiscito digitale non è un sondaggio perché fatto per via telematica, è un referendum legittimo perché consulta a tutti gli effetti l’intera popolazione e non solo un campione.</b></span><span class="ff1 fs20"><br /><br />Se i consiglieri regionali ostacolano il percorso democratico non è che delegittimano la sovranità popolare, ma semplicemente delegittimano se stessi come nostri rappresentanti istituzionali.-------------------------<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Jan 2014 08:36:15 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- BANCA D'ITALIA, svendita]]></title>
			<author><![CDATA[M5S]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_91kgs676"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/senato_grillo.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">La svendita della Banca d'Italia</span><span class="ff1 fs20"><br /><br /> <br />Il governo sta mettendo le mani sulla Banca d'Italia per fare l'ennesimo regalo alle banche private, forse anche a quelle straniere. <br /><span class="imUl"><i><br />E lo fa utilizzando il solito decreto che asfalta il Parlamento e che si occupa di tutt'altro: l'ultima rata Imu 2013</i>.</span></span><span class="ff1 fs20"> <br /><br /><b>Il decreto IMU serve a dar via la Banca d'Italia all'insaputa dei cittadini. </b></span><span class="ff1 fs20"><br /><br />Nel decreto Imu esistono articoli che aumentano il valore delle quote della banca centrale in mano agli azionisti privati, ossia le maggiori banche, assicurazioni, Inps e Inail. <br />Una rivalutazione arbitraria e contestata da più parti ha portato l'ammontare delle azioni da 156mila euro (era il 1936) a 7,5 miliardi di euro. Pagata dalla stessa Banca d'Italia, che attingerà alle proprie riserve, che sono un bene pubblico perché i profitti di una banca centrale sono ottenuti attraverso le sue funzioni pubbliche in regime di monopolio. Alle banche sarà garantito un dividendo del 6% (remunerazione senza eguali sul mercato per quanto riguarda asset free-risk) e dunque intascheranno sino a 450 milioni di euro sui profitti della Banca d'Italia. Allo Stato invece andranno gli spiccioli. In più, nessuno potrà detenere più del 3%, mentre oggi ci sono gruppi bancari che hanno quote molto più alte (solo Intesa e Unicredit assieme detengono il 64%), quindi molte azioni torneranno in ballottaggio. E potrebbero finire a soggetti controllati da banche straniere. Si rischia un altro colpo alla nostra sovranità economica. Il M5S farà di tutto per evitare questo scandalo.&quot;<br /><br /><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 20 Jan 2014 14:16:03 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- SCASSARE TUTTO]]></title>
			<author><![CDATA[Fabiano Amati, Linkiesta]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_8805b9o8"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Fabiano-Amati,-Il-Fatto-Quotidiano.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">LA LEZIONE DI MACHIAVELLI<br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20 cf1">Fabiano Amati - 20/01/2014</span><span class="fs28 ff1 cf1"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20 cf1"><br /></span><span class="fs24 ff1 cf1">È il momento di “scassare tutto” il sistema Italia.<br />Un Paese inerte, ancorato al Novecento, dove le riforme sono osteggiate da chi gode dello status quo. </span><span class="fs20 ff1 cf1"><br /><br />«... <b>non lasciare cosa niuna intatta</b>», avrebbe detto un fiorentino, parlando “sopra” i primi dieci libri della storia di Tito Livio. C’è da dire che pur scassando a volontà, la maggior parte dei nostri problemi non si potrebbero risolvere senza l’Europa. Si potrebbe dire addirittura senza il Mondo, non senza un pizzico di ragione. <br />Obiezioni fondate, purché non si trasformino in alibi, auto-assoluzioni, o pensieri dal respiro mozzo. Ma non si può continuare come se nulla fosse.<br /> <br />Si è detto scassare, dunque. Questa parola non evoca solo delitti e violenza. Ha pure un significato virtuoso: lavorare in profondità il terreno su cui viviamo rilassati. Senza aratura c’è la rovina, anche per chi si sente piazzato con maggior agio. Non c’è giorno in cui il nostro mondo non presenti la crisi e il fallimento di cose che negli anni sono servite all’Italia del secolo scorso, nonché ad organizzarle. Nate per produrre benessere e ricchezza collettiva, sono cresciute – &nbsp;non prive di vizio – nel rifiuto d’ogni mutamento o riforma, finendo per preservare le comodità e l’abitudine di pochi.<br /> <br />Così si è presenta a noi l’argomentazione cornuta, il dilemma: scassare queste cose o rianimarle?<br /><br />Sinora quasi mai si è scelto di scassarle. Pur moribonde si è preferito rianimarle. È troppo temuta la voce grossa degli stakeholders. Chi sono? I portatori di interessi: sia pur all’italiana – non a caso praticano il catenaccio – sono gli animatori della stakeholder view, che già di per sé fece arrabbiare Milton Friedman (chissà cosa avrebbe detto se avesse conosciuto il suo applicativo nel Belpaese). Si presentano sempre armati di sguardo minaccioso per presidiare e condizionare decisioni e decisori. Il guaio è che ci riescono, facendo partorire scelte che non valgono più d’un accanimento terapeutico. <br /> <br />Ed é così che la cosa morente si rianima, insufflata di risorse pubbliche, anabolizzanti per blatte, o inventando regole stucchevoli di controllo sulla miriade di procedimenti già ampiamente regolati. Tutto allo scopo di rimandare i problemi, lasciarli in eredità; a farla breve, la tranquillità dell’inerzia. Le scelte radicali appaiono sempre impopolari, almeno per coloro che non sanno resistere al successo politico immediato, per quanto effimero.<br /> <br />Se solo le regole di una “moderna” e chiara contabilità delle risorse pubbliche, prevedessero nei bilanci un calcolo obbligatorio sul peso delle spese - o delle norme sui procedimenti - sulla testa delle future generazioni, la conclusione sarebbe in moltissimi casi senza appello: inutili.<br />Anche negli ultimi anni e mesi abbiamo dato prova dello psicodramma elettorale, messo in scena per ottenere la simpatia dei garantiti. Alcune volte attraverso decisioni, altre volte omettendo di assumerle.<br /> <br />E per capirsi valgano alcuni modelli.<br /> <br /><b>Prefetture</b>: sarebbero da cancellare se il legislatore nazionale lo prevedesse. Ma da noi che si fa? Si nominano Prefetti per un numero superiore alle sedi.<br /> <br /><b>Senato</b>: parliamo di abolizione. Giusto. Nel frattempo la spesa di Palazzo Madama è aumentata del 6,22%, sia pur per le pensioni e non per la spesa corrente. Ma ai commentatori attento non è sfuggito il “balletto” legislativo sul contributo di solidarietà da prelevare sulle pensioni d’oro, che anche con l’ultima legge di stabilità non ha trovato parole chiare.E mentre ci si spende, spandendo, per rianimazioni impossibili, non si trovano i fondi per contenere la fiscalità usuraia. Il risultato è un grande rimorso.<br /> <br />Ancora qualche esempio. <b>Comitati, commissioni e consigli</b> che nei procedimenti amministrativi intervengono per pareri tecnico-consultivi, dei quali si potrebbe fare a meno. Il loro numero totale è incerto, simile alla questione omerica. L’impegno dovrebbe essere quello di cancellarli. Ad oggi non si ha notizia nemmeno dell’intento.<br /> <br />Infine, troppo lento è ancora oggi ogni processo di semplificazione amministrativa. Decine di passaggi burocratici per rispondere ad un’istanza, come se il tempo perso non rappresentasse un costo. <br /> <br />Sguazziamo nello “stato stazionario”, così come lo vide Adam Smith nella sua Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni. Cosa sarà mai questo stato stazionario? Semplice. È la capacità dell’élite, per definizione poco incline a scassare, di utilizzare per il proprio tornaconto (potere, prima di tutto) le complicazioni del sistema amministrativo. Privo di complicazioni il potere è soggetto a distribuzione; e pertanto &quot;che non sia mai&quot;.<br /> <br />E allora scassare tutto è l’unico impegno che grava sugli ottimisti. Lasciare le cose intatte è la pratica dei pessimisti malinconici, modificarle - invece - significa fare come Davide quando diventò re (è sempre il fiorentino a ricordarlo): ricolmò di beni gli affamati e rimandò i ricchi a mani vuote. Ma era già scritto nel Magnificat. <br />A proposito, il fiorentino era </span><span class="fs24 ff1 cf1">Niccolò Machiavelli</span><span class="fs20 ff1 cf1">.<i> (*)<br /></i></span></p><p style="text-align: right;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-2" src="http://www.brovazzo.it/images/LINKIESTA.png"  title="" alt=""/></span><span class="cf1 ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 cf1 fs20">(*) Da non confondere con Rienzi . NdBl.</span><span class="fs24 ff1 cf1"><i><br />--------------------------------------------------------------------------------------------</i></span><span class="fs20 ff1 cf1"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 20 Jan 2014 14:13:49 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- PLEBISCITO, considerazioni]]></title>
			<author><![CDATA[Gianluca Busato]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_6f4rqkj3"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/GianLuca-Busato.png"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">Emigriamo tutti assieme nel Veneto indipendente!<br /><br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="cf0 fs20 ff0"><a href="http://www.plebiscito2013.eu/" onclick="return x5engine.utils.imPopUpWin('http://www.plebiscito2013.eu/','imPopUp', 800,600);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Vai al Sito', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-2" src="http://www.brovazzo.it/images/Plebiscito1.jpg"  title="" alt=""/></a></span><span class="fs28 cf3 ff1"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20 cf1"><br />L’altro ieri Alberto Alesina e Francesco Giavazzi hanno pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui hanno concesso qualche credito a Matteo Renzi (pur tra mille distinguo e dubbi) e auspicato possibilità di riforma del sistema italiano.<br />Il loro intervento a dire il vero ha lasciato un po’ di amaro in bocca: come si può infatti continuare ad avere fiducia nel gattopardismo trasformista che riesce a sovrapporre continuamente nuove reti di potere alle vecchie mai venute meno, con l’unico comune denominatore, al solo fine di finanziare il sottosviluppo e il loro sistema di potere, di aumentare la pressione fiscale e il furto, in particolare per quanto ci riguarda, nei confronti del Veneto?<br />Questi primi 10 giorni di gennaio sono scivolati via portandosi dietro uno strascico di consapevolezza oramai ben penetrata nella società civile sull’insostenibilità della situazione attuale.<br />Ci pare quindi molto strano che chi come Alesina con il suo (e di Spolaore) The Size of Nations, ha teorizzato la superiorità dei piccoli stati nell’odierno mondo caratterizzato da libertà di commercio, di trasporto e di comunicazione, si ostini ad avere fiducia in una via d’uscita nel potere centrale del più odioso leviatano del mondo. È chiaro che prendere posizioni forti possa risultare controproducente per le relazioni con il sistema di potere italico, ma chi riveste ruoli accademici di grande importanza internazionale ha il dovere anche di esporsi indicando le verità scomode, a rischio di alienarsi le simpatie degli oscuri gerarchi della partitocrazia. Oggi tra l’altro non esiste più la scusa di rischiare di vedersi assimilati alla lega, in quanto il pensiero indipendentista moderno oramai ha fatto molta strada, costringendo la stessa lega e non solo a diventare follower.<br />Venendo a noi, in questo scenario molti si chiedono come possano anche alcuni veneti – sempre meno per la verità – ancora confidare nelle possibilità di salvezza della repubblica italiana: a dire il vero dovrebbe essere ben chiaro a tutti che tale illusione è resa possibile dal più oppressivo sistema informativo del mondo occidentale, che vede sotto il controllo stretto della partitocrazia ogni mezzo di informazione televisivo e stampato che conti, con il chiaro scopo di mantenere la popolazione all’oscuro del furto quotidiano delle nostre risorse. E per quanto sia pur vero che la rete internet negli ultimi anni si sia ritagliata uno spazio di libertà, è altrettanto evidente che una buona parte della popolazione meno alfabetizzata e più anziana è cloroformizzata dal grande fratello tricolorito assetato dei nostri soldi.<br />O quantomeno ciò avveniva fino a poco tempo fa. Oggi la condivisione di un sentimento di sfiducia totale verso lo stato pare essersi fatto strada in ogni ambito sociale, nel lavoro, a scuola, nei bar e nelle case dove un sempre maggior numero di veneti disoccupati abbraccia la disperazione più cupa.<br />Il clima sociale sempre più grave rende ancor più chiaro che prossime settimane saranno di fondamentale importanza per l’organizzazione della strategia indipendentista, che è sempre più l’unica alternativa alla grande emigrazione di massa dei veneti.<br />E se a qualcuno fosse sfuggito, lo scenario per la realizzazione concreta dell’indipendenza del Veneto oggi è più che mai frutto del disegno di Plebiscito.eu, l’organizzazione sempre più presente nel territorio che saputo concepire il piano concreto per la riconquista della sovranità da parte della Repubblica Veneta, grazie al <b>Plebiscito Digitale</b>, <i>il Referendum Veneto per l’indipendenza che si terrà per via telematica attraverso la rete internet e il telefono.<br /></i></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 Jan 2014 10:01:13 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- The SIZE of NATIONS]]></title>
			<author><![CDATA[Alesina - Spolaore]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_7xdd513s"><p style="text-align: left;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/The-Size-Of-Nations.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs28 cf3 ff1">La dimensione delle Nazioni</span><span class="fs20 cf1 ff1"><br />Alberto Alesina - Enrico Spolaore<br /><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="fs24 cf3 ff1">Panoramica<br /></span><span class="fs20 cf1 ff1">(Traduzione Automatica)<br /><br />Gli autori di questo libro puntuale e provocatorio utilizzano gli strumenti di analisi economica per esaminare la formazione e il cambiamento dei confini politici. Essi sostengono che, mentre tali questioni sono sempre state al centro delle analisi storica, gli economisti internazionali hanno avuto la tendenza a considerare la dimensione di un paese come &quot;esogena&quot;, o non più soggetto alle spiegazioni che la posizione di una catena montuosa o il corso di un fiume. Alesina e Spolaore considerano i confini di un paese ad essere soggetto alla stessa analisi, come ogni altra istituzione dall'uomo. In The Size of Nations , essi sostengono che la dimensione ottimale di un paese è determinata da un trade-off costi-benefici tra i vantaggi di dimensioni e dei costi di eterogeneità. In un grande paese, pro capite costi possono essere bassi, ma le preferenze eterogenee di una vasta popolazione rendere difficile per fornire servizi e di formulare politiche. I paesi più piccoli possono trovare più facile rispondere alle preferenze dei cittadini in modo democratico.<br /><br />Alesina e Spolaore motivare la loro analisi con semplici modelli analitici che mostrano come i modelli della globalizzazione, conflitti internazionali, e la democratizzazione degli ultimi 200 anni in grado di spiegare i modelli di formazione dello stato. Il loro obiettivo non è solo &quot;normativo&quot;, ma anche &quot;positivo&quot;, cioè, non solo per calcolare la dimensione ottimale di uno stato in teoria, ma anche per spiegare il fenomeno delle dimensioni del paese in realtà. Essi sostengono che la complessità delle condizioni reali non osta ad una analisi sistematica, e che una tale analisi, la sintesi di economia, scienze politiche e storia, può aiutarci a comprendere gli eventi del mondo reale.<br /><br />Informazioni sugli autori<br /><b>Alberto Alesina</b> è Nathaniel Ropes Professor di Economia Politica presso l'Università di Harvard. Egli è il coautore (con Enrico Spolaore) della dimensione delle Nazioni (MIT Press, 2003).<br /><b>Enrico Spolaore</b> è è professore di Economia presso la Tufts University.<br /><br />per saperne di più: &nbsp;<a href=" http://mitpress.mit.edu/authors/alberto-alesina" onclick="return x5engine.utils.imPopUpWin(' http://mitpress.mit.edu/authors/alberto-alesina','imPopUp', 800,600);" class="imCssLink"> http://mitpress.mit.edu/authors/alberto-alesina</a><br /><br />Recensioni<br />&quot;Questo libro è un tour de force ...&quot;, Leonard Dudley, EH.NET<br /><br />&quot;Questo studio intrigante da due economisti cerca di scoprire una logica economica dietro la dimensione delle nazioni.&quot;-Affari Esteri<br /><br />Alcuni autorevoli avalli:<br />&quot;La dimensione delle Nazioni&quot; esemplifica il meglio dell'economia politica. Rende argomenti semplici ma incisivi su una grande, complessa e multiforme insieme di fenomeni, e quindi verifica questi argomenti utilizzando le migliori tecniche disponibili. Il risultato è una combinazione mozzafiato di acutezza analitica e l'importanza del mondo reale. L'affermazione che la confluenza della globalizzazione, democratizzazione, e la fine della guerra fredda era l'incubatrice perfetta per l'esplosione di Stati nazionali nel 1990 è Colpiscono potente. La dimensione delle Nazioni a lungo sarà ammirato e studiato in le scienze sociali, ma stimolerà anche un notevole dibattito e ulteriori ricerche sulla sua affascinante materia &quot;. <br />-Geoffrey Garrett, Vice Rettore dell'Istituto Internazionale e professore di Scienze Politiche, Università della California, Los Angeles<br /><br />&quot;In questa superba e pionieristico monografia, Alesina e Spolaore convincente applicare gli strumenti dell'economia per mostrare come le forze economiche e politiche influenzano la rottura e l'integrazione dei popoli in un mondo in continua evoluzione. Questo è un nuovo dominio di analisi che sarà della massima importanza in il ventunesimo secolo. &quot; <br />-G<br /><br />&quot;Ora ci sono quasi duecento nazioni, un numero che è più che raddoppiato negli ultimi 60 anni. Ci saranno probabilmente alcune economie di scala e dimensioni del paese prevede peso politico nel mondo degli affari, ma i governi dei paesi più piccoli sono probabilmente meglio in grado di vedere e di fornire ciò che i cittadini vogliono. Alesina e Spolaore utilizzano un numero di modelli teorici chiare e nitide per mostrare come questi compromessi possono essere riprodotti, in una varietà di processi di voto, per produrre una distribuzione di equilibrio di dimensioni nazionali. Questo libro importante e fantasioso divampa sentieri che <br />molti altri seguiranno. &quot; <br />-John F. Helliwell, Professore Emerito di Economia, Università di British Columbia<br /><br />&quot;Questo è un libro straordinario che fornisce una rigorosa, divertente, e vista molto originale di ciò che determina il numero e le dimensioni dei paesi. Una lettura obbligata per tutti gli studiosi nel campo della economia pubblica, economia internazionale e delle relazioni internazionali&quot;, Jaume Ventura , CREI e Universitat Pompeu Fabra<br /><br />USA<br />55 Hayward Via <br />Cambridge, MA 02142-1315 USA<br />UK<br />Suite 2, 1 Duchess Via <br />Londra, W1W 6AN, Regno Unito<br />-------------------------------------------------<br />Segue il testo originale<br />-------------------------------------------------<br />The Size of Nations<br />By Alberto Alesina and Enrico Spolaore<br />Overview<br />The authors of this timely and provocative book use the tools of economic analysis to examine the formation and change of political borders. They argue that while these issues have always been at the core of historical analysis, international economists have tended to regard the size of a country as &quot;exogenous,&quot; or no more subject to explanation than the location of a mountain range or the course of a river. Alesina and Spolaore consider a country's borders to be subject to the same analysis as any other man-made institution. In The Size of Nations, they argue that the optimal size of a country is determined by a cost-benefit trade-off between the benefits of size and the costs of heterogeneity. In a large country, per capita costs may be low, but the heterogeneous preferences of a large population make it hard to deliver services and formulate policy. Smaller countries may find it easier to respond to citizen preferences in a democratic way.<br /><br />Alesina and Spolaore substantiate their analysis with simple analytical models that show how the patterns of globalization, international conflict, and democratization of the last two hundred years can explain patterns of state formation. Their aim is not only &quot;normative&quot; but also &quot;positive&quot;—that is, not only to compute the optimal size of a state in theory but also to explain the phenomenon of country size in reality. They argue that the complexity of real world conditions does not preclude a systematic analysis, and that such an analysis, synthesizing economics, political science, and history, can help us understand real world events.<br /><br />About the Authors<br />Alberto Alesina is Nathaniel Ropes Professor of Political Economics at Harvard University. He is the coauthor (with Enrico Spolaore) of The Size of Nations (MIT Press, 2003). <br />Enrico Spolaore is Professor of Economics at Tufts University. __<br /><br /><br />--------------------------------------------------<br /><br />Alberto Alesina<br />Alberto Alesina is Nathaniel Ropes Professor of Political Economics at Harvard University. He is the coauthor (with Enrico Spolaore) of The Size of Nations (MIT Press, 2003).<br /><br />Titles by This Author<br />The Future of Europe<br />Reform or Decline<br />By Alberto Alesina and Francesco Giavazzi<br />Unless Europe takes action soon, its further economic and political decline is almost inevitable, economists Alberto Alesina and Francesco Giavazzi write in this provocative book. Without comprehensive reform, continental Western Europe's overprotected, overregulated economies will continue to slow—and its political influence will become negligible. This doesn't mean that Italy, Germany, France, and other now-prosperous countries will become poor; their standard of living will remain comfortable. But they will become largely irrelevant on the world scene.<br /><br />The Size of Nations<br />By Alberto Alesina and Enrico Spolaore<br />The authors of this timely and provocative book use the tools of economic analysis to examine the formation and change of political borders. They argue that while these issues have always been at the core of historical analysis, international economists have tended to regard the size of a country as &quot;exogenous,&quot; or no more subject to explanation than the location of a mountain range or the course of a river. Alesina and Spolaore consider a country's borders to be subject to the same analysis as any other man-made institution.<br /><br />Political Cycles and the Macroeconomy<br />By Alberto Alesina, Nouriel Roubini and Gerald D. Cohen<br /><br />The relationship between political and economic cycles is one of the most widely studied topics in political economics. This book examines how electoral laws, the timing of elections, the ideological orientation of governments, and the nature of competition between political parties influence unemployment, economic growth, inflation, and monetary and fiscal policy. The book presents both a thorough overview of the theoretical literature and a vast amount of empirical evidence.<br /><br /><br />Titles by This Editor<br />Institutional Reforms<br />The Case of Colombia<br />Edited by Alberto Alesina<br />These studies of Colombian economic, political, and social institutions offer not only theoretically grounded analyses but also practical recommendations for policy reform. Experts from the United States, Europe, and Colombia approach such problems as executive-legislative branch conflict, fragmented political parties, crime prevention, inefficient decentralization, and mistargeted social spending from a political economics perspective. Their findings provide an illuminating example of the way ideas from this relatively new area of research can be applied to real-world problems.<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 13 Jan 2014 16:36:44 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- REGISTRO SPESE GIORNALIERE]]></title>
			<author><![CDATA[Corriere del Mattino]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Cronaca"><![CDATA[Cronaca]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_m8v3k3ke"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Equitalia.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs24 cf3 ff1">ARRIVA IL REGISTRO DELLE ''SPESE GIORNALIERE'', OBBLIGATORIO PER TUTTI </span><span class="ff1 fs20"><br />28/12/2013 Da: Notizie di attualità<br /> &nbsp;&nbsp;<br /><br />E’ passato stamane l’emendamento del Governo che, su &nbsp;sollecitazione dell’EU, prevede, per tutti i nuclei &nbsp;familiari o singoli contribuenti, il registro delle “Spese &nbsp;Giornaliere”.<br />Tale registro verrà inviato, da Maggio 2014, a tutte le &nbsp;famiglie, esclusi i contribuenti stranieri residenti nel &nbsp;nostro paese.<br />Il registro, formato da 365 pagine, vidimate dalla Guardia Fiscale Nazionale, sarà inviato alle famiglie direttamente dalla &nbsp;società di riscossione tributi Equitalia.<br /><br />Nel registro si dovranno annotare giornalmente tutte le &nbsp;spese effettuate, dal pacco di caramelle al viaggio di nozze, senza distinzione alcuna.<br />Inoltre si dovrà enumerare il numero identificativo degli &nbsp;scontrini e ricevute fiscali, entro le 24 ore successive &nbsp;all’acquisto. Il tutto servirà per eventuali controlli “incrociati” della &nbsp;GFN che potrà rivalersi, in caso di mancata annotazione, &nbsp;sia sul venditore, sia sul consumatore ultimo.<br /> <br /></span></p><p style="text-align: center;"><span class="ff0 fs20"><span class="cf0"><img class="image-2" src="http://www.brovazzo.it/images/Registro3.png"  title="" alt=""/></span></span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p style="text-align: justify;"><span class="ff1 fs20"> <br />Tutti i coloro che non dichiareranno gli importi delle &nbsp;spese giornaliere, quindi, in caso di mancata annotazione o smarrimento, saranno passibili di denuncia per “omesse &nbsp;dichiarazioni fiscali“, con conseguenti ammende pari ad un &nbsp;valore di 10 volte superiore alla somma non dichiarata.<br />Per fare un esempio: La mancata registrazione di un &nbsp;pacchetto di sigarette del valore di 5 euro circa, costerà &nbsp;50€ di ammenda. I controlli, grazie ad un sistema computerizzato, saranno molto efficaci in quanto anche l’esercente dovrà, nelle vendite effettuate, richiedere la tessera magnetica allegata al registro.<br />Questo registro cartaceo sarà sostituito entro il 2020 &nbsp;dalla sola tessera magnetica che si utilizzerà come POS &nbsp;prima del pagamento e dell’emissione dello scontrino con i &nbsp;nuovi registratori di cassa in fase di progettazione.<br />Le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra ed hanno dichiarato che presenteranno ricorso alla Corte Costituzionale.<br /><br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="ff1 fs20">Autore: corriere del mattino<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 11 Jan 2014 15:41:04 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- "SVUOTA CARCERI"]]></title>
			<author><![CDATA[Nicola Biondo]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_92l03tek"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Nicola-Biondo,-M5S.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs24 cf3 ff1">&quot;Hai vissuto in un territorio invaso dall'immondizia, dai veleni sversati da imprenditori senza scrupoli e mafiosi, il fisco ti ha perseguitato, le banche ti hanno tartassato con tassi da usura, il parlamentare della tua zona o il tuo sindaco hanno stretto patti immondi ma non hanno fatto nulla per i servizi essenziali, per la sicurezza dei cittadini, per i loro diritti?&quot;<br /></span><span class="ff1 fs20"><br />Tranquillo, nessuno ti chiederà scusa o si sognerà mai di darti un indennizzo.<br />Se però sei un politico, un mafioso, uno stupratore, un amministratore pubblico e stai in carcere per qualcuno di questi reati, allora è la tua occasione: puoi finalmente chiedere un indennizzo e sopratutto uno sconto di pena! Questa è l'ultima trovata del governo Letta e del Ministro Cancellieri.<br />L'ennesimo decreto della vergogna è stato licenziato dal governo il 23 dicembre e battezzato in neolingua &quot;svuotacarceri&quot;. In realtà, è il solito indulto mascherato che riguarderà mafiosi, stupratori, assassini e compagnia bella. Basta – recita il decreto – che &quot;abbiano dato prova di partecipare all'opera di rieducazione&quot;. Immaginiamo che partecipazione.<br />Quindi, con l'obiettivo di &quot;svuotare le carceri&quot;, il governo vara un principio che non ha eguali al mondo: &quot;il rimedio compensativo&quot;. Come a dire, &quot;Io, Stato italiano, ti ho fatto vivere in carceri fatiscenti, ho leso i tuoi diritti di detenuto, non ho fatto nulla per farti vivere decentemente? E allora ti libero prima!&quot; Un mazzo di fiori per scusarsi non è ancora previsto, ma confidiamo nella sensibilità del governo. E non finisce qui: qualsiasi detenuto che presenti un esposto causerà l'immediata apertura di un procedimento che, viste le condizioni di quasi tutte le carceri, costringerebbe lo Stato a pagare un indennizzo. Quasi quasi farsi arrestare conviene.<br />Aumentando le liberazioni anticipate si produrrà effettivamente un indulto mascherato, liberando pericolosi criminali prima del tempo. Addirittura peggio dell'indulto, perché applicabile a tutti i reati e non suscettibile di revoca. Tutto ciò per tamponare le condanne dell'Europa per le condizioni delle carceri italiane. Ma soprattutto per mascherare le inefficienze del Piano carceri del Governo con 470 milioni di euro bloccati da 4 anni in una contabilità speciale (1500 posti di lavoro nel settore dell'edilizia in meno) e continuare a insabbiare i dati truccati e falsi già forniti dal Commissario straordinario per le carceri – nominato da Napolitano - e dalla Cancellieri al Parlamento. Un piano carceri che ha a disposizione 500 milioni di euro e che in due anni ha inaugurato zero nuovi posti – come più volte denunciato dal M5S. I loro disastri li pagheremo noi. Sarà un'indulto mascherato per migliaia di pericolosi criminali e per la prima volta, questa liberazione anticipata &quot;speciale&quot; riguarderà i mafiosi. Ovviamente il governo non ci mette la faccia se qualcuno di questi &quot;scarcerandi&quot; commetterà un reato dopo l'uscita, perché tutto è scaricato sui giudici di sorveglianza: colpa loro se non liberano, colpa loro se liberano un futuro delinquente.<br />Con la nuova formula infatti, a gioire saranno anche &quot;i picciotti&quot; arrestati a partire dal gennaio 2010: in 6 anni, fino al 2015 come prevede il decreto, accumuleranno uno sconto di ben 900 giorni, quasi due anni e mezzo! E uscirà prima anche Totò Cuffaro, con un ulteriore sconto di oltre un anno. <br />Il decreto permetterà anche una serie infinita di &quot;favoritismi&quot; ai soliti amici, il che non guasta mai. Lavoro esterno dei detenuti esentasse, di cui godranno quasi totalmente imprese vicine a Comunione e Liberazione; e poi i &quot;braccialetti d'oro&quot;, quei prodigiosi arnesi tecnologici per impedire la fuga che ci sono costati finora un occhio della testa, tramite succosi appalti a quella Telecom che ha poi magicamente assunto il figlio della Cancellieri. Un appalto da 512 milioni di euro sottoscritto proprio dalla Cancellieri, quando occupava il Viminale, e annullato dal Tar secondo cui la convenzione con la Telecom restava efficace fino al 31 dicembre 2013. Capito? Il decreto del Ministro di Giustizia Cancellieri &quot;salva&quot; l'appalto deciso dal Ministro dell'Interno Cancellieri nel 2011. Perché con lo &quot;svuota carceri&quot; i braccialetti diventano adesso uno strumento necessario per i quali si chiede &quot;una maggiore disponibilità&quot;. E, probabilmente, senza questo decreto dal primo gennaio 2014 Telecom avrebbe perso il contratto del &quot;braccialetto d'oro&quot;. Ma almeno un'ingiustizia con questo decreto è stata sanata: per fottersene della giustizia non serve più il cellulare della Cancellieri, basta applicare il suo decreto.&quot; <br />Nicola Biondo<br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Jan 2014 09:57:08 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- Attenti ai FORCONI]]></title>
			<author><![CDATA[Aldo Giannuli]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_v580lj4i"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/aldo_giannuli.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs24 cf3 ff1">Come promesso, vengo a dire quel che penso della nuova “<b>rivolta dei forconi</b>”. </span><span class="ff1 fs20"><br /><br />Il governo strepita e minaccia, i giornali scrivono cose di fuoco: vandeani, terroristi, fascisti, eversori, mafiosi, vandali… Dall’altra parte, Grillo e gruppi di estrema sinistra o di estrema destra parlano di “rivolta di popolo” ed invitano la polizia a passare dall’altra parte della barricata. I poliziotti si tolgono il casco non perché pensino di passare dalla parte degli “insorti” ma perché vogliono far sapere al governo di non essere disposti ad una repressione indiscriminata e/o troppo pesante. E c’è chi sospetta infiltrazioni ed eterodirezioni. C’è anche chi pensa ad una nuova strategia della tensione. Che sta succedendo?<br />Come al solito, per esprimere un giudizio bisogna prima fare un po’ di analisi. Sin qui le cose più intelligenti che ho letto sono quelle di Guido Viale sul blog del Fatto che, riassumendo molto liberamente e brevemente, dice: “caro amici, sino a ieri ci chiedevamo come mai in Italia non ci fossero movimenti di reazione contro la crisi ed ora eccoci: il movimento è arrivato, anche se non è quello che immaginavamo o volevamo.”<br />Il succo è questo: la crisi sta precipitando ed iniziano a manifestarsi i primi movimenti di protesta “fuori controllo”. Certo, noi di sinistra ce li immaginavamo diversi sia per la composizione sociale che per le forme di lotta, ma soprattutto per l’egemonia culturale che vi sarebbe affermata e che –ça va sans dire- sarebbe stata di segno marxista o, magari, anarchico. E invece no: niente masse operaie inquadrate dietro bandiere rosse con studenti e lavoratori precari ai fianchi, niente sofisticati “lavoratori immateriali” ma contadini, camionisti, impiegati licenziati e piccoli imprenditori rovinati; tutta gente che fa lavori materialissimi e per niente post moderni. E niente egemonia di sinistra, ma solo una rivolta populista rabbiosa quanto antipolitica, esasperata e di basso profilo culturale.<br /><br />Insomma: i conti non tornano: non era questo il movimento che aspettavamo e, dunque, “dagli al fascista”.<br /><br />Questo fenomeno non è “il popolo”, come pensa Grillo, e non ha i numeri di un movimento di massa: non stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone, ma, al più di qualche decina di migliaia, però attenzione a non sottovalutarlo. A mio avviso, non siamo di fronte alla vera fiammata, ma solo al suo esordio: questo è lo starnuto che annuncia l’influenza e, forse, la polmonite. E’ un movimento fascista? C’è dietro la Mafia o un Berlusconi furibondo che gioca allo sfascio? E’ il prodotto dell’aizzamento di Grillo?<br />Magari può far comodo pensarlo per far quadrare un po’ i conti, ma non si capisce niente di questo movimento se non si parte da un fatto: c’è una tale esasperazione sociale per gli effetti delle sciagurate politiche di austerità di Monti e di Letta (e di cui il Pd è il massimo responsabile) che il primo che inalbera un cartello con scritto “morte ai politici” si tira dietro un corteo. Questo movimento non è stato “inventato” da nessuno, è cresciuto spontaneamente. Ciò non toglie che ci siano state sovrapposizioni come quelle di Forza Nuova (ma va detto anche di gruppi di estrema sinistra come quello m-l) o che il Cavaliere ci stia generosamente inzuppando il pane.<br />E’ probabile che nei prossimi giorni il movimento vada scemando (in fondo stiamo andando verso Natale), ma questo non significa che scomparirà nel nulla ed, anzi, una nuova e più intensa fiammata va messa nel conto, anche per la coincidenza con le elezioni europee. Allo stato attuale appare probabilissimo che saranno un referendum pro o contro l’Euro e la Ue e questi movimenti chiedono proprio la fine dell’uno e dell’altra. Dunque, è il momento di essere chiari e dire ciascuno da che parte sta. E personalmente non esito a dire che io starò dalla parte “antieuropea”, voterò e sosterrò chi chiederà la fine dell’Euro (ovviamente non gruppi fascisti che, peraltro, non sembrano avviati a clamorosi successi elettorali).<br />Il mio amico Elia è stato violentemente e ingiustamente attaccato, in un pezzo precedente, da diversi interventori ed anche con toni poco accettabili. Confermo qui tutta la mia stima per Elia che è un giovane colto e brillante e che, anche in questo caso ha fornito molti elementi di informazione utili alla discussione. Detto questo, nel merito delle sue tesi, devo esprimere il mio pacato dissenso: non è dell’Europa dei diritti e della solidarietà che stiamo parlando e che non so se sarà mai realizzata, ma so per certo che non potrà esserlo sino a quando ci sarà questa Europa di banchieri e tecnocrati. Così come non sono affatto convinto che il pericolo principale in questo momento sia quello si una ripetizione in tutta Europa dei casi di Grecia e Ungheria.<br />I gruppi fascisti in Europa occidentale possono avere qualche successo quando si presentano in abiti più stinti e tranquillizzanti come quelli del Fn di Marine Le Pen, ma l’ondata dei cd “euroscettici” andrà semmai a beneficio di gruppi come Afd, Veri Finlandesi, Antieuro inglesi, M5s ecc che non mi pare possano essere definiti in alcun modo partiti fascisti. E c’è anche una sinistra (soprattutto in Grecia, Portogallo e forse Spagna) che sta trovando il coraggio di dirsi antieuropea (se per anti europea si intende questa Europa dei finanzieri e non un qualsiasi ideale europeista).<br />Perché, diciamocelo, il Nemico (quello con la N maiuscola) non è Forza Nuova ma l’asse Bce-Berlino. Ed in Italia i nomi sono quelli di Letta, Monti, Napolitano. Di fatto, la sinistra residua di questo paese (quel che resta di Rifondazione, Pdci, Sel, antagonisti vari e simili) si sta suicidando, perché non ha il coraggio di scegliere la barricata anti Ue. Questo è il principale (anche se non l’unico) terreno di scontro attuale, avere posizioni fumose in proposito significa finire ai margini dello scontro politico, tutto il resto non conta.<br /><br />Aldo Giannuli, Scrittore<br />---------------------------------------<br /><i>#biografia<br />Ricercatore di Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università statale di Milano. È stato consulente parlamentare nelle commissioni di inchiesta sulle stragi (dal 1994 al 2001) e sul caso Mitrokhin (dal 2003 al 2005). E' stato consulente giudiziario in diversi processi, fra cui quelli per le stragi di piazza Fontana, via Fatebenefratelli, piazza della Loggia, e per i casi riguardanti Enrico Mattei, Fausto Tinelli e Iaio Iannucci, Mauro De Mauro e altri. Il suo ultimo libro è &quot;Come funzionano i servizi segreti&quot; (Ponte alle Grazie, 2013).</i></span><span class="ff1 fs20"><br />#<br /></span></p><p style="text-align: left;"><span class="cf1 ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Jan 2014 16:51:16 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- MILENA GABANELLI e la Classe Politica ]]></title>
			<author><![CDATA[Milena Gabanelli]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_d0u62k8j"><p style="text-align: justify;"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/Milena-Gabanelli.jpg"  title="" alt=""/></span><span class="fs24 cf3 ff1">Milena Gabanelli ha fatto il punto su questo 2013 appena passato, e lo ha fatto con questo lungo editoriale pubblicato dal Corriere della Sera.</span><span class="fs20 cf1 ff1"> <br /><br /></span><span class="fs24 cf1 ff1"><i>Lo riportiamo:</i></span><span class="fs20 cf1 ff1"><br /><br />A fine anno, nella vita come in tv, si replica. Il Capo dello Stato fa il suo discorso, quello del Governo ricicla le dichiarazioni di 6 mesi fa in occasione del decreto del fare, con l’enfasi di un brindisi: “faremo”. Vorremmo un governo che a fine anno dica “abbiamo fatto” senza dover essere smentito.<br />Il Ministro Lupi fa l’elenco della spesa: 10 miliardi per i cantieri, “saranno realizzate cose come piazze, tutto ciò di cui c’è un bisogno primario”. C’è un bisogno primario di piazze e di rotatorie? “Trecentoventi milioni per la Salerno-Reggio Calabria”. Ancora fondi per la Salerno Reggio-Calabria? Fondi per l’allacciamento wi-fi. Ma non erano già nel piano dell’Agenda Digitale? E poi la notizia numero uno: ” le tasse sono diminuite”. Vorrei sapere dal premier Letta per chi sono diminuite, perché le mie sono aumentate, e anche quelle di tutte le persone che conosco o che a me si rivolgono. È aumentata la bolletta elettrica, l’Iva, l’Irpef, la Tares. L’acconto da versare a fine anno è arrivato al 102% delle imposte pagate nel 2012, quando nel 2013 tutti hanno guadagnato meno rispetto all’anno prima.<br />Certo l’anno prossimo si andrà a credito, ma intanto magari chiudi o licenzi. <br />E tu Stato, quando questi soldi li dovrai restituire dove li trovi? Farai una manovra che andrà a penalizzare qualcuno. <br />I debiti della pubblica amministrazione con le imprese ammontano a 91 miliardi. A giugno il Governo dichiara: “stanziati 16 miliardi”.<br /><br />È un falso, perché quei 16 miliardi sono un prestito fatto da Cassa Depositi e Prestiti agli enti locali. E per rimborsare questo mutuo, i comuni, le province e regioni hanno aumentato le imposte. L’Assessore al Bilancio della Regione Piemonte in un’intervista a Report ha detto “Per non caricare il pagamento dei debiti sui cittadini, si doveva tagliare sul corpo centrale delle spese del Governo, e se non si raggiungeva la cifra… non so.. vendo la Rai!”.<br /><br />Privatizzare la Rai è un tema ricorrente. Nessun paese europeo pensa di vendersi il servizio pubblico perché è un cardine della democrazia non sacrificabile. In nessun paese europeo però ci sono 25 sedi locali: Potenza, Perugia, Catanzaro, Ancona. In Sicilia ce ne sono addirittura due, a Palermo e a Catania, ma anche in Veneto c’è una sede a Venezia e una a Verona, in Trentino Alto Adige una a Trento e una a Bolzano. La Rai di Genova sta dentro ad un grattacielo di 12 piani…ma ne occupano a malapena 3. A Cagliari invece l’edificio è fatiscente con problemi di incolumità per i dipendenti. Poi ci sono i Centri di Produzione che non producono nulla, come quelli di Palermo e Firenze.<br /><br />A cosa servono 25 sedi? A produrre tre tg regionali al giorno, con prevalenza di servizi sulle sagre, assessori che inaugurano mostre, qualche fatto di cronaca. L’edizione di mezzanotte, che è una ribattuta, costa 4 milioni l’anno solo di personale. <br />Perché non cominciare a razionalizzare? Se informazione locale deve essere, facciamola sul serio, con piccoli nuclei, utilizzando agili collaboratori sul posto in caso di eventi o calamità, e in sinergia con Rai news 24. Non si farà fatica, con tutte le scuole di giornalismo che sfornano ogni anno qualche centinaio di giornalisti! Vogliamo cominciare da lì nel 2014? O ci dobbiamo attendere presidenti di Regione che si imbavagliano davanti a Viale Mazzini per chiedere la testa del direttore di turno che ha avuto la malaugurata idea di fare il suo mestiere?<br /><br />È probabile, visto che la maggior parte di quelle 25 sedi serve a garantire un microfono aperto ai politici locali. Le Regioni moltiplicano per 21 le attività che possono essere fatte da un unico organismo.<br /><br />Prendiamo un esempio cruciale: il turismo. Ogni regione ha il suo ente, la sua sede, il suo organico, il suo budget, le sue consulenze, e ognuno si fa la sua campagna pubblicitaria. La Basilicata si fa il suo stand per sponsorizzare Metaponto a Shangai. Ognuno pensa a sé, alla sua clientela (non turistica, sia chiaro) da foraggiare. E alla fine l’Italia, all’estero, come offerta turistica, non esiste. Dal mio modesto osservatorio che da 16 anni verifica e approfondisce le ricadute di leggi approvate e decreti mai emanati che mettono in difficoltà cittadini e imprese, mi permetto di fare un elenco di fatti che mi auguro, a fine 2014, vengano definitivamente risolti.<br /><br />Punto 1. Ridefinizione del concetto di flessibilità. Chi legifera dentro al palazzo forse non conosce il muro contro cui va a sbattere chi vorrebbe dare lavoro, e chi lo cerca. Un datore di lavoro (che sia impresa o libero professionista) se utilizza un collaboratore per più di 1 mese l’anno, lo deve assumere. Essendo troppo oneroso preferisce cambiare spesso collaboratore.<br />Il precario, a sua volta, se offre una prestazione che supera i 5000 euro per lo stesso datore di lavoro, non può fare la prestazione occasionale, ma deve aprire la partita Iva, che pur essendo nel regime dei minimi lo costringe comunque al versamento degli acconti; inoltre deve rivolgersi ad un commercialista per la dichiarazione dei redditi, perché la norma è di tre righe, ma per dirti come interpretare quelle tre righe, ci sono delle circolari ministeriali di 30 pagine, che cambiano continuamente.<br />Il principio di spingere le persone a mettersi in proprio è buono, ma poi le regole vengono rimpinzate di lacci e alla fine la partita Iva diventa poco utilizzabile. Perché non alzare il tetto della “prestazione occasionale” fino a quando il precario non ha definito il proprio percorso professionale? Il mondo del lavoro non è fatto solo da imprese che sfruttano, ma da migliaia di micropossibilità che vengono annientate da una visione che conosce solo la logica del posto fisso. Si dirà: “ma se non metti dei paletti ci troveremo un mondo di precari a cui nessuno versa i contributi”.<br />Allora cominci lo Stato ad interrompere il blocco delle assunzioni e smetta di esternalizzare! Oggi alle scuole servono 11.000 bidelli che costerebbero 300 milioni l’anno. Lo Stato invece preferisce dare questi 300 milioni ad alcune imprese, che ricavano i loro margini abbassando gli stipendi (600 euro al mese) e di conseguenza i contributi. Che pensione avranno questi bidelli? In compenso lo Stato non ha risparmiato nulla…però obbliga un libero professionista o una piccola impresa ad assumere un collaboratore che gli serve solo qualche mese l’anno. Il risultato è un incremento della piaga che si voleva combattere: il lavoro nero.<br /><br />Punto 2. Giustizia. Mentre aspettiamo di vedere l’annunciata legge che archivia i reati minori (chi falsifica il biglietto dell’autobus si prenderà una multa senza fare 3 gradi di giudizio), occorrerebbe cancellare i processi agli irreperibili. Oggi chi è beccato a vendere borse false per strada viene denunciato; però l’immigrato spesso non ha fissa dimora, e diventa impossibile notificare gli atti, ma il processo va avanti lo stesso, con l’avvocato d’ufficio, pagato dallo Stato, il quale ha tutto l’interesse a ricorrere in caso di condanna. Una macchina costosissima che riguarda circa il 30% delle sentenze dei tribunali monocratici, per condannare un soggetto che “non c’è”. Se poi un giorno lo trovi, poiché la legge europea prevede il suo diritto a difendersi, si ricomincia da capo.<br />Perché non fare come fan tutti, ovvero sospendere il processo fino a quando non trovi l’irreperibile? Siamo anche l’unico paese al mondo ad aver introdotto il reato di clandestinità: una volta accertato che tizio è clandestino, anziché imbarcarlo subito su una nave verso il suo paese, prima gli facciamo il processo e poi lo espelliamo. Una presa in giro utile a far credere alla popolazione, che paga il conto, che “noi ce l’abbiamo duro”.<br /><br />Punto 3. L’autorità che vigila sui mercati e sul risparmio. Dal 15 dicembre, scaduto il mandato del commissario Pezzinga, la Consob è composta da soli due componenti. La nomina del terzo commissario compete al Presidente del Consiglio sentito il Ministro dell’Economia ed avviene con decreto del Presidente della Repubblica. Nella migliore delle ipotesi ci vorranno un paio di mesi di burocrazia una volta che si sono messi d’accordo sul nome.<br />Ad oggi l’iter non è ancora stato avviato e l’Autorità non assolve il suo ruolo indipendente proprio quando si deve occupare di dossier strategici per il futuro economico-finanziario del Paese come MPS, Unipol-Fonsai e Telecom. Di fatto Vegas può decidere come vigilare sui mercati finanziari e sul risparmio, direttamente da casa, magari dopo essersi consultato con Tremonti (che lo aveva a suo tempo indicato), visto che il voto del Presidente vale doppio in caso di parità, e i Commissari hanno facoltà di astensione. Perché il Governo non si è posto il problema qualche mese fa, e perché non si è ancora fatto carico di una nomina autorevole, indipendente e in grado di riportare al rispetto delle regole?<br /><br />Punto 4. Ilva. È alla firma del Capo dello Stato il decreto “terra dei fuochi”, dentro ci hanno messo un articolo che autorizza l’ottantenne Commissario Bondi a farsi dare i circa 2 miliardi dei Riva sequestrati dalla procura di Milano. Ottimo! Peccato che non sia specificato che quei soldi devono essere investiti nella bonifica. Inoltre Bondi è inadempiente, ma il decreto gli da una proroga di altri 3 anni, e se poi non sarà riuscito a risanare, non è prevista nessuna sanzione. Nel frattempo che ne è del diritto non prorogabile della popolazione a non respirare diossina? Ovunque, di fronte ad un disastro ambientale, si sequestra, si bonifica e i responsabili pagano. Per il nostro governo si può morire ancora un po’.<br /><br /></span><span class="ff2 fs20 cf1"><b><i>Come contribuente e come cittadina non mi interessa un governo di giovani quarantenni. </i></b><br /><br /><b><i>Pretendo di essere governata da persone competenti e responsabili, che blaterino meno e ci tirino fuori dai guai.</i></b><br /><br /><b><i>Pretendo che l’età della pensione valga per tutti, che il rinnovo degli incarichi operativi non sia più uno orrendo scambio di poltrone fra la solita compagnia di giro.<br /><br /></i></b></span><i><span class="fs28 ff2 cf1">Pretendo di essere governata da una classe politica che non insegna ai nostri figli che impegnarsi a dare il meglio è inutile.</span></i><span class="fs20 ff2 cf1"><br /></span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 05 Jan 2014 15:04:09 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[- MONTE PASCHI SIENA, che succede?]]></title>
			<author><![CDATA[Grillo]]></author>
			<category domain="http://www.brovazzo.it/blog/index.php?category=Politica"><![CDATA[Politica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_9mt5kotx"><p style="text-align: left;"><span class="cf0 ff0 fs20"><a href="http://www.beppegrillo.it/" onclick="return x5engine.utils.imPopUpWin('http://www.beppegrillo.it/','imPopUp', 800,600);" class="imCssLink fleft inline-block"><img class="image-1 fleft" src="http://www.brovazzo.it/images/MontePSiena.jpg"  title="" alt=""/></a></span><span class="fs24 cf3 ff1"><i>L</i></span><i><span class="ff2 fs24 cf3">a vicenda del Monte dei Paschi di Siena ha ormai i contorni tipici di un classico problema italiano: si crea per incapacità manageriale e si amplifica per incapacità e voracità politica.</span></i><span class="ff2 fs24 cf3"><br /><br />Il bubbone di Siena è esploso nei giorni scorsi. In assemblea la Fondazione del MPS col 30% rappresentava la maggioranza degli azionisti. Grazie a ciò ha rinviato a giugno l'aumento di capitale da tre miliardi di euro entro gennaio proposto dal management e garantito da un consorzio di banche.<br />Il rinvio di sei mesi comporta una serie di conseguenze, è bene conoscerle per evitare il solito attendismo all'italiana foriero di disastri. Il rinvio dell'aumento significa il rinvio del rimborso dei tre miliardi e rotti di euro dei &quot;Monti bond&quot; concessi dallo Stato. Lo spostamento di data a giugno rischia di far saltare l'aumento se le condizioni di mercato, dopo le elezioni europee, saranno meno favorevoli di quelle attuali. Cosa probabile perché con il prossimo &quot;stress test&quot; che valuterà il rischio delle banche europee da parte della BCE, premessa per l'Unione Bancaria, molte banche faranno ricorso ad aumenti di capitale. MPS si troverà così in un periodo di forte affollamento di aumenti di capitale.<br />La futura difficoltà nel raccogliere capitali privati potrebbe spostare il problema sulle spalle dello Stato italiano aprendo la prospettiva di nazionalizzazione della banca. Ipotesi che, in sé, è positiva. Tale scenario però può non essere indolore. Nazionalizzare nel bel mezzo del processo dell'Unione Bancaria e della nuova disciplina di bail-in comporterebbe una probabile imposizione di perdite ad obbligazionisti e depositanti prima di un intervento dello Stato. Insomma, pagherebbe sempre Pantalone.<br />La Fondazione ha giustificato la sua scelta con il rischio che l'aumento venisse sottoscritto da investitori privati esteri, può essere... ma è probabile che adesso l'unica vera alternativa alla nazionalizzazione diventi la cessione di MPS ad una banca estera. Un rischio ancora più grande.<br />La morale di questa vicenda è che MPS diventi un agnello sacrificale chiesto dalla Germania all'Italia per dare l'esempio ai mercati come preda a quattro soldi per una delle sue banche, o come caso &quot;cipriota&quot; di salvataggio con i soldi dei depositanti e degli obbligazionisti.<br />A nulla è servita la lettera &quot;segreta&quot; di Draghi ad Almunia resa pubblica qualche settimana fa. Draghi chiedeva di non applicare il prossimo bail-in delle banche in difficoltà sulle spalle di correntisti e obbligazionisti. La Germania è, come sempre, andata dritta per la sua strada. MPS non può più aspettare. Va nazionalizzata senza perdere ulteriore tempo per garantire allo Stato il suo prestito e alla banca impieghi e depositi. Giugno potrebbe essere troppo tardi o trasformarsi in una beffa per i depositanti chiamati a salvare la banca distrutta dai partiti. A proposito, a che punto è l'inchiesta su MPS, in giro non si sente più nulla...</span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 03 Jan 2014 08:19:57 GMT</pubDate>
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